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Cecilia RosaScritto da: Città e Territorio Mosaico Progetti Reviews

Maxxi, laboratorio urbano in continuo adattamento

Maxxi, laboratorio urbano in continuo adattamento
Con l’avvio del progetto di Bas Smets, l’istituzione romana avvia la trasformazione del suo spazio pubblico: meno asfalto, più vegetazione mediterranea. E intanto altri progetti e installazioni lavorano sul tema dell’abitabilità

 

ROMA. Mentre un fitto calendario di mostre anima le sale espositive del Maxxi di Roma, gli spazi pubblici del Museo si preparano a cambiare volto.

Sono da poco iniziati, infatti, i lavori di trasformazione di piazza Alighiero Boetti, l’ampio slargo pedonale che accoglie i visitatori all’ingresso e su cui si affaccia l’iconica Galleria 5. L’intervento punta a ridisegnare radicalmente il carattere della piazza: quello che oggi si presenta come un luogo prevalentemente minerale diventerà, entro l’estate 2026, uno spazio fortemente caratterizzato dalla presenza della vegetazione. Il progetto è a cura dell’architetto paesaggista belga Bas Smets, tra i più influenti nel panorama contemporaneo e autore, tra gli altri, dei giardini di Notre-Dame a Parigi.

 

Pensare in Grande

L’operazione si inserisce nel quadro del progetto del Grande Maxxi, voluto dalla direttrice scientifica Margherita Guccione, che include, oltre alla realizzazione del nuovo parco urbano, la costruzione del nuovo Maxxi Hub, su progetto del gruppo multidisciplinare guidato dallo studio parigino LAN (ne abbiamo parlato qui, in occasione dell’avvio delle gare per l’affidamento dei lavori), ma anche un piano per la riduzione dei consumi energetici (Maxxi Energy) e un sistema integrato di pratiche e allestimenti pensato per rendere il museo sempre più accessibile a tutti i visitatori (Maxxi per Tutti).

Il progetto dello spazio aperto ideato da Smets prevede una consistente operazione di depaving per alloggiare una corposa quantità di alberi ed arbusti e piante erbacee tipici dell’area mediterranea; sebbene la riconfigurazione costituirà un importante cambiamento dell’immagine urbana della piazza, che si mostrerà ancora più mutevole con il susseguirsi delle stagioni, il progetto è stato concepito nel rispetto delle giaciture e delle percorrenze disegnate da Zaha Hadid.

L’auspicio è che piazza Alighiero Boetti possa costituire un laboratorio vivo di sperimentazione sullo spazio pubblico, capace di dimostrare come sia possibile intervenire anche in tessuti urbani consolidati per mettere in atto semplici quanto necessarie azioni di adattamento alla crisi climatica. Nei giorni in cui si chiude la mostra “Roma nel Mondo” a cura di Ricky Burdett, che mette a confronto la capitale italiana con altre metropoli del globo, l’esempio del Maxxi di riconversione dello spazio pubblico dimostra come sia possibile affrontare le sfide poste dalla crisi climatica con un approccio contemporaneo comparabile con altre esperienze internazionali sull’introduzione del verde nei contesti urbani.

La città di Roma, infatti, nonostante gli sforzi intrapresi, sembra ancora faticare a ripensare lo spazio urbano in una prospettiva adattiva, tanto nei quartieri centrali quanto nelle periferie. Nel centro storico, in particolare, l’immagine della città appare così vincolante da rendere complessa anche solo l’ipotesi di un’introduzione diffusa della vegetazione (ne avevamo riflettuto qui con Hans Ibelings). Eppure, è proprio il progetto di architettura e di paesaggio, come in questo caso, a poter svolgere un ruolo decisivo come strumento di mediazione tra la tutela dell’identità urbana e le sempre più urgenti esigenze legate alla crisi climatica, mettendo a sistema anche azioni di introduzione del verde e di ripristino dei suoli permeabili.

 

Per l’estate un’agorà iconica

Il progetto di Smets non si limita al miglioramento delle condizioni microclimatiche dello spazio, ma si propone anche di preservarne e rafforzarne la vocazione d’uso, rendendo la piazza più accessibile e confortevole anche nei mesi estivi, quando si anima ed accoglie numerosi eventi.

In corrispondenza dello sbalzo della Galleria 5, infatti, le alberature si diradano per fare spazio ad un’agorà per eventi, nella quale verrà allestita l’installazione vincitrice dell’ultima edizione di NXT, il programma del Maxxi Architettura e Design contemporaneo diretto da Lorenza Baroncelli, a cura di Pippo Ciorra, finalizzato a sostenere le nuove generazioni di architetti e a mettere in risalto il valore dello spazio aperto.

L’installazione, intitolata “Rubato” – termine musicale che richiama una libera modulazione del tempo – è stata progettata dal collettivo ferrarese HPO e sarà inaugurata nella tarda primavera di quest’anno. Pensato per ospitare il palco del Maxxi Estate, il progetto si configura come una struttura dalla forte presenza plastica, realizzata con materiali di riuso e contraddistinta da un linguaggio volutamente grezzo, che richiama l’estetica del cantiere. Ne deriva uno spazio architettonico aperto, flessibile e riconfigurabile, in grado di accogliere usi e attività differenti. Il padiglione sarà inoltre arricchito da un intervento sonoro site-specific firmato da Agnese Menguzzato.

 

Tra interno ed esterno, prove per paesaggi ospitali

Lo spazio pubblico si espande anche all’interno del Museo, con le installazioni dello studio internazionale TAKK, fondato da Mireia Luzárraga e Alejandro Muiño, con sede a Barcellona e New York, che ha ideato con-vivere, una sequenza di 6 organismi multifunzionali che configurano uno spazio interattivo a fruizione libera, capace di ospitare usi e ritmi diversi, dall’incontro al lavoro, dal riposo alla contemplazione.

Le 6 folies che occupano il foyer del Museo (intitolate rispettivamente il Giardino, la Torre, la Fontana, il Divano Collettivo, il Lettino Benessere e il Tavolo di Lavoro) compongono un paesaggio eterogeneo, costruito con materiali a basso impatto di carbonio e sistemi strutturali leggeri, in cui elementi rigidi e forme sinuose convivono con l’innesto di piante aromatiche e medicinali.

Il progetto costituisce la seconda edizione del programma pluriennale ENTRATE, curato da Martina Muzi, che ogni anno prevede la partecipazione di uno studio di architettura e design per ripensare l’ingresso come uno spazio che possa essere vissuto in diverse forme, in diretta continuità con il piazzale antistante; in questo modo, la soglia architettonica dell’ingresso non costituisce un limite, per così dire, invalicabile e contingentato dall’acquisto del biglietto, ma lo spazio pubblico prosegue all’interno del Museo, rendendo l’ingresso, così come la piazza esterna, non solo uno spazio di accoglienza ma anche, e soprattutto un luogo di incontro.

Immagine di copertina: Grande Maxxi, render (@LAN Architecture)

Mostre e spazio pubblico

ENTRATE. TAKK, con-vivere
20 marzo 2026 – 14 febbraio 2027
Maxxi, Hall, Roma
A cura di: Martina Muzi
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NXT. HPO, Rubato
29 maggio – 4 ottobre 2026
Maxxi, piazza Alighiero Boetti, Roma
A cura di: Pippo Ciorra
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Tag: , , , , , , , , , Last modified: 5 Aprile 2026