Un tema discusso da almeno 50 anni
Da tanto si parla a proposito del piano per la bonifica e listituzione del Parco fluviale dellOreto. La riserva è prevista anche nel nuovo Piano regolatore di Palermo, con uno studio di fattibilità dichiarato compatibile con il quadro programmatico di sviluppo della Regione Sicilia. Tuttavia, il fiume e i suoi dintorni non sono ancora sufficientemente tutelati e valorizzati. Al di là di norme che sanzionino gli scarichi che si riversano nel fiume, il controllo sull’abusivismo e la bonifica ambientale, l’Oreto chiede di diventare un grande progetto di civiltà e di qualità.
Risorsa liquida per il futuro di Palermo
LOreto è un fiume dalle molteplici identità: urbano, costeggiato da ex fabbriche e orti nel primo tratto dalla foce; incisione profonda nel paesaggio della periferia di Palermo; rigogliosa linea dacqua alimentatrice della natura, con una grande valenza simbolica, tra Altofonte e Monreale; generoso sistema di sorgenti e di affluenti nellalta valle. Listituzione del Parco è innanzitutto unoperazione culturale, che innova i rapporti tra il fiume, la valle, gli usi agricoli e gli insediamenti che vi gravitano, che ne lambiscono i margini o che ne erodono le risorse. Il futuro Parco, per estensione, qualità del patrimonio ambientale e per le opportunità di rigenerazione che prospetta, si qualifica come il principale sistema di fruizione del patrimonio culturale e ambientale del territorio metropolitano. Esso diventa una «dorsale verde» che può connettere le altre aree ecologiche costituendo un grande parco diffuso: vero e proprio connettore ambientale del sistema metropolitano.
Maurizio Carta, assessore al Piano strategico, al Centro storico e alla Riqualificazione urbana della costa di Palermo
Lo specchio di una città
Capita, è capitato a tutti, anche nella conversazione più banale. Si parla del Tevere a Roma, dellArno a Firenze, della Senna a Parigi, del Tamigi a Londra. Magari qualcuno sa che vieni da Palermo e domanda: cè un fiume a Palermo? Dopodichè tu esiti un po. Cera il Kemonia, cera il Papireto; ma sono stati inghiottiti dalla storia e dal ventre della città. E poi, certo: ci sarebbe lOreto.
DellOreto ti vergogni un pochino. Sulle prime non vorresti nemmeno parlarne. Poi lo citi mettendolo fra robuste parentesi di ironia. Come dire: degno fiume di cotanto poca città. E in effetti, a vederne la foce, lOreto oggi è un rigagnolo fetente stretto fra argini di cemento.
E ti chiedi perché. Perché le vergogne di questa terra non possono trasformarsi nel corrispettivo orgoglio? La mafia ha avuto il suo corrispettivo nellantimafia, che è un orgoglio di appartenenza.
E lOreto? LOreto magari.
Roberto Alajmo, scrittore e giornalista
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