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Michela MorganteScritto da: Città e Territorio Mosaico

Il ritorno dei centri storici

Il ritorno dei centri storici
L’Associazione nazionale per i centri storico-artistici convoca gli Stati generali, a Bologna dal 19 al 21 novembre. Occasione per discutere le esperienze più significative e delineare una strategia condivisa per il futuro

 

Con questo articolo ilgiornaledellarchitettura.com inaugura una partnership con l’Associazione nazionale per i centri storico-artistici. Un’opportunità reciproca di diffondere e comunicare con ancora più costanza e intensità i temi della difesa e della valorizzazione dei tessuti urbani di valore nel nostro paese, così decisivi per le sfide poste dalla cultura architettonica contemporanea.

 

Non è raro che le comunità si auto-percepiscano più attraverso le proprie fragilità insediative che per le potenzialità latenti: ne discende l’utilità di un punto di vista tecnico esterno, terzo e qualificato, capace di spezzare l’avvitamento del declino e attivare visioni al futuro.

L’Associazione nazionale per i centri storico-artistici (ANCSA) ha fatto epoca nel campo delle politiche urbanistiche dedicate al patrimonio edilizio antico. Ha posto per la prima volta, a inizio anni Sessanta, l’accento sulle qualità insediative dei nuclei urbani come servizio alle comunità. Una svolta – rispetto all’approccio precedente di mera tutela tipo-morfologica – che si è appellata al valore socio-economico patrimoniale e relative ricette di riuso, oltre che sulle relazioni centro-periferia necessarie ai fini del riequilibrio del territorio.

La centralità di ANCSA nel dibattito pubblico degli anni Sessanta e Settanta ha progressivamente lasciato spazio, nella percezione collettiva, ad altre urgenze – dall’emergenza periferie alle criticità ambientali – senza che questo corrispondesse a un’interruzione dell’azione dell’Associazione, proseguita e rafforzata negli anni Ottanta e Novanta sotto le presidenze di Giulio Carlo Argan e Bruno Gabrielli, fino alla piena continuità operativa dell’ultimo decennio testimoniata dalle esperienze di Bologna, Bergamo e Ragusa.

 

Risorse strutturali e sistemiche

Oggi i nuclei storici consolidati (grandi e più ancora medi e piccoli) si sono riproposti con forza al discorso pubblico. Ri-tematizzati non solo dalla proliferazione dei marchi Unesco e dalle bordate del turismo di massa, ma per fenomeni altrettanto cogenti come la convivenza inter-etnica, l’invecchiamento della popolazione, gli eventi climatici estremi (più gravosi sui tessuti densi). È un’occasione che va colta, per ripensare i nuclei antichi non solo come entità fragili ed elitarie ma come una risorsa strutturale e sistemica su cui impostare strategie multilivello di rilancio urbano a fini collettivi.

Affiancare i comuni, soprattutto “minori”, fornendo loro una sorta di assistenza tecnica per rimettere – se non altro – a sintesi misure spesso disperse d’intervento pubblico locale è, in un certo senso, il ruolo che l’Associazione nazionale ha voluto riprendersi sulla scena odierna. Così, nell’ultimo decennio, ANCSA ha espresso non solo la propria posizione in svariate occasioni di confronto pubblico, ma ha fornito apporto concreto alle analisi urbane del Comune di Bologna, alla ricostruzione in Emilia-Romagna dopo i terremoti del 2012, al nuovo piano particolareggiato di Bergamo Alta (2016-2018), all’adattamento climatico di Ferrara storica (2018-2020). Da ultimo l’Associazione ha sviluppato una ricerca-azione per rigenerare e riattivare il nucleo di Ragusa.

Prove, in tutti questi casi, fortemente operative, dove le strategie individuate per la città storica testano su specificità locali alcuni riferimenti metodologici emersi a livello internazionale: dal potenziamento di polarità di funzioni spontaneamente concentrate come “aggregati di comunità” (a corto raggio, secondo la filosofia parigina della “città a 15 minuti”); alle soluzioni di pedonalizzazione ibrida e flessibile messe a punto da Salvador Rueda a Barcellona (le cosiddette supermanzanas); al recepimento delle linee-guida europee sulla risposta dei tessuti tradizionali ai fattori climatici (voluto da Ferrara).

 

Una bussola per molte realtà, da Bergamo a Ragusa

Anche il caso del centro di Malaga ci insegna qualcosa: arroccamento e barriere eccessive all’ingresso possono innescare spirali irreversibili gentrificanti. Una casistica allargata all’estero ha fatto da bussola per le criticità di Bergamo Alta: contesto notoriamente prezioso e fragile, ove le inevitabili limitazioni del traffico confermano quanto sia difficile far coesistere esigenze del settore commerciale e rispetto dell’ambiente storico. Al centro dello studio commissionato ad ANCSA, dunque, la lotta all’abbandono da parte dei residenti e il mantenimento di condizioni di vivibilità e attrattiva, che ruotano intorno all’accesso ai servizi: fattore condizionato da un interscambio non agevole con la città nuova piacentiniana, che pone rischi di esclusione sociale persino tra i benestanti (leggi: popolazione anziana).

E al di là della pluralità di soluzioni virtuose nel tempo adottate (restrizioni del traffico, nuove previsioni di parcheggi, sistemi meccanizzati di collegamento), le soluzioni future vanno probabilmente ricercate – suggerisce l’indagine sul campo – in un approccio selettivo e strategico che intrecci pianificazione della temporalità degli usi a sistemi di accessibilità controllata.

Anche le analisi condotte di recente per la municipalità di Ragusa muovono da posizioni programmatiche maturate da ANCSA nel corso dei suoi quasi 70 anni di vita. In primis, l’assunto che la dimensione fisico-morfologica della città storica sia indisgiungibile dalla comunità che la abita. Ne è conseguita una metodologia circolare: ascolto attivo di testimoni privilegiati, cittadini e city users, letture interpretative finalizzate all’esplorazione progettuale, confronto pubblico sui risultati e necessaria divulgazione.

Il precipitato di questo laborioso percorso è un documento pilota che ha la forma di un masterplan per i sub-nuclei storici (Ibla, Ragusa Superiore e Quartiere Cappuccini), e che rinvia alle possibilità di manovra connesse all’autonomia regionale. Il piano ribadisce il mantenimento (o meglio, l’incentivazione via riuso) del residenziale, prioritario quanto la difesa di commercio e artigianato sinergici con l’abitare nel centro storico. Parallelamente, l’investimento va dirottato su una nuova significatività degli spazi collettivi e su una mobilità da ri-orientare al trasporto alternativo. Specifico infine dell’area considerata, è il tema della sicurezza sismica, con cui peraltro la città siciliana si era già confrontata con un certo successo negli anni novanta. Bisogna proseguire nel solco di una prevenzione diffusa, a scala di isolato, facendo tesoro della tenuta dimostrata dalle tecnologie costruttive pre-industriali, quando ne sia garantita la coesione per unità contigue.

Gli affondi tematici prodotti nel tempo da ANCSA hanno posto sotto la lente situazioni simili, e al contempo tutte diverse, le citate con Ferrara, Bologna, Genova, Torino.

Ma come passare – ci si chiede – dall’analisi situata dei casi singoli a un quadro di lesson learnt proficuamente generalizzabili? Nel 2017 ANCSA e Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia (Cresme) avevano rielaborato i dati censuari del decennio trascorso, ricostruendo un quadro di scenario sulle dinamiche fisico-funzionali osservabili nei nuclei dei 109 capoluoghi di provincia italiani.

 

L’urgenza di un nuovo patto

Quest’anno, si avverte nuovamente l’esigenza di fare il punto, a livello di sistema Paese. Perché preoccupa la deriva presente delle città storiche, con un evidente snaturamento della loro funzione tradizionalmente aggregante. Sul destino del patrimonio urbano nazionale, e relativo progetto di conservazione/gestione, ANCSA convoca gli “Stati generali sui centri e le città storiche”, a Bologna dal 19 al 21 novembre.

Vengono chiamati a raccolta amministratori locali, mondo della ricerca, professionisti e – perché no? – cittadini attivi e associazioni. Non tanto per indicare le criticità, in gran parte note. Quanto per censire esperienze valide da portare all’attenzione generale, come proposte sperimentate utilmente disseminabili. Ambizione ulteriore è quella di giungere a un “patto” per i centri e le città storiche che faccia da strumento di pressione sui decisori nazionali e penetri nelle agende urbane a tutti i livelli.

Per ristabilire in modo credibile le politiche pubbliche di rigenerazione e adattamento dell’antico, partendo da progetti condivisi di territorio con adeguate risorse.

Immagine di copertina: Centro storico di Ragusa (© ANCSA)

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Tag: , , , , , Last modified: 29 Luglio 2026