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Giuliano ValeriWritten by: Città e Territorio

Ritratti di città. Copenaghen la felice, capitale anche dell’architettura

In continuo sviluppo, la capitale danese si pone oggi come modello e festeggia la designazione Unesco a Capitale mondiale dell’architettura

 

COPENAGHEN. Sin dalla sua fondazione, nel corso del X secolo nei pressi dell’attuale Gammel Strand, la capitale danese è stata oggetto di un continuo sviluppo urbano che è andato di pari passo con il miglioramento della qualità di vita dei suoi abitanti. Oggi è la città mondiale con il rating più alto dato dal rapporto lavoro-qualità di vita (8,6 su 10) stimato dalla OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) che incorona i suoi abitanti come i più felici della terra.

Un ruolo fondamentale nel raggiungere questo traguardo è dato dalla qualità urbana e architettonica che strutturano e caratterizzano la città, ufficialmente designata dall’UNESCO quale Capitale mondiale dell’Architettura 2023, sulla scorta delle raccomandazioni fornite dall’Assemblea generale dell’Unione internazionale degli architetti (UIA).

 

I passaggi chiave dello sviluppo urbano: tra incendi e “5 dita”

Le tappe fondamentali che hanno segnato la sua evoluzione urbana possono essere ricondotte a precisi momenti storici. Il primo risale al XVIII secolo quando, a seguito dell’epidemia di peste che colpì tutta l’Europa e dopo il terribile incendio del 1795 durato due giorni, la città subì una profonda riqualificazione, con la realizzazione del quartiere di Frederiksstaden e la costruzione d’importanti edifici a destinazione culturale, come il Teatro reale danese e l’Accademia reale delle belle arti.

Successivamente, a causa delle profonde ferite lasciate dalla seconda guerra mondiale, la città necessitava di un piano di ricostruzione e sviluppo che avesse un chiaro orientamento. Nella circostanza fu fondamentale il contributo dell’urbanista Steen Eiler Rasmussen (1898-1990) che presiedeva il Byplanlaboratorium (Centro danese di studi urbanistici). Vennero proposti tre piani alternativi, tra i quali fu scelto il “Five fingers plan”, che prevedeva la crescita della città in maniera radiale dal centro lungo cinque assi (corridoi verdi) che strutturarono da quel momento in poi lo sviluppo urbano. Per rendere efficace il piano fu importante la realizzazione di un sistema di viabilità basato principalmente su linee ferroviarie elettriche capaci di collegare “le cinque dita” al centro città.

 

Una città dei 15 minuti ante litteram

L’intenzione, chiarissima, era quella di porre alla base di questo nuovo sviluppo i concetti “ante litteram” di mobilità sostenibile e sostenibilità ambientale. Attraverso queste infrastrutture tutti i nuovi quartieri erano raggiungibili dal centro in quindici minuti, e per rafforzare il nuovo modello di mobilità la città venne dotata di una fittissima rete di percorsi ciclabili, che oggi rendono la bici il mezzo di trasporto privato più utilizzato.

 

L’accelerazione recente: la transizione da industriale a terziaria

Lo sviluppo urbano subì una nuova accelerazione nel 1992 con la legge su Ørestad (Ørestad Act), figlia dell’intenzione da parte della Municipalità di superare una fase di pesante recessione economica. Ørestad divenne parte fondamentale della “cura” individuata per risolvere il problema: consisteva nella trasformazione da un’economia di tipo industriale a una basata sul settore terziario, sviluppato attorno a una fitta rete di servizi.

La costruzione del ponte sull’Øresund riuscì ad attrarre i pendolari provenienti dalla città svedese di Malmö e creare di fatto un nuovo distretto che funziona da contrappunto al vecchio centro città. Questo sviluppo rispettava il “Five fingers plan”, andando a rafforzare l’asse di Amager attraverso la realizzazione dell’Ørestad boulevard e della linea metropolitana di superficie M1 che strutturano insieme la mobilità del nuovo quartiere nel quadrante sud della città. Il corridoio verde è caratterizzato dalla presenza di un canale che sfocia in un lago posizionato al limite del costruito e apre la vista sul paesaggio della campagna danese.

Nei primi anni 2000, dopo le infrastrutture primarie, si avviò la costruzione di una serie di edifici con la finalità di realizzare un tessuto edilizio vibrante, caratterizzato dalla varietà tipologica e funzionale. Molti di questi sono stati costruiti, mentre altri sono in fase di ultimazione nel rispetto del programma, che prevede il completamento del nuovo quartiere entro il 2025.

 

A nord, la città del futuro

Nel frattempo, a nord, la città sta subendo una nuova trasformazione, figlia dell’operazione di Ørestad. Visto il successo di quanto fatto a sud, la CPH City and Port Development (società creata nel 2007 dalla fusione della Ørestad Development Corporation con l’Autorità portuale e responsabile per la città di Copenaghen dello sviluppo urbano delle aree portuali) presenta nel 2009 il più grande progetto di sviluppo urbano del territorio scandinavo: The Sustainable City of the Future. Una grande opera di riqualificazione, conversione e recupero del distretto di Nordhavn, situato a quattro chilometri dal centro, interamente adibito al trasporto navale e alle attività industriali.

Questo nuovo progetto sancisce, qualora ce ne fosse bisogno, la volontà della capitale danese di diventare modello assoluto di città sostenibile, nella quale la qualità di vita dei suoi abitanti è posta a fondamento di tutte le dinamiche di sviluppo sia urbane che sociali.

 

Verso le emissioni zero, con nuove isole e spiagge

A Nordhavn il progetto di sviluppo è il risultato del concorso internazionale lanciato nel 2008 che prevede, entro il 2050, di configurare una città a emissioni zero basata interamente su trasporti pubblici e mobilità sostenibile. Anche in questo caso, il nuovo distretto è collegato alla rete principale di metropolitana e quindi al centro attraverso la linea M3 (Cityringen) che si sviluppa lungo un percorso circolare di 15,5 km provvisto di 17 stazioni servito con motrici automatiche in soli 24 minuti. Nella fattispecie, essendo l’area portuale, la sostenibilità ambientale è rivolta prevalentemente verso l’acqua e il piano prevede la realizzazione d’isole artificiali che, come Amager Strandpark a sud, doteranno il nuovo distretto di ampie spiagge per godere del mare nelle stagioni più calde.

 

Lo sviluppo architettonico recente

Il progetto urbano traccia lo sviluppo architettonico, che a Copenaghen da sempre è caratterizzato da un tessuto eterogeneo, capace di mettere a sistema grandi edifici con una trama minuta che vuole ricreare una dimensione dell’abitare riferita al villaggio.

Muovendosi all’interno dei nuovi quartieri è singolare imbattersi in idilli nascosti da edifici di scala urbana. È il caso del complesso residenziale di Fælled Kvarter, realizzato dietro la Royal Arena di 3XN su progetto dello Studio ONV nella parte terminale di Ørestad; o del piccolo insediamento abitativo di Frikvarteret a Nordhavn che, in posizione defilata rispetto al parcheggio multipiano di Jaja Architects e delle Portland Towers, disegna un microcosmo fatto di case a patio su due piani e case a piani sfalsati su tre livelli. Questi edifici, progettati dallo studio Sangberg, s’inseriscono all’interno del contesto portuale addossandosi alle murature superstiti dei vecchi magazzini, creando un’atmosfera del tutto inaspettata rispetto al contesto urbano in cui ci si trova.

In questa trama eterogenea spiccano le opere di ultima realizzazione, che ricoprono un ruolo rilevante a scala urbana e che hanno indubbiamente contribuito alla nomina UNESCO a Capitale mondiale dell’architettura.

 

Il contenitore urbano di OMA

Tra le più rilevanti vanno segnalate quelle architetture che svolgono un ruolo nella vita pubblica. Prima fra tutti il Blox, ossia il contenitore progettato da OMA che sintetizza la complessità urbana di Copenaghen, sia per la ricchezza del programma funzionale che per la capacità di essere “nodo urbano” in grado di confrontarsi con la città storicizzata e con quella contemporanea. Al suo interno si trova il DAC (Danish Architecture Center) che sarà una tappa obbligata per l’anno da Capitale mondiale dell’architettura, con una serie di eventi in essere come il DAC Architecture Run, il City Walks e il congresso mondiale UIA (2-6 luglio). Le rassegne collegate agli eventi inizieranno dal 24 marzo con la mostra “So Danish!” che racconterà la storia dell’evoluzione architettonica danese dall’epoca dei Vichinghi ai giorni nostri.

 

La torre di C.F. Møller Architects

Sulla scorta degli edifici di carattere pubblico va segnalata la nuova Maersk Tower progettata da C.F. Møller Architects quale estensione del Panum Building dell’Università di Copenaghen. Il nuovo edificio si pone in contrasto con quello degli anni settanta, caratterizzato dal linguaggio brutalista e dalla spiccata introversione, aprendosi alla città e cercando il dialogo con il quartiere di Nørrebro. L’edificio a forte sviluppo orizzontale, a dispetto della sua evidente emergenza verticale, è un’architettura tentacolare che disperde la sua massa sul terreno, lasciandosi attraversare dal verde e trasformandosi così in luogo di transito per gli abitanti del quartiere. L’intento è quello di aggiornare l’immagine del centro scientifico isolato e riservato, per offrire un luogo che sia parte dei percorsi urbani, attraversando il quale si connettono la Nørre Allé e la Blegdamsvej, altrimenti separate e distanti. Gli studenti e i ricercatori possono sfruttare la pista ciclabile che in alcuni tratti è pensile e giunge al deposito per biciclette nell’interrato della torre, dove un cancello si apre automaticamente quando un ciclista si avvicina.

 

Copenhill, il nuovo landmark di BIG

Sulla stessa onda non è possibile non citare l’invenzione di Bjarke Ingles per il termovalorizzatore della città. La struttura situata ad Amager Bakke è diventata uno dei landmark del paesaggio cittadino che caratterizza con il suo “sbuffo” le stagioni fredde e che arricchisce la piatta orografia di Copenaghen con un suolo artificiale che diventa una pista da sci, oltre che la parete artificiale di arrampicata più alta del mondo con i suoi 85 metri. CopenHill diventa una nuova destinazione per famiglie e amici che vogliono cimentarsi in attività sportive difficilmente praticabili nel territorio danese. L’edificio a destinazione produttiva, che in altri casi sarebbe stato confinato entro un recinto, diventa un pezzo di città pubblica fruibile a tutti, l’unico termovalorizzatore al mondo (finora) economicamente, ecologicamente e socialmente redditizio.

 

Il parco giochi sul tetto di Jaja Architects

Tornando a nord, concludiamo il tour con il già citato Park’n’Play progettato dai Jaja Architects che a Nordhavn disegnano un playground sulla copertura di un parcheggio multipiano e lo avvolgono all’interno di una pelle il cui disegno è caratterizzato dalla presenza di una scala pubblica esterna che collega la quota della città a quella della copertura. Anche in questo caso l’edificio diventa parte delle dinamiche riferite alla quotidianità degli abitanti del quartiere. La facciata esposta a sud ospita un giardino pensile e un murale che accompagnano le persone durante l’impegnativa salita per raggiungere il divertente playground. ove si apre l’orizzonte ad est sul Forte di Trekroner e, ancora oltre, verso l’Øresund.

Immagine di copertina: Portland Towers, progettate dallo Studio Design Group Architects, costruite nel 2014 (© Giuliano Valeri)

 

Autore

  • Giuliano Valeri

    Architetto e dottore di ricerca in progettazione architettonica e urbana. Si laurea con lode all’Università degli Studi di Roma Tre e consegue il dottorato di ricerca all’Università Sapienza di Roma. Fonda lo Studio di architettura 404DESIGN, vincitore di premi in concorsi nazionali e internazionali. Svolge attività didattica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre

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Last modified: 8 Marzo 2023