Un insieme di traiettorie, apparentemente distanti, compongono un campo di riflessione sull’architettura contemporanea tra Porto (con Aires Mateus), Lisbona e Coimbra
A Porto, al Museu de Serralves, “Beleza apesar de tudo” indaga la bellezza come atto di resistenza nell’opera degli Aires Mateus. A Lisbona, la 7° Triennale di Architettura sposta radicalmente il fuoco sul peso materiale delle città nell’Antropocene, interrogando l’architettura come forza geologica. A Coimbra, infine, la Biennale Anozero, con la seconda mostra del ciclo “Cuidar de um País” (Prendersi cura di un Paese), introduce una terza prospettiva: il progetto come cura del territorio, capace di leggere e intervenire sui sistemi ambientali, sociali e produttivi che modellano il Paese. Tre diversi racconti che convergono su una necessità condivisa: ripensare l’architettura come pratica consapevole, capace di misurare, valutare, pesare, prendersi cura, della materia e del vuoto, ma soprattutto dell’impatto sul mondo che contribuisce a costruire.
Porto: la bellezza come resistenza
PORTO (Portogallo). Dal 27 novembre al 19 aprile 2026, il Museo di Arte Contemporanea Serralves ospita “Beleza apesar de tudo”, la prima grande esposizione dedicata al percorso progettuale dei fratelli Francisco e Manuel Aires Mateus.
Allestita nell’Ala Álvaro Siza (qui il nostro articolo all’apertura) e promossa dalla Fondazione Serralves, in collaborazione con il BPI e la Fondazione la Caixa, la mostra riunisce un corpus di 91 opere che documentano in modo rigoroso le esplorazioni spaziali, materiche e formali sviluppate dallo studio Aires Mateus nel consolidarsi della sua pratica architettonica. La selezione, curata da Nuno Crespo e composta da un repertorio di modelli e tavole, consente di ricostruire con precisione critica la complessa ricerca architettonica dei fratelli Aires Mateus, mettendo in evidenza l’evoluzione di linguaggi, i processi progettuali e le relazioni con il contesto.
“Penso che l’architettura sia una disciplina per cui è sempre necessario lottare”, le parole di Manuel Aires Mateus introducono e giustificano il titolo della mostra “Beleza apesar de tudo” (Bellezza, nonostante tutto), dimostrando lo spirito di resistenza dei fratelli nella salvaguardia di un lato – a loro dire – umano ed elevato dell’architettura. L’allestimento ha inizio in un giardino bianco dove le maquette rappresentano i fiori: un tappeto di progetti traccia una mappa iniziale delle indagini spaziali condotte nei tre decenni di attività dello studio.
Il percorso prosegue in una sala dedicata alla materia: attraverso 4 esempi progettuali (in legno, mattoni, cemento e intonaco) si chiarisce come la ricerca materica si traduca per gli Aires Mateus in corpo costruito divenendo quidditas dell’architettura. Segue una sezione che approfondisce il dialogo tipologico e culturale fra tradizioni classiche e contemporanee: dall’Egitto all’antica Roma, dall’architettura araba alla modernità, evidenziando i cambi di scala e le differenti strategie tipologiche e spaziali dei progetti analizzati.
Infine, gli ultimi ambienti raccolgono una selezione di opere distribuite nel mondo: dai progetti che instaurano un rapporto diretto con il tessuto urbano (tra cui il Mudec di Losanna ed il Sines Centre for the Arts), alle ricerche dedicate al tema dell’abitare. Il risultato complessivo è un laboratorio di esperienza fisica, in cui il visitatore attraversa differenti scale, densità materiche, vuoti, luci e soluzioni tipologiche. “Beleza apesar de tudo” non si propone come retrospettiva né come mostra antologica, quanto come un’indagine delle ricerche spaziali condotte dagli Aires Mateus. È un invito a considerare l’architettura in quanto sistema di vuoti che definiscono gli spazi dell’abitare. Una pratica progettuale che, con rigore e continuità, riafferma il valore umano e conoscitivo dello spazio costruito.
Lisbona: quanto pesa una città?
LISBONA (Portogallo). Se a Porto il vuoto è protagonista, a Lisbona il peso è la chiave critica per interrogare il progetto, la città e il nostro rapporto con il pianeta. La 7° edizione della Triennale di Architettura, curata dallo studio londinese Territorial Agency (Ann-Sofi Rönnskog e John Palmesino), ruota intorno a una domanda tanto semplice quanto radicale: “How Heavy is a City?” (Quanto pesa una Città).
Dopo anni di metafore – città fluide, creative, resilienti – la Triennale sembra compiere un passo indietro proponendo una prospettiva radicalmente diversa: non misurare più la città soltanto attraverso la forma, l’economia o l’immagine, ma attraverso la sua massa, i materiali e gli impatti che genera. La risposta, presentata simbolicamente al Museu do Dinheiro, è un dato tanto impressionante quanto difficile da visualizzare: la cosiddetta tecno-sfera – l’insieme di edifici, infrastrutture, reti, oggetti e sistemi tecnologici prodotti dall’uomo – avrebbe una massa complessiva di circa 30.000 miliardi di tonnellate, paragonabile a quella della biosfera terrestre. Un numero che sposta il discorso architettonico su un terreno inedito. Se l’umanità è ormai una forza geologica, come sostiene il concetto di Antropocene, allora l’architettura non può più limitarsi a progettare singoli edifici o spazi urbani ma deve confrontarsi con flussi materiali, cicli energetici e sistemi planetari.
“L’architettura ha sempre ragionato in termini di costo, ma oggi dovrebbe imparare a ragionare in termini di peso”, spiegano i curatori. La città contemporanea, osserva Palmesino, non è più confinabile entro limiti chiari: è nel suolo, nell’atmosfera, nei corpi, nei dati. Chiedersi quanto pesa una città significa ammettere che non sappiamo più esattamente dove essa inizi e dove finisca.
La Triennale si articola in tre sedi e 92 domande che strutturano criticamente il percorso espositivo. Le mostre: “Lighter” al MAC/CCB, “Spectres” al MUDE e “Fluxes” al MAAT, curate dagli stessi Rönnskog e Palmesino e allestite dal designer Fernando Bríziosi, si configurano come capitoli di un unico racconto e analizzano i cicli materiali, la gravità delle infrastrutture, il peso degli scarti e delle trasformazioni urbane.
Schermi sospesi, dati satellitari, mappe e visualizzazioni trasformano le esposizioni in dispositivi di lettura critica della realtà. In particolare, al MUDE emerge con chiarezza il metodo della Territorial Agency, basato sull’uso di tecnologie di rilevamento remoto per analizzare i territori e i loro processi invisibili.
Al MAAT, la Triennale prova anche a rispondere a una domanda più concreta: quanto pesa un edificio? Riprendendo una celebre provocazione di Buckminster Fuller, rivolta negli anni Settanta a Norman Foster, vengono presentate alcune stime significative. Il solo modulo 3 del CCB pesa oltre 111.000 tonnellate; l’edificio storico del MAAT circa 16.600; il MUDE quasi 18.800. Ma il peso reale va oltre la massa fisica. Considerando la sola impronta carbonica, il CCB arriva a oltre 37 mila tonnellate di CO₂. Dati che non servono a stilare classifiche morali, ma a ripensare criteri di progetto, idee di bellezza e responsabilità disciplinare.
Come ricorda Kelly Alvarez Doran, tra i partecipanti alla Triennale, alcuni dei modelli più innovativi oggi sperimentati – strutture leggere, uso del legno – erano già presenti nel sistema pombalino della Lisbona del Settecento. Recuperare quella intelligenza costruttiva, aggiornandola, potrebbe essere una delle strade per un’architettura con un metabolismo urbano più sostenibile, capace di pesare meno sul pianeta.
La Triennale di Lisbona invita a una riflessione radicale sul metabolismo urbano: la città che pesa è la città che consuma suolo, energia e materia, occultando spesso i flussi e le infrastrutture che la rendono possibile. In questo senso, l’architettura non può più limitarsi alla scala dell’edificio, ma deve confrontarsi con una dimensione geologica, interrogando l’estratto materiale che sostiene la vita urbana e superando la dicotomia tradizionale tra città e natura. Il progetto diventa così una pratica di responsabilità geo planetaria.
Questa prospettiva pone la città contemporanea, e chi la progetta, di fronte a un nuovo quesito: non più solo come e dove costruire, ma quanto pesa ciò che costruiamo. La domanda sul peso della città riguarda urbanisti, geografi, sociologi e tutti coloro che riflettono sulla trasformazione territoriale in un contesto di crisi climatica e risorse limitate.
Lisbona si propone così come campo di confronto internazionale per ripensare la città non più solo come spazio ma come sistema. La domanda “qual è l’edificio più pesante?” si trasforma in uno spunto per ristrutturare il discorso sull’architettura: e se il vero peso non fosse solo quello della struttura, ma quello del sistema urbano che genera e accumula tonnellate di edifici, infrastrutture, materiali trasformati?
Coimbra: prendersi cura di un paese
COIMBRA (Portogallo). A metà strada tra Porto e Lisbona, Coimbra introduce un terzo punto vista critico: l’architettura come pratica di cura del territorio. È qui che si colloca “4 Elementos”, la seconda mostra del ciclo “Cuidar de um País” (Prendersi cura di un Paese), promossa dalla biennale Anozero e ospitata nel Convento São Francisco.
Inaugurata il 13 dicembre 2025 e curata da Luís Santiago Baptista e Maria Rita Pais, la mostra propone 4 letture distinte del territorio portoghese attraverso i 4 elementi — terra, acqua, aria e fuoco — riletti come strumenti concettuali per affrontare le urgenze ecologiche, sociali e territoriali del presente. Non si tratta di una metafora nostalgica, ma di una griglia operativa che permette di interrogare il rapporto tra ambiente, azione umana e progetto architettonico.
Come sottolineano i curatori, “Cuidar de um País” pone una sfida centrale all’architettura contemporanea portoghese: l’architettura, in questa visione, non è più confinata al gesto progettuale, ma si estende alla ricerca territoriale, alla curatela, all’attivismo, assumendo una responsabilità diretta nei confronti dei sistemi ambientali e sociali.
I 4 progetti in mostra illustrano questa visione attraverso casi concreti. Mariana Sanchez Salvador, con Terra, sviluppa un’indagine cartografica e un intenso lavoro di campo sui paesaggi alimentari e sui sistemi agricoli dell’area metropolitana di Lisbona, rivelando le tensioni tra produzione, consumo e uso del suolo. Acqua, di Miguel Figueira, affronta invece l’evoluzione della linea costiera di Figueira da Foz, proponendo la reintroduzione della deriva litoranea mediante un sistema fisso di bypass delle sabbie trattenute dai moli del fiume Mondego, come strategia di protezione costiera. In Aria, Inês Moreira e Joana Rafael esplorano in forma performativa e curatoriale le politiche di decarbonizzazione legate alla chiusura della raffineria di Matosinhos, mettendo in relazione industria, atmosfera e trasformazione urbana. Infine, Fuoco vede il collettivo trabalhar com os 99% e ateliermob confrontarsi con le conseguenze degli incendi di Pedrógão Grande, lavorando sulla ricostruzione delle abitazioni distrutte come risposta architettonica di prossimità a una catastrofe ecologica e umana.
L’allestimento si articola in due momenti: un primo nucleo introduttivo e quello principale, nella Sala do Capítulo, dove una struttura cruciforme, realizzata con legni da casseri ricalca il diagramma classico dei 4 elementi e organizza cronologicamente i processi di relazione tra autori, istituzioni e territorio. Quattro video sospesi — realizzati da Orlando Franco, Miguel Marquês e Oleksandr Lyashchenko — dialogano con le tavole e i materiali di lavoro, mentre la croce espositiva riflette in modo sorprendente la distribuzione geografica reale dei 4 progetti nel paese.
“4 Elementos” non propone soluzioni definitive, ma costruisce un campo di consapevolezza: mostra come l’architettura possa operare non solo sullo spazio costruito, ma sui processi lenti, fragili e spesso invisibili che modellano il territorio. In questo senso, Coimbra completa idealmente il triangolo critico aperto da Porto e Lisbona, che si interroga su quale responsabilità può, e deve, assumere oggi l’architettura nel plasmare il mondo che abitiamo.
Immagine di copertina: SPECTRES (c), Fiat Lux Experience; Triennale di Architettura di Lisbona, 2025
“AIRES MATEUS. Beleza apesar de tudo”
27 novembre 2025 — 19 aprile 2026
Museu Serralves, Ala Álvaro Siza, Porto
A cura di: Nuno Crespo
Informazioni
“How Heavy is a City?”
7° Trienal de Arquitectura de Lisboa 2025
Fluxes
5 ottobre 2025 — 19 gennaio 2026
MAAT — Museum of Art, Architecture and Technology, Lisbona
Spectres
4 ottobre 2025 — 11 gennaio 2026
MUDE — Design Museum, Lisbona
Lighter
3 ottobre 2025 — 4 gennaio 2026
MAC/CCB — Museum of Contemporary Art and Architecture Centre, Lisbona
A cura di: Ann-Sofi Rönnskog e John Palmesino (Territorial Agency)
Informazioni
“4 Elementos. Cuidar de um País”
13 dicembre 2025 — 1 marzo 2026
Convento São Francisco, Sala do Capítulo, Coimbra
A cura di: Luís Santiago Baptista e Maria Rita Pais
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