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Davide VargasScritto da: Città e Territorio Patrimonio Reviews

Teatro Sannazaro, le fiamme nel cuore di Chiaia

Teatro Sannazaro, le fiamme nel cuore di Chiaia
Un incendio ha distrutto uno degli edifici simbolo di Napoli e della sua identità culturale. Il racconto intenso di un luogo da ricostruire criticamente

 

NAPOLI. Le immagini dell’ottocentesco Teatro Sannazaro in fiamme hanno svegliato la città il 17 febbraio. L’edificio con forte valore culturale, di proprietà privata, è imploso: distrutta completamente la sala teatrale, crollata la copertura. Qui la cronaca de “Il Mattino”. L’incendio, probabilmente di origine colposa, ha cancellato completamente un frammento identitario di Napoli, legato principalmente alla commedia napoletana. Si stimano danni compresi tra 60 e 80 milioni di euro.

Ma è soprattutto la perdita repentina e improvvisa di un patrimonio architettonico a colpire. A fiamme appena spente arrivano le promesse delle istituzioni (dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi al ministro della cultura Alessandro Giuli) per una veloce ricostruzione. Che dovrà ovviamente confrontarsi con modalità e approccio all’intervento. In questo senso significativo ricordare l’appello di un nutrito gruppo di intellettuali: “La ricostruzione del Sannazaro deve diventare qualcosa di più: un progetto-pilota nazionale, capace di inaugurare un modello replicabile di rinascita dei teatri storici italiani fondato sull’alleanza tra pubblico e privato, tra istituzioni e comunità, tra cultura ed economia”.

In attesa di tornare criticamente sul progetto di ricostruzione, Davide Vargas, autore del libro “Napoli infinita” (La nave di Teseo, 2025) ci offre un’intensa descrizione del Teatro nel suo contesto urbano.

Santa Caterina

Alla fine di via Chiaia lo slarghetto su cui affaccia la chiesa di Santa Caterina è il vestibolo del salotto triangolare dedicato ai napoletani martiri nelle rivoluzioni per la libertà. Alla base dell’obelisco progettato da Enrico Alvino il leone morente ricorda i martiri della Repubblica Partenopea, il leone trafitto i carbonari del 1820, il leone sdraiato i liberali del 1848 e il leone in piedi i caduti garibaldini del 1860. Superato l’ingresso di palazzo Cellamare adornato dai vasi di gerani in fila sul parapetto, sotto lo sguardo appannato di Sylvester Stallone che su un grande manifesto domina lo spazio sottostante, ti incammini praticamente sotto il fogliame degli alberi che ti si ricongiungono in testa e poi ti accoglie la luce come all’uscita di un tunnel. 

Ai tavolini del bar le persone bevono caffè mentre un uomo trasandato fa il giro chiedendo monete, passano i monopattini che rallentano ma poco e fanno zig zag. La chiesa di Santa Caterina è del principio del Seicento, i decori sono settecenteschi e i rimaneggiamenti risalgono a tempi più recenti. La facciata è modesta, incastrata di fianco a un edificio rosso che fa angolo con via Filangieri e ortogonale alla sede della municipalità che invece fa angolo con via Santa Caterina. Scandita da due coppie di paraste copre solo la parte centrale della chiesa, nell’ordine inferiore si apre il portale di ingresso e in quello superiore un arcone accompagna il timpano triangolare e si innesta su due monconi di trabeazione. L’interno è più ampio e ricco. 

L’impianto è a croce latina con cappelle laterali, le decorazioni barocche ti avvolgono con i toni dorati del giallo di Siena e vermigli del rosso barocco, lo spazio è articolato e fluente. Le opere di Antonio Sarnelli sono collocate sull’altare maggiore, sulla controfacciata e in una cappella laterale. La chiesa venne fondata agli inizi del Seicento con l’annesso monastero che oggi ospita gli uffici comunali. Nella città come in ogni città ci sono monumenti minori che acquistano valenza per il carattere ambientale che determinano insieme al contesto. 

 

La bomboniera della città

Dentro questo paradigma anche gli episodi minori diventano importanti. Di fronte sul portone d’ingresso al palazzo che definisce l’invaso c’è inscritta la data del 1881, a pochi passi il portale della SS. Resurrezione è incastonato nella facciata di un palazzo giallo. Ancora pochi metri, il teatro Sannazaro inaugurato nel 1847, fu progettato da Fausto Niccolini figlio di Antonio che disegnò la facciata del San Carlo. Sotto la pensilina d’ingresso merlata come una tenda la scritta con il nome del teatro mostra i caratteri della Belle Époque. 

L’interno a pianta circolare più che ellittica fu decorato in bianco e oro da Vincenzo Paliotti. La bomboniera della città, come fu definito, ospitò lo storico incontro tra Eduardo De Filippo e Luigi Piarndello. E poi a seguire nella cortina edilizia la parrocchia di Santa Maria della Mercede con una facciata neoclassica che denuncia tutte le trasformazioni subìte dalla struttura originaria costruita dai Padri Mercedari tra il 1574 e il 1640 sulla preesistente cappella di Sant’Orsola. 

È un viaggio strano quello di oggi, sarò passato milioni di volte da queste parti ma ora sto dando nome alle cose che escono così dall’anonimato, come a un battesimo. Il nome non basta ma è il punto di partenza, poi vai a ricercare la storia, i nessi, le vicende della città, i suoi eroi e se è il caso le sue leggende. È il diario di come si attiva un processo di conoscenza. Quando accade ti senti bene, più consapevole. C’è un’altra Santa Maria della Mercede a via San Sebastiano, appena la imbocchi da sopra, come una pietra miliare. Monumento più nobile, nato nel Cinquecento ad opera di un’associazione pia che aveva lo scopo di riscattare i cristiani catturati dai musulmani. 

Le navi dei cosiddetti barbari dopo aver attaccato le coste calabresi e cilentane si erano spinte fino a Napoli sbarcando a Mergellina, Ischia, Massa Lubrense e saccheggiando e facendo prigionieri. I quali venivano riscattati dai parenti ma per i molti poveri non ci sarebbero state speranze se non con l’intervento dell’istituzione che salvava loro la vita. Il titolo completo della chiesa è Santa Maria della Mercede o della Redenzione dei Cattivi. Il restauro del Settecento è in pieno linguaggio barocco, rimane la facciata decorata da Ferdinando Sanfelice come un grande apparato da festa con tutto il repertorio di drappi putti e festoni realizzati in stucco laddove nelle feste venivano usate stoffa e cartapesta. 

Sanfelice lavora pure all’altare dove interviene anche l’altro grande protagonista dell’architettura barocca napoletana, Domenico Antonio Vaccaro o forse la sua bottega. Infine c’è un bel Teodoro d’Errico sulla controfacciata. Gli atomi della città stabiliscono nessi tra loro, il grafo si compie e ogni esperienza di conoscenza si fa più molteplice. Un’ultima tappa nel viaggio di oggi è il Cinema Metropolitan. L’architetto Filo Speziale ha legato il suo nome al discutibile grattacielo di via Medina, perciò merita un risarcimento. È stata una delle prime donne architetto in Italia e la prima in assoluto a laurearsi a Napoli, il Cinema Metropolitan realizzato nel 1948 fu un intelligente e ardito riuso di una cavità naturale e l’ingresso nord alla Mostra d’Oltremare declinava un ricco sistema di voltine in cemento andate poi perdute. Ma è Palazzo Della Morte a rappresentare al meglio il suo talento. I piccioni stanno banchettando sul bordo del marciapiede dove qualche giorno fa eppure è un secolo c’era un gazebo elettorale, ecco che arriva il mio amico e ci possiamo sedere a prendere un caffè.

Immagine di copertina: Teatro Sannazaro, Napoli (© www.teatrosannazaro.it)

 

Per approfondire

 

Il racconto riportato (dal titolo “Santa Caterina a Chiaia”, datato 16 settembre 2022 e adattato dopo l’incendio del Sannazaro) è uno dei 350 testi che Davide Vargas ha inserito nel suo libro “Napoli infinita” (La Nave di Teseo, 2025, 528 pagine, 22 €). Si tratta di una pubblicazione che completa “Napoli scontrosa” confermando la struttura per racconti, itinerari e luoghi. Una formula particolare volta a costruire, pezzo dopo pezzo, l’immagine di una realtà che è necessariamente complessa, come scrive Vargas nella premessa. “Sette anni di viaggi vorrei avessero tracciato una mappa complessa, dove accanto a luoghi noti e celebrati vivono qualità di angoli sconosciuti e periferie difficili, architetture trascurate solo perché figlie del Novecento modernista, manufatti abbandonati e fabbriche dismesse che conservano il sogno dell’emancipazione, paesaggi violati. Una specie di mappa animata, comprensiva di storie urbane e individuali, leggende, frasi, visioni, accadimenti, trasformazioni, punti di vista, mitologie, colori, sensazioni, alternanze di stagioni e condizioni metereologiche, odori, profumi, suoni, radici. Attraversata per un momento dalla felicità collettiva dello scudetto che ha invaso strade e piazze. Tutto con lo sfondo immancabile del mondo che perentoriamente fa sentire il fragore della sua voce, lo scoppio delle bombe che ne insanguinano i territori, le speranze che annegano nei suoi mari. E mentre viaggi può accadere che decollino memorie personali e si riconoscano paesaggi interiori”.

 

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Tag: , , , , , Last modified: 21 Febbraio 2026