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Laura Villa BaroncelliScritto da: Mosaico Patrimonio Progetti

Vivere sul confine. Dove una linea divide le case, e una biblioteca unica

Vivere sul confine. Dove una linea divide le case, e una biblioteca unica
Reportage dalla Haskell Free Library e dalle Line Houses lungo la linea di frontiera tra Stati Uniti e Canada. Un piccolo edificio culturale di inizio Novecento, cinque semplici case, comunità divise, una storia di paradossi tra paure, controlli e pregiudizi

DERBY LINE (Vermont, Stati Uniti d’America) – STANSTEAD (Québec, Canada). Al confine tra Stati Uniti e Canada, tra Derby Line nel Vermont e Stanstead in Québec, sorge un edificio attraversato dal confine stesso. È la Haskell Free Library and Opera House, una biblioteca costruita nel 1904 esattamente sul 45° parallelo. L’edificio ha attirato un’attenzione insolita lo scorso anno, quando Kristi Noem, appena nominata a capo del Department of Homeland Security, il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, ha visitato la biblioteca. Nelle settimane successive sono state introdotte nuove restrizioni per i visitatori canadesi, e la storia ha avuto ampia risonanza internazionale.

 

Il 45° parallelo, linea virtuale che diventa reale

Kathy Converse, ex insegnante di inglese in pensione e volontaria della biblioteca da più di 20 anni, mi racconta della visita mentre mi accompagna tra le sale. Scaffali in legno, tavoli di lettura, finestre alte: l’impianto è quello di una biblioteca civica di inizio Novecento, se non fosse per la striscia nera sul pavimento che attraversa le stanze e segna il confine.

Di solito la si passa senza farci caso. Noem la trasforma in strumento retorico, ripetendo una formula già usata da Donald Trump nei mesi precedenti: il Canada come 51° stato. “Continuava a fare avanti e indietro – mi dice Kathy – Da un lato diceva USA, dall’altro 51° stato”. Al piano superiore si apre il teatro, con l’arco scenico decorato, i fondali dipinti originali e parte delle scenografie storiche. Il palco è in Canada; le sedute e l’ascensore che conduce alla sala cadono invece sul lato statunitense.

È un luogo nato quando il confine era aperto – mi spiega Kathy – Non c’erano restrizioni, non c’erano autorità di frontiera. Le due cittadine erano separate solo sulla carta”. Oggi quella condizione richiede una gestione minuta. Durante la pandemia, mi racconta, anche l’organizzazione degli eventi e degli accessi ha dovuto adattarsi a regole diverse sui due lati della frontiera. Ogni cambiamento normativo impone aggiustamenti, incontri con le autorità e nuove soluzioni di compromesso. Dalla finestra Kathy mi indica la casa di fronte. Una fascia verticale scura attraversa la facciata, dall’alto fino al terreno. Segue esattamente il tracciato del confine. La biblioteca non è l’unico edificio tagliato dalla linea.

All’inizio succede per una misurazione imprecisa. Alcune case vengono costruite senza sapere con esattezza dove passi il confine e, quando la posizione del 45° parallelo, che in questa regione segna gran parte della frontiera tra Vermont e Québec, viene corretta nel corso dell’Ottocento, alcune abitazioni già esistenti si ritrovano improvvisamente divise. Negli anni successivi altre case iniziano invece a essere costruite intenzionalmente sulla linea. Queste case, note come line houses, sono spazi ibridi – domestici, commerciali e giuridici – che in alcuni casi ospitano piccoli negozi, drogherie o uffici postali.

Rimangono tuttavia edifici ordinari: case in legno o mattoni di fine Ottocento, senza adattamenti particolari alla presenza del confine. È la linea che attraversa gli spazi esistenti – cucine, soggiorni, scale – dividendo ambienti progettati come unità domestiche continue. Durante il proibizionismo diventano luoghi ambigui, dove si può bere dal lato canadese senza attraversare formalmente il confine, ma spostandosi di pochi passi all’interno dello stesso edificio.

Poi, negli anni Venti, la situazione cambia. Vengono introdotte nuove regole e la linea di confine deve restare leggibile, libera, sorvegliabile; costruire a ridosso diventa una pratica eccezionale sottoposta ad autorizzazione, di fatto segnando la fine di nuove line houses.

 

Pattugliamenti e abbandono

Oggi tra Derby Line e Stanstead restano 5 edifici divisi dalla linea, oltre alla biblioteca. Molti hanno due indirizzi postali. Porte su entrambi i lati. Ma la giurisdizione dipende dall’ingresso principale: è lì che si pagano le tasse e da cui derivano i servizi pubblici.

Davanti a una di queste case incontro Jeremy Smith. Sta tagliando l’erba lungo il bordo del prato. La linea passa attraverso la casa in cui lavora: la cucina è in Canada, mi dice, e il soggiorno negli Stati Uniti. Aggiunge che per tagliare l’erba serve un permesso e che bisogna restare sul prato, senza salire sull’asfalto. Ho un attimo di esitazione. Le telecamere sono visibili lungo il margine della proprietà. “Se attraversi la catena – continua, indicando un tratto metallico teso tra due pali – sparisci. Non ti rivediamo per un po’”. Ride.

Non ci sono muri continui. Ci sono soglie minime, linee, divieti puntuali. Durante le ore in cui resto lì, due giovani uomini si avvicinano alla linea e vengono fermati quasi subito da agenti canadesi, prima ancora di attraversare. Poco dopo arriva un gruppo di motociclisti bianchi su Harley-Davidson. Scendono, oltrepassano la linea, si fanno fotografare dall’altro lato. Scherzano, posano. Ripartono.

Quand’è stata l’ultima volta che sei andata a Stanstead?”, chiedo a Kathy. Non ricorda. Non va più molto spesso, ma mi dice che c’è una buona pasticceria non troppo lontana. A Derby Line tutto ciò che ho visto è una stazione di servizio.

Tra i due ingressi ufficiali del valico attuale si apre una fascia di circa 200 metri. Un tempo era occupata da negozi, uffici, abitazioni. Oggi appare come un corridoio sospeso. Le vetrine sono chiuse, alcune oscurate con pannelli di legno. La maggior parte degli edifici sembrano abbandonati. Vedo il retro della casa in cui lavorava Jeremy. Porte e finestre sono sbarrate, come se metà dell’edificio fosse stata progressivamente disattivata. Negli ultimi anni la presenza di edifici transfrontalieri è diventata progressivamente un problema amministrativo sempre più difficile da gestire. A partire dalla fine del 2018, alcune case private in zone più remote scompaiono dalle immagini satellitari, al loro posto blocchi di granito affiorano sui prati come puntini di sospensione.

Nel 2019 la U.S. Customs and Border Protection ha avviato un programma pilota in Vermont e Montana per una variante adatta ai climi freddi delle torri autonome già testate sul confine meridionale. Queste strutture, torri di sorveglianza dotate di radar e telecamere a lungo raggio, operano in modo continuativo. Sistemi di analisi basati su Intelligenza Artificiale rilevano i movimenti e trasmettono segnalazioni alle pattuglie sul territorio. Nel 2020 il Department of Homeland Security, amplia il programma con un contratto che arriva fino a 250 milioni di dollari. La biblioteca è rimasta a lungo un luogo di eccezione. Per più di un secolo i canadesi hanno parcheggiato accanto all’edificio, hanno percorso il marciapiede e sono entrati dalla porta principale senza passare dalla dogana.

 

Accessi separati, porte che non si aprono

Nelle settimane successive alla visita di Kristi Noem, le modalità di ingresso cambiano: una delle porte posteriori, originariamente uscita di emergenza, viene trasformata in accesso separato per i visitatori canadesi. L’ingresso principale non è più utilizzabile da chi arriva dal lato nord. La misura viene giustificata con ragioni di sicurezza: secondo le autorità statunitensi, l’accesso diretto dal lato canadese avrebbe favorito attività illegali nell’area, anche se gli episodi pubblicamente documentati restano limitati a un singolo caso risalente ai primi anni 2010. Il caso riguarda un traffico di armi avvenuto tra il 2010 e il 2011 attraverso l’edificio della biblioteca; la condanna giudiziaria è stata pronunciata nel 2018.

Mentre all’esterno compaiono nuove telecamere, alcune nascoste in piccole strutture che imitano casette per uccelli o elementi del paesaggio, la linea fisica del confine rimane discreta. La trasformazione non è spettacolare. Non ci sono grandi barriere continue. L’infrastruttura di controllo si sposta altrove: negli accessi, nei protocolli, nei percorsi consentiti. Sensori, software, rilevamento remoto e torri autonome appartengono a un’altra materialità del controllo che rimanendo meno visibile, diventa spesso più facile da autorizzare, finanziare e moltiplicare.

Anduril Industries è tra le società che hanno contribuito in misura maggiore allo sviluppo di questa nuova infrastruttura di frontiera, in particolare attraverso la realizzazione di gran parte delle torri autonome installate negli ultimi anni. Uno dei suoi principali soci fondatori, Trae Stephens, aveva guidato nel 2016 il team di transizione del Dipartimento della Difesa per la prima amministrazione Trump. L’anno successivo fonda Anduril, che da allora si assicura centinaia di contratti federali per un valore complessivo nell’ordine di diversi miliardi di dollari. All’inizio di quest’anno lo United States Army ha assegnato alla società un contratto framework fino a circa 20 miliardi di dollari per lo sviluppo e l’integrazione di sistemi militari basati su software, sensori e tecnologie autonome.

Dentro la biblioteca, la linea resta una striscia sottile sul pavimento. Ma dall’ottobre scorso anche la porta posteriore è stata chiusa. Per entrare in biblioteca bisognerà passare la dogana.

 

Immagine di copertina: la linea di confine all’interno dell’Haskell Free Library and Opera House

 

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Tag: , , , , , , , , , Last modified: 8 Aprile 2026