Si inaugurano i primi interventi di un ambizioso, originale ed emblematico, progetto di riqualificazione e integrazione funzionale. Sostenuto dai fondi europei, coinvolge comunità e tematiche ambientali
ROVERETO (Trento). Anche una pista ciclabile (nuova) che oggi finisce contro un muro può essere il segno di un nuovo orizzonte.
Grandi, piccole trasformazioni
Siamo a Rovereto, provincia di Trento, Vallagarina. Dalla parte opposta rispetto al MART (progetto ormai trentennale di Mario Botta, dove le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 vengono celebrate in questi giorni con la mostra “Sport. Le sfide del corpo”) c’è la stazione ferroviaria. Situazione liminale, percorsi interrotti, infrastrutture, ambiti produttivi dismessi, relazioni urbane limitate all’asse di via Rosmini che connette con la centralissima e omonima piazza.
Condizioni simili a quelle di tante città italiane medie e piccole. In cui le stazioni ferroviarie (dove i flussi non riescono a sostenere ambiziose, e prevalentemente commerciali, operazioni di restyling sul modello di Termini a Roma o Centrale a Milano) diventano luoghi di fragilità e disuguaglianze. Finendo con il cancellare, sotto una sostanziale dismissione sociale, anche la qualità di un’architettura civica.
Nel caso di Rovereto, si tratta di un edificio che, a partire dalla costruzione originaria ottocentesca (una tradizionale Stazione austro-ungarica), è stato significativamente rimaneggiato in più occasioni fino alla Seconda Guerra mondiale, quando viene bombardato. La ricostruzione unisce materiali e tecniche diverse e restituisce un organismo edilizio fatto sostanzialmente di tre parti unite dalla pensilina verso i binari, articolato su tre livelli con murature e pilastri, in parte originali (in pietra) e un’immagine consolidata, senza un valore architettonico rilevante.
La spinta europea
Qui, dove in queste settimane transitano i gruppi – soprattutto stranieri – verso le sedi olimpiche della Val di Fiemme, si sta scommettendo su un’identità diversa, di inclusione, di coesione, di comunità. La Stazione non come luogo di fruizione per sua natura intermittente, ma come centro e magnete di usi e di flussi che vanno oltre la dimensione del muoversi. La sfida (ad oggi già attuata in parte) è sostenuta grazie ad un cospicuo co-finanziamento europeo di 5 milioni di euro arrivati in Trentino con il bando European Urban Initiative (a proposito, a fine febbraio, è in uscita la nuova call).
Il titolo del progetto è “Station for Transformation (S4T)” e si propone di esportare una nuova idea di Stazione che si fonda sull’aspirazione di ritrovare spazi come hub per la comunità e sulla promozione di azioni inclusive contro il cambiamento climatico. “I lavori sono iniziati lo scorso autunno e proseguono nei prossimi mesi – spiega Enrico Lunelli, architetto di Campomarzio, uno dei partner – all’interno di un processo che ha come filo conduttore la metafora di un luogo dedicato al trasporto, non solo delle persone ma anche delle idee. Quindi la valorizzazione della Stazione e dei suoi edifici (che hanno un ruolo importante e di grande visibilità nella dinamica urbana) passa dalla realizzazione di luoghi che siano capaci di promuovere e diffondere messaggi di sensibilizzazione sui temi del cibo e della transizione ecologica”.
Campomarzio, studio di architettura in forma di cooperativa, è uno dei partner ufficiali dell’iniziativa che vede il Comune di Rovereto come capofila di un raggruppamento formato da realtà pubbliche e private, locali e non: Comunità Vallagarina, La Foresta – Accademia di comunità, Università di Trento, Europe Consulting, Trentino Social Tank Soc. Coop., COFAC, Centro di Cooperazione Internazionale, Brave New Alps. A questa rete si aggiunge il ruolo di Gruppo ferrovie dello Stato italiane e di Rete ferroviaria italiana, grazie a cui c’è una concessione di 10 anni, in uso gratuito, dei locali dismessi della stazione. Proprio lì verranno realizzati gli spazi laboratoriali.
Progettare? No, co-progettare
Dopo l’aggiudicazione del finanziamento (la call era del 2022, i risultati sono stati ufficializzati nel giugno del 2023), il 2024 è stato dedicato alla fase della co-progettazione. I documenti di progetto, in linea con le richieste europee che pongono questo elemento come una sorta di mantra ineludibile, si soffermano molto su questo aspetto, restituendo una pluralità di incontri e confronti pubblici. “Una fase impegnativa per i progettisti architettonici, lo sappiamo bene, perché richiede un grande lavoro di mediazione. Momenti in cui spesso è necessario rimisurare le proprie ambizioni e le proprie idee trasformative”, spiega Lunelli, a proposito di un modalità processuale che sempre più configura la pratica professionale, soprattutto nel caso di progetti con forte valenza sociale e comunitaria.
Con un ulteriore scatto in questo caso: il bando richiedeva infatti di dimostrare la sua replicabilità in altri contesti, attraverso una rete di rete di città (Granada, Nova Gorica e Pireo) che si è formata sviluppando attività di scambio di pratiche e di conoscenze su analoghi interventi di rifunzionalizzazione e di nuova identità per i luoghi dell’infrastruttura ferroviaria. “Guardare all’Europa è fondamentale – sottolinea la sindaca di Rovereto, Giulia Robol – non solo per attrarre risorse finanziarie ma anche per mettere in moto quelle energie, quelle competenze che sul territorio abbiamo. Enti, associazioni, e giovani che sono già nativi europei”.
Attraversamenti multipli
Pur con qualche ritardo rispetto al cronoprogramma (dovuto in gran parte alle interferenze con la rete ferroviaria e alla complessità degli iter autorizzativi, con molti enti coinvolti), è già possibile vedere i primi segni concreti dei cantieri avviati lo scorso anno. Tra cui l’inaugurazione a dicembre 2025 del primo tratto di un sottopassaggio ciclo-pedonale che risolve una criticità infrastrutturale grazie ad un generoso (largo 4 metri) e accogliente sistema di percorsi, che poi proseguirà verso ovest, connettendo (all’interno di un programmazione diversa, per circa 12 milioni di euro di investimento) anche i quartieri della città oltre la linea ferroviaria. “Sono infrastrutture – dice ancora la sindaca – che facilitano e proteggono la scelta ecologica e rappresentano un passo avanti decisivo per la qualità della vita e per una Rovereto sempre più green, dove l’attenzione all’ambiente è prioritaria”.
Un percorso che – metaforicamente rispetto all’idea stessa di trasformazione della Stazione – dà origine a piccole infrastrutture per il ricovero e la manutenzione delle biciclette (ribattezzato CicloBox, segnato da un’ampia partizione vetrata) e coinvolge, oltre la strada, l’ex Bar Iris. Edificio ristrutturato e minimamente ampliato, in un’ottica di contenimento delle trasformazioni non reversibili. “L’approccio – spiegano i progettisti di Campomarzio, che seguono anche la direzione lavori – è quello di inserirsi nel contesto esistente ampliando minimamente il volume attuale, dialogando con esso, con particolare attenzione al risanamento degli elementi originari”. Diventerà una Climate Canteen, come spiega Carlo Bettinelli, dell’associazione La Foresta: “Vi sarà la possibilità per chi gravita attorno alla Stazione, per le persone che passano, per i turisti di trovare prodotti alimentari a chilometro-zero. Inoltre ci sarà uno spazio per la trasformazione degli alimenti e per organizzare eventi di divulgazione sull’agroalimentare e l’impatto del cambiamento climatico”.
Sul corpo Stazione, ricollegato con i nuovi percorsi, il progetto interviene al piano terra (nuovo info-point, all’interno di una ritrovata spazialità continua) e al secondo piano, negli ex appartamenti residenziali dove ci saranno uffici e sale riunioni. In linea con le tendenze in atto, l’approccio progettuale si basa sulla volontà di conservazione e di valorizzazione dell’esistente, ottenendo spazi flessibili, accessibili e adattabili in base alle attività scaturite dall’occasione specifica. In questo caso offrendo luoghi per attività vetrina e di promozione sui temi del cambiamento climatico e dell’ambiente.
Una linea culturale che esclude radicali trasformazioni dell’identità architettonica, limitandosi a, coerenti, azioni di manutenzione, di valorizzazione dei materiali (qui, tra gli altri, le tessere di mosaico in marmo rosa che rivestivano le pareti originarie), aggiungendo il minimo indispensabile necessario a rendere funzionali e fruibili, anche normativamente, gli spazi. Il fatto che questo approccio architettonico si imponga anche qui, dove un intervento di respiro internazionale racconta una nuova identità per un’infrastruttura urbana e collettiva, è emblematico dei nuovi orizzonti del progetto.
Immagine di copertina: la Stazione di Rovereto con il nuovo sottopasso realizzato nell’ambito del progetto “Station for Transformation” (foto Provincia di Trento)





























