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Scritto da: Città e Territorio Forum Reviews

I paesaggi che curano

I paesaggi che curano
Il rapporto tra luoghi e benessere al centro delle Giornate di studio della Fondazione Benetton. Una prospettiva necessaria, introdotta della responsabile di progetti e ricerche dell’istituto trevigiano

 

Secondo la definizione dell’enciclopedia Treccani online, “salute” (in inglese health) è lo “stato di benessere fisico e psichico, espressione di normalità strutturale e funzionale dell’organismo considerato nel suo insieme” e dunque non la “semplice assenza di malattie o di lesioni evolutive in atto, di deficit funzionali, di gravi mutilazioni, di rilevanti fenomeni patologici, ma una condizione di complessiva efficienza psicofisica”.

Il neologismo Healthscapes, termine che richiama il tema e il titolo della ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio della Fondazione Benetton, si fonda sull’unione delle parole “salute” e “paesaggi” ed esprime con immediatezza, e senza possibilità di equivoco, un legame indissolubile.

 

Biofilia e salute

Senza definire qualcosa di circoscritto, il termine Healthscapes tiene insieme svariate questioni che trovano un denominatore comune nell’influenza che l’ambiente fisico e il paesaggio esercitano, in molti modi diversi, sul benessere e la salute dei viventi, così come è stata definita.

Si pensi, ad esempio, e non solo in prospettiva antropocentrica, alla salubrità/tossicità dell’aria, dell’acqua e del suolo oppure alla disponibilità o meno, nelle città che abitiamo, di spazi accessibili a tutti per l’esercizio fisico e la socialità, per coltivare il proprio cibo o, semplicemente, per entrare in contatto con la natura e goderne tutti i ben noti benefici, sui quali disponiamo ormai da decenni di una corposa letteratura scientifica che sostiene e integra le conoscenze empiriche, offrendo ampie dimostrazioni, sia per quanto attiene alla sfera fisica che a quella psichica.

Semplificando molto, si tratta dell’ipotesi della biofilia, concetto introdotto dal celebre psicanalista Erich Fromm nei primi anni ’60 (1964) e ripreso 20 anni dopo dall’insigne biologo Edward Wilson, che collega l’attrazione per la natura alla lunga storia dell’evoluzione della specie umana, ai milioni di anni nei quali l’uomo si è relazionato con la Terra, stringendo un legame profondo, complesso e inscindibile con l’ambiente e gli altri esseri viventi.

I luoghi incidono sulla salute anche a causa di una serie di problematiche legate alla loro condizione, così come viene percepita da chi li abita: di fronte all’omologazione, banalizzazione e purtroppo, in alcuni casi, distruzione del paesaggio è sempre più frequente provare un senso di smarrimento, una sorta di spaesamento dovuto alla perdita di riferimenti abituali che può evolvere fino a determinare sensazioni di angoscia e vera e propria depressione a causa del degrado di ambienti nei quali si vive ma non ci si riconosce più.

La devastazione (e la bruttezza) dei paesaggi spesso corrisponde alla devastazione dello stato d’animo degli abitanti che male sopportano lo stravolgimento dei loro luoghi di vita, tanto più quando questo è determinato da trasformazioni calate dall’alto con regole imposte senza alcuna possibilità di mediazione.

 

Natura, inclusività, ecoansia

Allargando lo sguardo alla scala planetaria, gli effetti del clima sulla salute dei viventi e gli impatti delle sue variazioni nella storia della vita sulla Terra sono tutte manifestazioni della connessione, sono tutte manifestazioni della connessione tra la salute del pianeta e quella dei suoi abitanti. Si genera un’interdipendenza fatta di relazioni spesso invisibili che si può riassumere nell’efficace espressione one-health, in riferimento a una visione olistica che imporrebbe un modo diverso di stare al mondo e di agire in quanto esseri umani seguendo (nella sfera sanitaria, paesaggistica, urbanistica, agricola, industriale) un approccio sistemico e multidisciplinare, sempre riferito a questa “salute unica”.

Che invece, purtroppo, appare continuamente messa a dura prova da innumerevoli fattori negativi, comprese – soprattutto nelle giovani generazioni – le conseguenze dal punto di vista psicologico della consapevolezza degli effetti disastrosi dei comportamenti umani rispetto all’emergenza ecologica (ecoansia).

Nello scenario inquietante che viviamo – crisi ambientale, collasso ecologico, sesta estinzione di massa –, il progetto paesaggistico, alle diverse scale, a partire da quella del giardino, ha un ruolo decisivo che, pur essendo insito nella definizione stessa della pratica, ancor oggi spesso non viene riconosciuto.

La progettazione di parchi e giardini terapeutici per la cura dei nostri corpi e delle nostre menti attraverso il contatto con la natura evidentemente è fondamentale e va sostenuta a tutti i livelli, ma una vera e propria svolta deve avvenire a monte, con una presa d’atto comune che ogni azione di trasformazione sull’ambiente e il paesaggio richiede un pensiero e un disegno consapevoli, un agire etico grazie al quale gli ambiti urbani (e non solo) possano essere concepiti per il benessere, individuale e collettivo, di chi li abita; siano inclusivi del mondo animale, vegetale e minerale; possano favorire le interazioni complesse tra viventi; siano sempre orientati alla cura del pianeta e quindi anche di noi stessi.

Immagine di copertina: Lungomare di Malmö, progetto e foto di Jeppe Aagard Andersen (courtesy Fondazione Benetton)

 

Per approfondire

“Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere” è il titolo delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio 2026 della Fondazione Benetton Studi Ricerche. Si svologono giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, presso l’auditorium di Palazzo Bomben, in via Cornarotta 7 a Treviso. Le Giornate di studio sul paesaggio sono progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon. Una due giorni di incontri e dibattiti, che coinvolgerà una quindicina di relatori italiani e stranieri, – esperti, studiosi, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dall’architettura del paesaggio all’ecologia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze –, e che riserverà uno spazio speciale anche al linguaggio del cinema, per proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio, tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana. Per informazioni: paesaggio@fbsr.it

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Tag: , , , , , Last modified: 24 Febbraio 2026