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L’Italia vuota dei religiosi

L’Italia vuota dei religiosi
A Lucca, strategie per la valorizzazione sociale di conventi e monasteri in via di dismissione

 

LUCCA. Monasteri, conventi, seminari: sono i GCE – Grandi Comparti Ecclesiastici, un bacino di edifici vasto, di dimensioni ampie anche quando considerati singolarmente, dal quale il giurisdizionalismo ottocentesco ha già attinto l’ossatura pubblica del Paese – ospedali, musei, scuole -, e che oggi, per la porzione rimanente ai suoi originari proprietari, è oggetto di una emorragia silenziosa. “Complice il cambiamento culturale e la fine del cattolicesimo come religione condivisa – spiega Luigi Bartolomei, che a Bologna insegna Religious Cultural Heritage – la chiusura e l’abbandono di monasteri e conventi si presenta come un’erosione paesaggistica progressiva, che sottrae alle comunità religiose e alle comunità civili luoghi costitutivi e punti di memoria”.

Il fenomeno acquisisce visibilità quando tocca elementi emblematici del paesaggio, o riversa abbazie e conventi alla fiera degli immobili di prestigio di Cannes. Oltre ai casi rappresentativi, non vi è però provincia d’Italia che non abbia assistito alla chiusura e alla dipartita di almeno una comunità religiosa. Si tratta di un tema ben noto agli amministratori civili ed ecclesiastici, che, tuttavia, non ha ancora trovato strumenti politici adeguati alla sua gestione, né un atlante di buone pratiche che possano fare scuola.

Di fronte a questo scenario, la summer school che parte a Lucca il 30 agosto, promossa da Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, Centro Studi Cherubino Ghirardacci APS, Scuola IMT Alti Studi Lucca (con il centro di ricerca LYNX) e  Cooperativa Agricola Sociale Calafata, intende mettere a confronto percorsi, politiche e strategie per la valorizzazione culturale e sociale dei comparti ecclesiastici dismessi dalle comunità religiose.

L’appuntamento si presenta come un crocevia tra diverse scale territoriali, temi e stakeholder.

Riuso, valorizzazione sociale e culturale contro abbandono e alienazione

Dei grandi comparti ecclesiastici, complice la frammentazione dei proprietari, manca un catalogo: non se ne conosce né il numero, né la posizione. Ricerche condotte su segmenti specifici di questo patrimonio ne dimostrano la presenza diffusa, oltre i limiti urbani, che riguarda anche i centri minori e le aree rurali, dove le comunità religiose si insediavano per condividere e sostenere l’abitare in aree depresse, partecipandone ora anche al nuovo abbandono. Evidentemente diverso il significato che l’opportunità del riuso assume nei diversi contesti, e che l’appuntamento lucchese vuole rappresentare a partire dal convegno del 2 settembre, “Valorizzazione sociale e culturale dei beni sottoutilizzati o dismessi delle comunità di vita consacrata. Risultati e processi”, con esempi dal Trentino alla Calabria, e la partecipazione non solo dei progettisti, ma anche dei rappresentanti delle proprietà, privilegiando ai progetti percorsi, e all’architettura degli spazi quella dei profili di gestione, delineati per assicurare sostenibilità economica alle operazioni.

I progettisti, in ogni caso, saranno premiati dalla partecipazione di firme ragguardevoli quali TAMassociati (coinvolto per Villa Angaran San Giuseppe a Bassano del Grappa) e Open Project (che presenterà in anteprima il riuso dell’ex Monastero della Visitazione a Bologna), e dal contributo tecnico e operativo nel campo del restauro conservativo e degli interventi in quota di Formento Restauri. I destinatari dell’iniziativa sono comunque anche le comunità di vita consacrata, per le quali spesso l’abbandono o l’alienazione sono vie speditive per immobili che non riescono più a essere interpretati come opportunità economica o pastorale.

Il 3 settembre, con il convegno “Dal campo alla fabbrica: Paesaggi e architetture della produzione agroalimentare” – realizzato con il sostegno della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali –, l’attenzione passerà alla scala paesaggistica. Gli spazi delle comunità di vita consacrata saranno considerati come deposito di saper fare, di patrimoni intangibili legati ad attività produttive e agroalimentari capaci di tutelare paesaggi e colture specifiche, che la contrazione delle comunità pone a rischio.

L’ex Monastero Agostianiano di Vicopelago al centro della summer school

Ventidue sono poi i partecipanti iscritti all’intero percorso della summer school, invitati a concretizzare gli esempi rappresentati, redigendo progetti di rifunzionalizzazione per l’ex Monastero Agostiniano di Vicopelago, originariamente villa rinascimentale, poi nota per la frequentazione di Giacomo Puccini che tra le monache aveva la sorella Iginia. Acquisita dal Comune di Lucca nel 2024, oggi essa è parzialmente concessa alla Cooperativa Agricola Sociale Calafata, già impegnata in un processo di recupero con il sostegno di Caritas Italiana, partner anche di questa summer school.

Si tratterà di progetti e sguardi originali, per la provenienza internazionale dei partecipanti, convergenti a Lucca da un bacino ben più vasto di quello suggerito dalle istituzioni proponenti, a segnalare l’urgenza e la maturità di un tema che ancora attende un momento di sintesi istituzionale nel nostro paese, con gravi rischi di dispersione di un patrimonio culturale e antropologico delicato e fragile.

 

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Last modified: 28 Agosto 2026