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Silvia MazzaScritto da: Patrimonio Progetti Reviews

Dentro ad una nave. Gela rivela il suo relitto

Dentro ad una nave. Gela rivela il suo relitto
Alcuni mesi dopo l’inaugurazione visitiamo l’edificio che ospita il nuovo Museo. Protagonista dello spazio espositivo l’imbarcazione mercantile greca ritrovata sui fondali nel 1998. L’intervento, nella zona archeologica, progettato dai tecnici dalla Regione Sicilia

 

GELA (Caltanissetta). Alzare gli occhi al cielo. Come davanti a un soffitto rinascimentale, quando un semplice elemento costruttivo nato per proteggere gli ambienti veniva trasformato in un’opera capace di fondere architettura, pittura e scultura. Qui, però, non ci troviamo sotto una volta affrescata. A catturare lo sguardo è una soluzione museografica contemporanea con cui Ettore Di Mauro (architetto interno all’organico dell’ente pubblico che ha finanziato l’opera) ha scelto di caratterizzare il nuovo spazio espositivo dedicato ai reperti archeologici di Gela.

 

Una copertura evocativa

La grande copertura in legno lamellare, che richiama la carena rovesciata di un’imbarcazione, rappresenta l’unico gesto architettonico apertamente evocativo all’interno di un allestimento volutamente essenziale. Una scelta misurata, pensata per non sottrarre protagonismo al vero fulcro del museo: il relitto Gela I, una nave mercantile greca rinvenuta nel 1998 sui fondali antistanti contrada Bulala, a circa 800 metri dalla costa.

Attorno a questo straordinario reperto è nato il nuovo Museo dei Relitti Greci, inaugurato lo scorso febbraio. L’effetto simbolico ricercato dal progetto appare ancora più evidente osservando l’edificio dall’esterno: la sagoma dell’architettura richiama infatti quella di una nave, con uno scafo e una prua chiaramente riconoscibili. Il museo è riuscito così a costruire una forte identità visiva. Non sono molti gli allestimenti che riservano un ruolo così significativo al soffitto. Talvolta esso viene valorizzato quando possiede un particolare pregio monumentale; in altri casi, al contrario, viene neutralizzato per evitare interferenze con il percorso espositivo.

Un esempio noto è quello di Gae Aulenti al Castello Estense di Ferrara, dove grandi specchi collocati negli ambienti più decorati permettono di osservare gli affreschi dei soffitti senza distogliere lo sguardo dal percorso di visita. A Gela avviene qualcosa di diverso: il soffitto non riflette il passato monumentale dell’edificio, ma fa da specchio a ciò che c’è sotto, diventa la metafora architettonica di ciò che custodisce, amplificando la presenza della nave che domina la sala principale.

 

Nel porto della colonia greca

Il museo sorge all’interno dell’area archeologica di Bosco Littorio. Gela, tra i più antichi centri della Sicilia, fu uno dei principali porti dell’antica Grecia nel Mediterraneo occidentale. Da qui transitavano merci pregiate provenienti dall’Egeo e dall’Attica. Fu probabilmente durante una di queste traversate che la nave oggi nota come Gela I, forse sorpresa da condizioni meteorologiche avverse, affondò al largo della costa.

Gestito dal Parco Archeologico di Gela, il museo nasce come ampliamento del Museo Archeologico Regionale per accogliere i relitti di tre navi greche recuperate nei fondali del golfo insieme ai loro carichi. Un progetto che ha una lunga gestazione. Nel 2010 l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana stanziò oltre 5 milioni di euro per la realizzazione della nuova struttura all’interno dell’area archeologica, scelta non casualmente per la presenza di un antico emporio e della foce del fiume Gela, dove con ogni probabilità si trovava il porto della città greca. A quel finanziamento si aggiunsero successivamente altri 480 mila euro stanziati dall’Assemblea Regionale Siciliana.

I lavori si sono conclusi nel 2024 con il collaudo dell’edificio, mentre l’allestimento del relitto Gela I è stato completato nel 2025. Il progetto architettonico e la direzione dei lavori sono stati affidati a Ettore Di Mauro; responsabile unico del procedimento è stato Emanuele Turco, oggi direttore del Parco Archeologico di Gela. L’allestimento è stato curato da Filippo Ciancimino, mentre il coordinamento generale è stato seguito dalla soprintendente Daniela Vullo, che ha inoltre supervisionato il complesso restauro dei legni del relitto eseguito a Portsmouth, presso i laboratori specializzati dei Mary Rose Archaeological Services. Un intervento, dunque, interamente sviluppato da tecnici dell’amministrazione regionale e portato a compimento grazie all’impegno dell’Assessore dei Beni culturali e Identità siciliana Francesco Scarpinato.

Un allestimento misurato

Con una superficie espositiva di circa 4.000 metri quadrati, il museo si articola attorno a un atrio ottagonale che ospita biglietteria, bookshop e area ristoro. Da qui si accede alla grande sala centrale, dominata dal relitto Gela I. Sono visibili il lungo paramezzale, i madieri e parte del fasciame della nave databile tra il VI e il V secolo a.C., considerata, allo stato attuale delle conoscenze, la più antica nave greca conservata al mondo.

Intorno al relitto, come in un ideale peristilio, si dispongono le vetrine che espongono il carico recuperato: anfore vinarie e olearie, ceramiche attiche, lucerne, coppe, scodelle e numerosi oggetti di uso quotidiano destinati alla vita di bordo. Tra i reperti più significativi figurano uno zufolo fittile, due arule in terracotta, una statuetta di divinità femminile in trono e un piccolo cinghiale in terracotta. Altre sezioni sono dedicate ai materiali provenienti dal relitto Gela II, attualmente in restauro, databile al V secolo a.C., scoperto nel 1990 e recuperato nel 2024, insieme ad altri recuperi della Soprintendenza del Mare, tra cui un elmo corinzio e diversi lingotti di oricalco del VI secolo a.C..

L’allestimento evita con intelligenza il rischio della tesaurizzazione, ovvero l’accumulo indiscriminato di reperti che spesso genera conflitti visivi e dispersione dell’attenzione. Una scelta particolarmente efficace in uno spazio aperto di grandi dimensioni e in un museo che non può contare sull’impatto estetico di singoli capolavori artistici. Il risultato è un percorso nel quale il visitatore non si limita a osservare gli oggetti, ma sembra letteralmente navigare attorno alla nave e alla sua storia.

Immagine di copertina: Gela, Museo dei Relitti Greci, 2026 (dal sito web della Regione Sicilia)

 

Il restauro dell’imbarcazione

A cura della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta, è avvenuto in più fasi; le principali sono state quelle svolte negli anni 2003-2004 durante la quale circa la metà dei legni che costituivano l’imbarcazione, compreso il lungo paramezzale, fu portata in superficie e quella svolta tra il 2007 ed il 2008 con il prelievo di tutte le restanti parti del relitto. A conclusione di ogni attività di recupero i legni sono stati trasferiti a Portsmouth, nel laboratorio della Mary Rose Archeological Services, società con un centro specializzato nel restauro del legno bagnato annesso alla locale base navale della Marina Britannica, per essere sottoposti, previa desalinizzazione, al trattamento consolidante tramite il metodo dell’impregnazione con Peg, un polimero igroscopico a diverso peso molecolare che a temperatura ambiente presenta un aspetto ceroso, il quale, penetrando gradualmente nella struttura legnosa, si sostituisce alle molecole d’acqua.

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Tag: , , , , , , Last modified: 15 Giugno 2026