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Written by: Città e Territorio

Risonanze d’archivio: Pujiang e la città cinese di Vittorio Gregotti

Risonanze d’archivio: Pujiang e la città cinese di Vittorio Gregotti
A 20 anni dal progetto e dalla costruzione del grande quartiere di Shanghai, gli archivi milanesi del Casva offrono materiali che permettono una riflessione sul senso di un’esperienza urbana unica. Una selezione commentata

 

MILANO. Sono passati oltre 20 anni dalla conclusione del programma governativo cinese che ha portato alla realizzazione della città italiana che Vittorio Gregotti, insieme ad Augusto Cagnardi, ha progettato e costruito. 

Il progetto di Pujiang Town era stato sviluppato nell’ambito di “One City, Nine Towns” promosso dal governo municipale di Shanghai, parte a sua volta del decimo Piano quinquennale. Quell’esperienza, a suo modo emblematica per la cultura urbana italiana, trova un riscontro di materiali inediti nell’archivio professionale di Vittorio Gregotti, conservato presso il Casva, il Centro di Alti Studi sulle Arti Visive del Comune di Milano, recentemente aperto nell’ex mercato coperto del QT8 .

I materiali qui custoditi – disegni, relazioni progettuali e corrispondenze – costituiscono oggi la principale fonte documentaria per la ricostruzione del processo ideativo e delle intenzioni compositive alla base del progetto urbano, consentendo una lettura diretta della città attraverso i suoi disegni e una comprensione più profonda delle logiche che ne hanno guidato la progettazione.

Nell’epoca contemporanea, a fronte della tendenza ad un’urbanità diffusa, camaleontica ed inarrestabile, la fondazione di nuove multicentralità ai margini dell’urbe continua a rappresentare un tentativo di regolamentazione dell’espansione e della progressiva trasformazione della città stessa. Questo fenomeno mostra un profondo debito nei confronti delle esperienze urbanistiche dei due secoli precedenti: dalle Città Giardino di Howard ai Grosssiedlungen tedeschi, dalle New Towns del New Towns Act del 1946 ai Grands Ensembles francesi (1954-1973), fino alle città di carta, ai campus, ai poli di ricerca, ai centri direzionali e alle gated communities.

Una genesi multiculturale

Nata come una delle 9 nuove città satellite previste per decongestionare l’area megalopolitana di Shangai, Pujiang Town viene concepita per accogliere tra gli 80.000 e i 100.000 abitanti nel distretto di Minhang.

Il concorso internazionale per il piano urbano richiedeva esplicitamente l’elaborazione di una città di fondazione che richiamasse un’identità architettonica italiana. Selezionato per la razionalità compositiva, l’integrazione con il contesto urbano e la valorizzazione dello spazio pubblico, il progetto vincitore di Gregotti Associati interpreta il tema cercando una sintesi tra le culture urbane cinese e greco-romana, espressa nel reticolo ortogonale come principio insediativo e distributivo.

Se durante il bando di concorso era “evidente […] la volontà di trovare nella cultura urbana europea alternative al dominio (odiato ma invidiato) della cultura architettonica statunitense del grattacielo tecnologico e dei centri commerciali”, come scritto dallo stesso Gregotti nel 2009, il progetto propone una città senza grattacieli e dalla mescolanza funzionale e sociale, una urbs che favorisse la prossimità fisica tra le parti, rifiutando ogni approccio folkloristico mirato alla mera imitazione stilistica dell’architettura italiana.

Nel disegno originario, il piano ortogonale viene declinato alla geografia locale dominata da una fitta rete di canali fluviali per mezzo di grandi quadras di 300 per 300 metri, metafora urbana del campo agricolo, fondamento dell’economia rurale cinese. La scelta della dimensione avrebbe dovuto consentire alla funzione urbana costitutiva di istituire un livello intermedio di ordine urbano al cui interno si potessero proporre ordini differenziati: gli xiaoqu, tradizionali comparti residenziali cinesi articolati intorno a cortili comuni avrebbero, secondo il piano, abbandonato la loro chiusura fisica e concettuale a favore di spazi condivisi con isolati prossimi, istituendo un’identità comune all’interno delle quadras principali. 

Composizione urbana e spazio pubblico

Lo studio Gregotti ha curato il masterplan generale ed il progetto architettonico di un’area campione di circa 2,6 kmq, mentre altri progettisti italiani (Emilio Battisti, Francesco Cellini, Stefano Cordeschi, Mauro Galantino, Sergio Pascolo, Renato Rizzi) sono stati coinvolti per le aree residenziali esterne.

L’asse centrale, largo 300 metri (ed in parte non realizzato), costituisce l’elemento ordinatore della composizione: concepito come parco lineare nord-sud, doveva ospitare gli edifici pubblici principali e una sequenza di piazze culminanti nel nodo commerciale centrale. Nei materiali conservati al Casva, i disegni e le relazioni evidenziano la volontà di proporre uno spazio di incontro e scambio sociale che assumesse il valore di un moderno foro urbano, luogo di rappresentazione collettiva e di identità civica.

La rete viaria, articolata su tre livelli – primario, secondario e ciclabile/pedonale – si integra con il sistema dei canali navigabili, creando connessioni infrastrutturali e paesaggistiche con il fiume Huangpu. Tale struttura compositiva si configura come una sintesi tra principio urbano e principio territoriale, esprimendo la volontà di coniugare la tradizione della polis classica con la morfologia ambientale cinese.

L’analisi del progetto attraverso la documentazione conservata consente di cogliere la complessità concettuale dell’intervento e di restituire con precisione le intenzioni fondative di Gregotti. I disegni, le tavole di concorso e le relazioni illustrano un processo progettuale basato sul dialogo tra forma urbana e struttura sociale, in cui la città è intesa come costruzione culturale prima ancora che insediativa.

L’esame comparato tra i materiali d’archivio e la configurazione urbana odierna di Pujiang permette di interpretare le differenze non tanto come deviazioni, quanto come esiti di un adattamento del modello gregottiano al contesto normativo e operativo cinese. Più che una distanza tra progetto e realizzazione, ciò che emerge è la persistenza del disegno urbano come principio ordinatore, la cui traccia sopravvive nella struttura della città alle trasformazioni urbane contemporanee.

Lo studio dell’archivio professionale di Vittorio Gregotti offre oggi, a oltre 20 anni dalla sua concretizzazione, una prospettiva privilegiata per comprendere Pujiang Town non solo come caso di urbanistica internazionale, ma come esperimento di traduzione culturale tra modelli urbani differenti. Attraverso i disegni e le relazioni progettuali, la città si rivela come luogo di mediazione tra razionalità compositiva e specificità locale, tra tradizione classica e modernità cinese. Pujiang Town diventa così una testimonianza della capacità del progetto urbano di farsi strumento di dialogo interculturale, e del disegno come forma primaria di conoscenza e interpretazione della città contemporanea.

Immagine di copertina: Vittorio Gregotti, il progetto di Pujiang Town, Shanghai (archivio Gregotti, Casva, Milano)

Autore

  • Riccardo Giana

    Riccardo Giana (Verbania, 2004) è studente di architettura presso il Politecnico di Milano e la Faup di Porto. Nelle sue tasche lo accompagnano un taccuino per bozzetti ed una copia dei Quaderni di Malte Laurids Brigge. Tra i capelli conserva una matita, rigorosamente HB, ed il repertorio della Mala di Strehler. Appassionato di architettura, versi sciolti, semantica dell’arte e vecchie canzoni, coniuga tali interessi per mezzo della scrittura.

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Last modified: 29 Novembre 2025