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Scritto da: Città e Territorio

Reggio Emilia fatica a metabolizzare il Piano strutturale

Reggio Emilia. A un anno dall’adozione del Piano strutturale comunale (cfr. «Il Giornale dell’Architettura», n. 73, p. 30), la città sembra attraversare una fisiologica fase di metabolizzazione dei suoi contenuti. È una «digestione» lenta, appesantita dalla sfavorevole congiuntura economica e da una grave difficoltà di assorbimento culturale. Infatti, come emerge dall’esame delle quasi mille osservazioni al Piano, anche se non si riscontrano contestazioni alla linea filosofica, è evidente la contraddizione tra la domanda dei cittadini ancora legata a una cultura dello sfruttamento estensivo del territorio e l’offerta da parte dell’amministrazione di nuovi modelli di sviluppo. Per questo si ricerca un punto d’incontro nelle circoscrizioni, attraverso i Piani di riqualificazione di quartiere, e si rimandano le più delicate decisioni sui destini della città ai «tavoli di discussione e di confronto». È una scelta apparentemente scontata e ormai consolidata nei processi partecipativi ma, se si considerano gli effetti potenziali dell’influenza e del peso economico dei soggetti privati ai tavoli, si pone inevitabilmente la questione della responsabilità dell’amministrazione nel coordinamento delle parti e nell’indirizzo verso la tutela dell’interesse collettivo.
È chiaro come il forte calo degli introiti provenienti dagli oneri di urbanizzazione possa incidere sulle dinamiche delle opere pubbliche imponendo nuovi assetti strategici: il concetto di masterplan, ormai consolidato nella pratica urbanistica, viene superato per lasciare spazio a strategie di sviluppo che indicheranno la direzione degli investimenti e delle risorse (poche) in funzione delle gerarchie e priorità stabilite dalle politiche di governo. Si delinea così un nuovo quadro dinamico in cui si procede su progetti già avviati, come piazza dei teatri (Cooperativa architetti e ingegneri Reggio Emilia), viale Umberto – corso Garibaldi (Andrea Oliva), via Emilia est (Studio Acz); si attivano nuovi progetti per la Biblioteca Panizzi (Iotti e Pavarani), per il nuovo Tecnopolo (Andrea Oliva) all’interno dell’area ex Reggiane che sarà oggetto di un concorso internazionale.
D’altra parte, però, si assiste al blocco di progetti su cui l’amministrazione ha già investito molto, come le proposte dei nove studi di architettura incaricati per la riqualificazione delle frazioni extraurbane; si attende di decidere se costruire il nuovo palazzetto dello sport, mentre non si conosce il destino del progetto vincitore di Europan sulle aree nord e dei concorsi per piazza Prampolini e per l’asse stradale via Morandi – Paterlini; nessun seguito al laboratorio urbano per la riqualificazione del quartiere Rosta Nuova. Intanto, alla presentazione del 19 marzo scorso inerente gli «stati generali» sulle aree Nord (un distretto strategico che comprende tra l’altro la nuova stazione dell’Alta velocità, la fiera, il nuovo casello dell’autostrada, lo stadio, centri commerciali esistenti e in divenire, la sede di Max Mara), hanno parlato in tanti (nessun architetto) e si sono viste molte immagini di scenari possibili. Ma sarà in grado l’amministrazione di mantenersi coerente alle linee strategiche di sviluppo stabilite, di fronte alla spinta degli interessi economici e politici? Lo vedremo ai tavoli.

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Last modified: 16 Luglio 2015