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Giorgio SciancaScritto da: • Mosaico Reviews

Quo vadis architetto? Progetti e storie al Lido

Quo vadis architetto? Progetti e storie al Lido

Peter Zumthor in "The Architecture of Peter Zumthor" (www.labiennale.org)

Da Venezia a Roma e Torino. Rassegna critica di pellicole protagoniste nei festival e che parlano di architettura. Da Peter Zumthor (e Wim Wenders) ad Amos Gitai

 

VENEZIA. La 83° Mostra d’arte cinematografica (organizzata dalla Biennale di Venezia, 2-12 settembre 2026) è da poco terminata. A ottobre la Festa del Cinema di Roma anticipa il Torino Film Festival di novembre.

La mostra veneziana è da sempre la più attenta a creare legami con l’arte, l’architettura, la danza, la musica, il teatro. Quest’anno (orfana della contemporaneità cinema-architettura) ha mantenuto il legame con una programmazione ricca di novità e conferme. Il direttore artistico Alberto Barbera, ex studente della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, ha distribuito nelle varie sezioni che compongono la kermesse (concorso, fuori concorso, giornate degli autori) pellicole che gli architetti dovrebbero conoscere, discutere, analizzare.

I cineasti come gli architetti sono sempre stati dei sismografi. I progetti e gli spazi costruiti non sono semplici oggetti statici, ma strumenti sensibilissimi capaci di registrare e rivelare le tensioni, le crisi e i mutamenti invisibili della società. Il cinema li legge, li mostra, li racconta, li immagina, li stravolge. L’architettura e il cinema anticipano, visualizzano e materializzano le scosse politiche, economiche, tecnologiche e culturali del nostro tempo.

 

Bunker

Nel film “Bunker” di Florian Zeller, l’architetto Miguel Moreno (Javier Bardem) accetta di progettare un bunker a prova di atomica per un potente magnate della tecnologia che vuole rimanere anonimo. Ogni riferimento ad uno dei creatori dei social network è puramente “casuale”.

 

Naza

In concorso anche il film documentario che più sta facendo discutere, “Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor.

Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza programmata da Israele. Sistemi militari che hanno alla base la mappatura digitale in 3D della città, di tutti gli edifici che la compongono.

Strumento che gli architetti conoscono bene e che alla luce dei fatti si può definire il nuovo cavallo di Troia. Naza è un acronimo militare in ebraico (Nezek Agavi) utilizzato dai servizi segreti e dall’esercito israeliano per indicare il numero previsto di vittime civili (i cosiddetti danni collaterali) calcolato prima di un attacco aereo o di un’operazione militare.

Il film sarà presto disponibile gratuitamente online.

 

From Inside Out

Nella sezione Venice Open è stato presentato “From inside Out – The Architecture of Peter Zumthor” di Wim Wenders.

Il regista esplora l’opera e la filosofia dell’architetto svizzero in un documentario immersivo (in 3D) dedicato al profondo legame tra le persone e i luoghi che visitano, in cui lavorano o abitano. “Wenders dimostra che l’architettura riguarda il modo in cui gli edifici plasmano in noi emozioni, ricordi e comprensione del mondo”, ricorda il sito di Biennale.

Prosegue la ricerca quasi ossessiva del regista tedesco, sempre più dentro i quadri di Edward Hopper, visivamente e spiritualmente nella poetica della solitudine.

 

“From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor” – Clip 1

“From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor” – Clip 2

“From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor” – Clip 3

 

The road to Jericho

Sempre in Venice Open, fuori concorso quindi, il film documentario del regista/architetto Amos Gitai, “The Road to Jerciho”.

Un viaggio musicale e visivo, un poema per immagini: una forma ibrida tra documentario e finzione che intreccia materiali d’archivio tratti da lavori precedenti del regista mettendoli in dialogo con la realtà contemporanea dei beduini di Khan El Ahmar, oggi minacciati di sgombero da parte dei coloni lungo la strada che conduce a Gerico.

Al centro del racconto la decisione del governo israeliano di demolire la Scuola di gomme, così soprannominata perché costruita riciclando oltre 2.200 pneumatici, assemblati con sabbia e fango, essendo vietato edificare con il cemento. È stata realizzata nel 2009 dalla ong “Vento di Terra”, con il sostegno, tra gli altri, della Cooperazione Italiana, l’Unione Europea, la CEI e l’Autorità Nazionale Palestinese ed è stata progettata dal gruppo di architettura e ingegneria italiana ARCò – Architettura & Cooperazione.

 

Uno si distrae al buio

Una giovane regista/architetta/archivista, Alessandra Lancellotti, ha presentato nella Sezione Giornate degli Autori il suo ultimo lavoro, “Uno si distrae al bivio”.

Tra documentario, western e film musicale, il film è un viaggio nella Lucania arcaica e nel contemporaneo, sulle orme del poeta di culto Rocco Scotellaro, sindaco e militante politico scomparso a soli 30 anni.

In una edizione della Mostra non certo al “femminile” lo sguardo della ricercatrice e curatrice dell’Architeca, l’Archivio Cinematografico e Multimediale di Architettura del Politecnico di Torino, è particolarmente interessante. “Nel suo lavoro intreccia il linguaggio dell’architettura con quello del cinema, indagando i temi della rovina, del restauro e della memoria collettiva”, scrive Biennale.

 

“… la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra … Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità” (Venezia, Francesco Guccini, 1981)

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Tag: , , , , , , Last modified: 29 Settembre 2026
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