Family Box è al contempo un parco giochi indoor e un asilo, rivolto a bambini fino a 12 anni. Non solo un luogo pensato per offrire allinfanzia esperienze colorate e vivaci, ma per soddisfare anche le necessità degli adulti. Ledificio, ubicato nel paesaggio tranquillo di Wang Hu Park, è un cubo di vetro bianco, realizzato in due fasi; la seconda riguarda lestensione, di cui si stanno attualmente ultimando le decorazioni degli interni.
Dopo due anni di attività, Family Box riscontra un grande successo. Sullo sfondo della ricca e multiforme cultura cinese, riflette la tendenza di sviluppo verso un linguaggio visivo universale, adottando gli elementi della grafica contemporanea.
Il codice genetico che ha ispirato gli architetti è stata la diversità di misure e altezze tra adulti e bambini e i loro differenti angoli visuali. Entrando nelledificio, vi sono tre tipologie di box: una inglobata nel pavimento, una fuori terra e una in alto. Le varie attività sono contenute in queste scatole indipendenti: ciò permette ai bambini di correre liberamente e rende lo spazio completamente fruibile. Larticolazione di tali volumi ha anche lo scopo di rompere la rigidità degli ambienti scanditi dai pilastri in cemento, camuffati con una serie di archi che conferiscono ritmo allambiente. Visivamente, le aree comuni sono trattate con finiture a basso contrasto cromatico, allo scopo di evidenziare e in parte bilanciare lo spazio e le attrezzature per i bambini.
La libertà degli schemi distributivi fa sì che lo spazio assuma un aspetto nidificato. La pelle dentro la scatola ingenera un relativo senso di «spazio negativo». Aumenta la ricchezza dello spazio interno. Le linee visuali, penetrando attraverso le aperture parziali sulle pareti, realizzano possibilità di comunicazione interno-esterno a diverse altezze. Questo, inoltre, aiuta i bambini a stabilire una percezione dei piani, veramente divertente. Anche il design di arredi e segnali è una sperimentazione. Tra le scatole, altri spazi al negativo sono stati progettati con morbide sedute. Tali spazi, di difficile fruizione per gli adulti, sono un ulteriore tentativo per guidarli alla prospettiva con cui i bambini osservano e fanno esperienza del mondo. Linterno è principalmente bianco. Ben lungi dal voler inculcare i valori tradizionali nei bambini, essi hanno possono così fare le proprie scelte e conservare la purezza della loro prospettiva. Inoltre, i progettisti hanno scelto alcuni toni vivaci per distinguere le diverse aree funzionali: il colore come guida spaziale.
Unattenzione rivolta allindividuo nella sua umanità può essere colta dovunque nel progetto, principalmente nei particolari: le maniglie delle porte sono in materiale soffice; tutto ciò rompe con le tradizionali immagini provenienti dal mondo degli adulti e ridefinisce loggetto in una configurazione astratta. Anche le scelte di dettaglio, attente ad aspetti sia compositivi che funzionali, sono rivolte a proteggere i bambini: i mancorrenti delle scale sono stati disegnati secondo le differenti stature di grandi e
piccoli.
La facciata di vetro ben esemplifica lunità tra graphic design e approccio architettonico: con due soli elementi che penetrano allinterno del perimetro regolare, essa si eleva su 9 m per due piani ed è leggermente sospesa dal suolo di 35 cm, avvolgendo le funzioni come una pelle. Il suo schema decorativo è stato ricavato da semplici disegni a linee fatti da bimbi, elaborati attraverso due differenti partiture in cui il motivo grafico viene ribaltato: lo sfondo diventa bianco traslucido e il disegno trasparente. Gli oggetti e la facciata sono visibili da lontano e segnalano una funzione delledificio relazionata al divertimento e alla ricreazione. Attraverso tale trattamento, linvolucro permette un effetto di chiaroscuro diffuso ma assicura anche abbondanza di luce uniformemente introdotta negli interni. La totale assenza di ossessioni stilistiche rende lazione dei dispositivi visivi e architettonici ancora più convincente.
Nonostante molte piccole imperfezioni, tra cui lalta spesa per entrare nel Family Box Club e la notevole distanza dalle aree residenziali a sud e ovest di Pechino, tutto in questo progetto è un gioioso esempio dintegrazione tra graphic design e tecniche creative in un meraviglioso terreno di gioco per bambini. Levoluzione dello stile visuale fornisce evidenza della relazione del design con il suo contesto culturale, che lavora passo a passo in risposta ai cambiamenti del tempo.
(Visited 61 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Carla Morogallo: la Design Week non sia un eventificio 24 Aprile 2026
- Venezia esagera: per la Biennale Arte più di 150 mostre 22 Aprile 2026
- Un patto per i patrimoni: l’Agenzia del Demanio e i Piani città 22 Aprile 2026
- New Design for a New World, l’invisibile in mostra 22 Aprile 2026
- Modena ricorda Ada Defez: progetti politici 20 Aprile 2026
- Max Bill, la bellezza concreta del colore 19 Aprile 2026
- Speciale Giornata mondiale dell’acqua 2026 15 Aprile 2026
- Nuovi, celebrati, già demoliti. La strana parabola dei parcheggi di Christian Kerez 14 Aprile 2026
- Quo vadis architetto? Antoni Gaudí, visioni tra passato e futuro 14 Aprile 2026
- Mario Carrieri (1932-2026) 14 Aprile 2026
- Il concorso per il Corso. Vicenza e l’ex Cinema, futuro hub culturale 11 Aprile 2026
- Ritratti di città. Jakarta, capitale (la più grande) che affonda 11 Aprile 2026
- Vivere sul confine. Dove una linea divide le case, e una biblioteca unica 8 Aprile 2026
- Lella e Massimo Vignelli, la chiarezza di traiettorie trasversali 8 Aprile 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















