Integrazione e contemporaneità ad Angers, nella regione della Loira: una nuova struttura in cemento armato protegge il portale di ingresso di Saint Maurice. Una scelta di restauro chiara, sia in termini di forma che di materiale, che provoca dibattito. E accende un dibattito sul ruolo dei progettisti internazionali nelle committenze pubbliche francesi
ANGERS (Francia). Ai piedi della cattedrale di Angers, la monumentalità della nuova galleria d’ingresso progettata da Kengo Kuma, provoca reazioni di sorpresa.
Segno contemporaneo dibattuto
Negli scorsi mesi una cerimonia religiosa, con ballerini e funamboli, ha celebrato l’inaugurazione della struttura che ora riveste completamente il portale medievale della cattedrale di Saint Maurice e la parte bassa della costruzione. Il timpano del portale di ingresso è un monumento scolpito in pietra nel XII secolo, poi restaurato e ridipinto nel XVII secolo: al centro un Cristo in gloria, circondato da angeli e dagli anziani dell’Apocalisse, benedice i fedeli. La nuova struttura prefabbricata in cemento lo protegge dalle intemperie.
Voluto per conservare l’elemento storico rappresentativo di un’epoca in cui le facciate delle cattedrali venivano dipinte, il nuovo elemento architettonico (21 metri di lunghezza, 7 di larghezza, 11 di altezza), sostituisce la galleria d’ingresso del XIII secolo, demolita nel 1807, che era costituita da 8 pilastri e 5 arcate delimitate da archivolti merlati. Per il concorso indetto nel 2019, la Commissione nazionale per i Beni e l’Architettura del Ministero della Cultura ha chiesto di progettare un portico contemporaneo. Scelta presa sulla base degli studi storico-archeologici condotti dalla Direzione Regionale per gli Affari Culturali, per l’insufficienza di dati che consentissero una ricostruzione precisa della galleria originaria.
Un approccio contemporaneo coerente ai principi della Carta di Venezia che si differenzia nettamente dal restauro della copertura e della guglia della cattedrale di Notre Dame a Parigi, fedelmente ricostruita dopo l’incendio utilizzando le fonti storico-scientifiche disponibili. La giuria (composta dai rappresentanti delle istituzioni locali e da esperti) si è riunita nell’autunno del 2020. Kengo Kuma è stato scelto tra 4 architetti francesi di spicco – Rudy Ricciotti, Bernard Desmoulin, Pierre Louis Faloci, Philippe Prost – la cui competenza nel coniugare architettura contemporanea e patrimonio è indiscussa. In un comunicato stampa del 23 ottobre 2020, Roselyne Bachelot-Narquin, allora Ministro della Cultura, ha accolto con favore una scelta che da allora suscitato reazioni contrastanti.
Dal tufo al cemento
Kuma si è trovato a ripercorrere le orme dei costruttori di una struttura inizialmente romanica e poi gotica, che ha subito numerose trasformazioni tra l’XI e il XVI secolo. Mentre è la pietra tufacea a costruire una continuità degli interventi passati, in una poetica di tracce, una delle facciate laterali ha rivelato i contorni di un grande arco semicircolare, ora murato, e l’inizio di un secondo arco, analogo. Annegati nella muratura, questi resti corrispondono con ogni probabilità ad aperture e gallerie incorporate nella fabbrica della cattedrale, ora scomparse.
“Traggo ispirazione dalle emozioni evocate dalla cattedrale, dal calore dei suoi materiali, dalla morbidezza della sua luceˮ, dice Kuma che spiega come “seguire le orme dei costruttori medievali” sia stato l’obiettivo del progetto, una sorta di finestra che crea una relazione con il passato. Non c’è ispirazione diretta dalla cattedrale, ma dalla logica costruttiva che ha generato la facciata e l’antica galleria. Il risultato è in una definizione: “integrazione armoniosa con la cattedrale“, con cambio radicale di materiale: per ragioni di leggerezza infatti un moderno calcestruzzo, prodotto con aggregati calcarei locali provenienti dal bacino della Loira, ha sostituito la pietra tufacea.
Dalla rampa di scale di Saint Maurice, dove la distanza appiattisce la vista frontale della facciata occidentale della cattedrale, gli archi in cemento sembrano sostenere la parte superiore della struttura. Osservato da vicino, in contrasto con la texture delle antiche pietre, il cemento risplende più per il suo candore che per la capacità di instaurare un dialogo significativo con il patrimonio. L’arco diventa un logo, concepito come un’eco degli archi a sesto acuto della cattedrale che si trasforma in una struttura monolitica, quasi privo di peso.
Mentre la sequenza frontale tripartita può apparire come un’interpretazione della Santissima Trinità, resta di dubbio di quale significato si può attribuire ai due archi aggiuntivi che formano le porzioni laterali del portico. Entrando, il volume creato da Kuma definisce uno spazio quasi liturgico, intermedio tra il sagrato e la navata. Qui, domina l’imponente massa degli alti elementi in cemento e la loro superficie bianca e liscia. Lontana dal creare un momento di pausa e un’inquadratura che invochi la contemplazione del portale, la loro presenza sovrasta il patrimonio scultoreo senza rivelarlo.

Il rapporto con il patrimonio in Pierre Prunet
Inevitabile paragonare quest’opera a un altro intervento contemporaneo realizzato negli anni Ottanta su un monumento storico di Angers da Pierre Prunet (1926-2005), che è interessante rivisitare nel centenario della nascita del progettista.
L’architetto francese aveva una comprensione più sfumata dell’essenza del luogo. Di fronte alle dimensioni imponenti delle grandi sculture in gesso di David D’Angers (1788-1856) che doveva esporre, propose di riutilizzare le rovine a cielo aperto dell’antica chiesa dell’abbazia di Toussaint per creare un vasto spazio espositivo dove queste sculture, originariamente concepite per l’esposizione all’aperto, sarebbero state collocate in un ambiente verdeggiante, simile a una piazza pubblica, con un gioco di lastre di pietra e giardini.
Rinunciando alla costruzione di un nuovo edificio e coprendo invece le rovine con un tetto di vetro, offrì a questo monumento abbandonato un nuovo destino che esalta sia lo spirito dei resti storici sia le opere che ospita. La genialità di questa creazione architettonica risiede non solo nella bellezza del tetto di vetro, ma anche nella sua capacità di creare un dialogo tra il Medioevo e l’arte contemporanea, trasformando una rovina vincolata in uno spazio vibrante, luminoso ed emblematico. Oltre a garantire la conservazione del monumento, la galleria unisce l’antica abbazia medievale e l’opera dello scultore rafforzando l’identità culturale della città e si afferma come uno dei suoi punti di riferimento più emblematici.
Colonialismi culturali
Il progetto di Kuma per la cattedrale riflette piuttosto bene il livello di ambizione e consapevolezza culturale dei funzionari francesi quando si impegnano in un concorso pubblico. Il fatto che il compito sia stato affidato ad un progettista giapponese non è affatto sorprendente. Spesso in passato, infatti si è optato per un architetto straniero sicuro per accrescere il proprio prestigio in occasione di concorsi. Questo approccio apparentemente infallibile ha tuttavia mostrato i suoi limiti, come dimostrano alcuni progetti fuori luogo firmati da studi internazionali attratti da compensi spesso superiori a quelli offerti in altri paesi.
Sapendo come deliziare politici e alti funzionari pubblici francesi, evocando origami o rituali come la cerimonia del tè, tra altre graziose banalità, i progettisti giapponesi godono di una certa preferenza in questo contesto. Dato che questo fenomeno penalizza inevitabilmente la creatività francese sul suo stesso terreno, ci chiediamo se un talento francese potrebbe davvero incantare il ministro della cultura, un prefetto o un vescovo giapponese descrivendo le delizie di un panino al prosciutto?
Dopo l’eloquenza postmoderna del suo M2 Building per Mazda a Tokyo del 1991, Kengo Kuma parla spesso del suo desiderio di “cancellare” l’architettura affinché si fonda con l’ambiente circostante. A Bato, in Giappone, il suo Museo Hiroshige (pubblicato qui per la prima volta in Francia) ne è una magnifica testimonianza. Purtroppo, ciò che crea in Francia sembra non essere all’altezza di questa livello. Che dire della banalità dei post-it in vetro smaltato che adornano le facciate del FRAC di Marsiglia? Che dire della lamiera smaltata plissettata della sua nuova facciata urbana per il Museo Albert Kahn che alcuni assimilano ad una scuola superiore degli anni ’90?
Re Luigi XIV avrebbe fatto la stessa scelta ai suoi tempi? Nel XVII secolo, completando il Louvre con la chiusura del Cour Carrée e dotando l’estremità orientale del palazzo di una facciata d’ingresso verso la città, rifiutò il progetto di Gian Lorenzo Bernini, maestro del barocco, e affidò la realizzazione a Claude Perrault, il cui risultato è il colonnato, uno dei più intensi esempi di classicismo francese.
Immagine di copertina: la cattedrale di Saint Maurice ad Angers con il nuovo portico disegnato da Kengo Kuma, Francia, 2026 (courtesy Comune di Angers, © Thierry Bonnet). Testo originale dell’autore in francese, traduzione a cura della redazione































