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⁠⁠Uli Hellweg: integrare, trasformare, prendersi cura

⁠⁠Uli Hellweg: integrare, trasformare, prendersi cura
A Mantovarchitettura l’esperienza esemplare dell’IBA di Amburgo, nelle parole e nelle visioni del suo direttore. Un approfondimento che guarda al futuro attraverso i progetti

 

MANTOVA. Nel ricco programma di mostre di Mantovarchitettura “Climate Change Architecture / Actions” propone alla Casa del Mantegna una appassionante sequenza di risposte progettuali ai temi posti dal cambiamento climatico. Agli interventi architettonici, restituiti attraverso disegni e immagini, si accompagnano i racconti con interviste a progettiste e progettisti. L’occasione per una discussione su temi così attuali a partire da un’esperienza pilota e in qualche maniera storica, l’IBA di Amburgo: abbiamo parlato con ⁠⁠⁠⁠Uli Hellweg, direttore dell’iniziativa.

 

Uno dei tre temi principali di IBA Hamburg 2013 era il rapporto tra città e cambiamento climatico. Come è stato sviluppato questo aspetto in fase di progettazione?

Era fondamentale tenere presente che il cambiamento climatico non era a sé stante ma integrato in ogni progetto. Abbiamo realizzato circa 70 opere tenendone conto in termini di mitigazione, adattamento e sensibilizzazione. Questo è molto importante perché, quando parliamo del rapporto tra architettura e clima, dobbiamo sviluppare anche nuove forme di espressione estetica.

 

Quali sono stati i progetti che meglio hanno interpretato questo tema durante l’evento?

Il progetto più iconico è probabilmente l’Energy Bunker, un edificio della Seconda guerra mondiale convertito in una centrale termica che fornisce riscaldamento e acqua calda a oltre 5.000 famiglie. Un altro progetto è l’IBA Dock. Questo edificio mira sia alla mitigazione che all’adattamento, in un contesto tra l’altro dove le maree possono arrivare a tre metri di altezza. Dal punto di vista architettonico si tratta di un pontone in cemento su cui sono stati posati i container prelevati dal porto di Amburgo. L’IBA Dock, che ospita uffici e un centro espositivo, è ancora oggi in funzione perché la società che ne ha preso il posto opera qui.

 

A quasi 15 anni dall’IBA di Amburgo, come pensa che si sia evoluta la questione ecologica? 

La questione ecologica oggi è molto più urgente di quanto non fosse dieci o quindici anni fa. Quello che abbiamo fatto nell’ambito dell’IBA è stato mostrare quali azioni si possono intraprendere. Quello che ci manca oggi è mostrare come stiamo portando avanti tutto questo, perché non siamo più nella fase di sperimentazione ma in quella di implementazione. Ciò che forse abbiamo sottovalutato all’epoca è la rapidità del cambiamento necessaria per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. Oggi la grande sfida non è sperimentare né essere pionieri, perché tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già sul tavolo: dobbiamo semplicemente metterlo in campo e ampliarne la portata.

 

C’è un’altra città che sta affrontando questo tema in modo innovativo ed efficace?

Un esempio è Copenaghen – una città che ha sempre avuto problemi legati al traffico a causa della sua conformazione insulare – in cui si sono concentrati sul problema del traffico e hanno realizzato programmi davvero all’avanguardia per promuovere la mobilità in bicicletta. Altre realtà come Roma, Vienna e Berlino si stanno concentrando sul concetto di città dei 15 minuti per ridurre il traffico automobilistico privato in città. Rotterdam e Amburgo hanno strategie molto avanzate come la costruzione di dighe e argini utilizzati come spazi pubblici. Noi facciamo lo stesso nel contesto dell’IBA, costruendo spazi aperti polifunzionali per la raccolta delle acque piovane e per la protezione dalle inondazioni.

 

Può dirci qualcosa di più sulla sua ricerca in materia di ecologia?

Sono consulente in diverse città europee e il mio lavoro continua a concentrarsi in modo coerente sul rapporto tra le questioni relative al cambiamento climatico, le questioni sociali, l’inclusione sociale e la buona architettura. Credo che la lotta al cambiamento climatico passi però soprattutto attraverso la pratica quotidiana. A cambiare le regole del gioco sono i progetti di tutti i giorni che noi, in quanto architetti e urbanisti, dobbiamo realizzare. È lì che possiamo affrontare la questione con maggiore efficacia.

 

Ritiene che sia possibile coniugare la sperimentazione sulla sostenibilità ambientale con la ricerca di un rapporto con il contesto, associando la riflessione sull’ambiente a quella sul luogo? Come avete affrontato questa questione nelle vostre opere?

L’isola sul fiume Elba su cui abbiamo operato è stata gravemente colpita da un’alluvione nel 1962 in cui hanno perso la vita più di 100 persone. Per noi era necessario concentrarci sul cambiamento climatico in entrambi gli ambiti, sia nella mitigazione che nell’adattamento. Questo è un messaggio generale per ogni città che deve saper riconoscere non solo i problemi ma anche le potenzialità di ciascun luogo che, soprattutto in termini di efficienza energetica, sono spesso sottovalutate.

La mostra “Actions” illustra, attraverso una selezione di casi studio, i nuovi compiti che l’architettura dovrà affrontare per far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico. Quali sono i tre compiti più importanti per la cultura progettuale del futuro?

Tre verbi per me importanti sono integrare, trasformare e prendersi cura. Integrare significa mettere insieme strategie diverse non limitandosi a considerare il cambiamento climatico ma anche altri problemi molto urgenti di oggi come la tutela della biodiversità, la mobilità e la diversità sociale. Trasformare significa non concentrarsi esclusivamente su processi di nuova edificazione ma anche sul recupero di ciò che è già stato costruito. Prendersi cura si riferisce alla città esistente, ma pensando sia al patrimonio edilizio che alla sua popolazione. 

Questo articolo è redatto e pubblicato nell’ambito di una collaborazione tra ilgiornaledellarchitettura.com e il Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano il cui obiettivo è lo sviluppo e la sperimentazione di forme di comunicazione nel campo dell’architettura e del progetto da parte di docenti, studentesse, studenti, neo-laureate/laureati e giovani ricercatrici e ricercatori.

Immagine di copertina: Energy Bunker, Amburgo (© IBA Hamburg dal sito web)

 

La mostra “Climate Change Architecture / Actions”

Promossa nell’ambito di Mantovarchitettura 2026
13 maggio – 28 giugno 2026

a cura di Elena Montanari e Matteo Moscatelli
Mantova, Via Acerbi 47, Casa del Mantegna

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