Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un professionista sulle procedure concorsuali e sulla selezione dei giurati. A partire dall’esperienza personale di partecipazione ad un recente, e affollatissimo, concorso per una scuola a Biassono (Monza e Brianza)
La mancanza dei concorsi è una delle principali caratteristiche che distinguono l’architettura italiana dalle altre architetture europee. Quando succede, dopo molto tempo, che viene pubblicato il bando di un concorso vero, cioè di un concorso per partecipare al quale non vengono richiesti requisiti speciali di capacità economico-finanziaria (fatturato) e tecnico professionale (progetti analoghi) e quando l’aggiudicazione comporta il mandato, e non soltanto un premio di entità ridicola, è una festa.
È successo nel 2024: il Comune di Biassono insieme alla Provincia di Monza e Brianza ha bandito un concorso per realizzare una scuola elementare di 25 aule, con i laboratori, la mensa, la palestra con tribuna per il pubblico e una biblioteca civica, oltre a parcheggi per 100 auto e un parco comunale. Un concorso importante, organizzato in due fasi, al quale hanno partecipato ben 328 architetti, assetati di competizione progettuale. Al bando, elaborato con intelligenza amministrativa, erano allegato un “Documento di indirizzo alla progettazione” completo delle motivazioni storiche e didattiche e delle informazioni necessarie per progettare il complesso scolastico a Biassono.
L’area scelta ha una superficie di circa mq 16.000 ed è sita al centro di una densa urbanizzazione residenziale di casette di due piani. Particolarmente insistente, nel Documento, era la richiesta della ottimizzazione delle caratteristiche energetiche. Solo un paio di dubbi hanno trattenuto molti dall’adesione immediata. Il primo era relativo all’impegno di spesa ritenuto sottodimensionato (un costo massimo di costruzione di € 9.600.000 per una superficie lorda prevista di mq.7.400, cioè circa € 1.300/mq). Il secondo era la mancanza di conoscenza dei nomi dei componenti della giuria, che in Italia è purtroppo una costante, determinata dal terrore preventivo che la scelta dei giurati fin dalla fase di pubblicazione del concorso comporti la formazione di bande di architetti corrotti che potrebbero stipulare patti delinquenziali con i giurati già designati.
Mentre invece un impegno progettuale di alcuni mesi, con i pesanti costi conseguenti, dovrebbe essere confortato dalla garanzia che il proprio progetto verrà esaminato da colleghi che hanno l’esperienza necessaria per farlo, a maggior ragione quando il compito è reso davvero difficile dal numero dei partecipanti. Ma il fascino della sfida e della possibile prospettiva di conquistare un lavoro importante ha consentito di superare i dubbi. Il risultato è stato un disastro, che rende vana la qualità delle premesse.
Lo affermo con tutto il rispetto possibile per i colleghi autori del progetto vincitore, che lo hanno confezionato con grande cura e raffinatezza tecnica. Un progetto, selezionato dalla giuria con procedura assolutamente legittima, ma sul quale, con altrettanta legittimità esprimo il mio dissenso più completo. Un solo dato, di grande evidenza, rappresenta e riassume il motivo del dissenso: la nuova scuola elementare è formata da 8 edifici autonomi e separati. Basta questo dato, senza entrare nel merito del sistema costruttivo o della distribuzione, per definire un atteggiamento opposto a quello che dovrebbe oggi prevalere come criterio generale a proposito dei grandi temi della riduzione dell’occupazione del suolo, del risparmio energetico e del contenimento dei costi di costruzione e di gestione.
Le ragioni urbanistiche degli autori del progetto sono culturalmente motivate: il principio insediativo del progetto è la frammentazione del programma in più edifici, prevalentemente alti un piano, e la conseguente formazione di tanti spazi aperti di piccole dimensioni, mutuando il principio insediativo dal contesto residenziale diffuso, proponendo quindi un inserimento nel contesto simile ad una sua espansione con le medesime – economicamente e socialmente costosissime – regole.
Al contrario di quanto afferma la giuria, si tratta di un atteggiamento antiurbano, che sottende una mancanza di critica nei confronti di quel modello residenziale, oltre alla rinuncia a conferire all’edificio pubblico un ruolo di luogo eccezionale e di punto di riferimento nella geografia di quel territorio. Tutto ciò, ripeto, senza entrare nel merito, per esempio, delle questioni relative alla distribuzione, al funzionamento e alla razionalità dell’attività scolastica ospitata in 8 fabbricati.
Quale riflessione trarre da questa esperienza concorsuale, vissuta da 328 studi che hanno investito alcuni mesi di lavoro, di spese di studio e di compensi ai collaboratori? Per favorire lo sviluppo della cultura dei concorsi, è necessario certamente continuare a lavorare per illustrare alle pubbliche amministrazioni i vantaggi di scegliere, attraverso la procedura concorsuale, la soluzione migliore tra più proposte. Ma è anche necessario costruire le condizioni perché sia le pubbliche amministrazioni che gli architetti possano lavorare con la certezza della positività dell’esito del rispettivo impegno.
I giurati scelti per quel concorso sono certamente degli architetti professionalmente stimabili, ai quali devo il massimo rispetto. Tuttavia nessuno di essi (secondo quanto appare nei loro siti web) ha realizzato un edificio scolastico e si è confrontato con un tema così complesso e gravido di conseguenze sociali.
Bisogna fare i concorsi e, insieme, bisogna cominciare a discutere sulla necessità di stabilire qualche regola sulla scelta delle giurie.
Immagine di copertina: un’immagine del progetto vincitore del concorso per la realizzazione della nuova Scuola primaria in via Antonio Locatelli a Biassono (Monza e Brianza), 2024-2025. La proposta prima classificata è di Sinergo SpA con SUPERSPATIAL srl ed Elisa Sirombo. I documenti progettuali della seconda fase sono liberamente consultabili.






















