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Margherita ToffolonScritto da: Design Reviews

Un’ora di luce per 40 anni di lampade e arte

Un’ora di luce per 40 anni di lampade e arte
Davide Groppi espone alla galleria Volumnia di Piacenza: una mostra antologica, un percorso tra scultura, artigianato e design che stupisce per le relazioni spaziali che genera con la chiesa di Sant’Agostino

 

PIACENZA. Il titolo della mostra “Un’ora di luce” alla galleria Volumnia di Piacenza è una contraddizione in termini rispetto ai 40 anni dedicati da Davide Groppi a infondere luce negli spazi in cui viviamo.

La scenografica chiesa sconsacrata di Sant’Agostino (qui il racconto della mostra dello scorso anno) accoglie una serie di allestimenti a tema che raccontano la visione metafisica del designer e imprenditore piacentino in contrapposizione con l’attuale preoccupante situazione internazionale.

Groppi racconta in prima persona di come la sua luce possa diventare strumento di consolazione, di sospensione dalla realtà e nello stesso tempo dimostra di non aver paura di confrontarsi con l’architettura, anche quella maestosa come nel caso del contenitore storico della mostra.

Lungo il percorso espositivo all’interno della navata centrale della chiesa sono lo stupore e la meraviglia, accompagnati da passaggi sonori e olfattivi, a prendere il sopravvento. La grande sospensione “Moon” all’ingresso proietta direttamente in un mondo immaginifico che man mano assume diverse scenografie.

Le cinque “Utopie” (espressione di Luce, Cosmo, Leggerezza, Sospensione e Magia) sono rappresentate all’interno di spazi perimetrati dove la composizione di varie fonti di luce evoca paesaggi cosmici o metamorfosi climatiche fra natura e artificio o mette in evidenza la ricerca estetica e tecnica perseguita negli anni. I tre episodi successivi rappresentano lavori iconici a luce diffusa, diretta e indiretta, da quelli degli esordi come “Cèunpòdirugginedentrome” e “Tropical” realizzati con pochi mezzi economici nel piccolo laboratorio nel centro di Piacenza, a quelli recenti più sofisticati e con materiali più performanti.

Da qui si scopre che il mondo di Davide Groppi ha avuto origine dalla passione per l’assemblaggio e l’elettricità trasmessa dal padre e che la lampadina è stato lo strumento per scoprire tutto lo spettro elettronico.
Matematica, gioco, arte, con René Magritte e Alexander Calder fra gli artisti di riferimento, si fondono nelle sue creazioni che hanno in comune la capacità di stupire per gli effetti di luce e la proporzione delle parti senza mai perdere l’aspetto funzionale facendo proprio l’assioma “la cosa peggiore é fare oggetti insignificanti” del matematico e filosofo francese Renè Thom.

Le lampade devono fare luce ma sono delle forme con un preciso significato. Lo dimostrano anche le due presentate in anteprima: la lampada da tavolo “Vera”, un cono di vetro trasparente con base cilindrica in rosso laccato in cui la lampadina diventa un ologramma all’accensione e “Umasi”, un paralume geometrico in una particolare carta che può essere alzato e abbassato lungo un cavo stando seduti in poltrona.

Sotto la grande cupola dell’abside la luce acquista un aspetto più funzionalista. È centrata su una selezione di opere della collezione della galleria fra design, scultura e alto artigianato con la funzione di metterne in evidenza dettagli e finiture.

Immagine di copertina: immagine di Moon nella mostra “Davide Groppi. Un’ora di luce”, Volumnia, Piacenza, 2026 (courtesy Davide Groppi)

“Davide Groppi. Un’ora di luce
Volumnia, Stradone Farnese 33, Piacenza
26 marzo 2026 – 26 maggio 2026
A cura di Marco Sammicheli

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Tag: , , , , , , , Last modified: 1 Aprile 2026