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Giovanni BellucciWritten by: Città e Territorio Mosaico

Ritratti di città. Stoccolma, orizzonte 2050 carbon free

Le principali trasformazioni della capitale svedese nell’ultimo decennio. Prima parte dedicata a tre interventi nei quartieri a nord del centro

 

Qual è il futuro di Stoccolma? Con quali strategie la capitale della Svezia si prepara ad affrontare la sfida di città sostenibile, con l’obiettivo ambizioso di eliminare i combustibili fossili entro il 2050? Come bilanciare la crescente pressione demografica, a cui tutte le capitali nordiche sembrano soggette, con la conservazione dell’identità e della qualità ambientale?

Le strategie allo studio dell’amministrazione comunale a partire dal nuovo millennio (Vision Stockholm 2030 e Vision for a sustainable Stockholm 2050) s’innestano sulla struttura policentrica della capitale, potenziando la già avanzata rete di trasporti pubblici e puntando sulla residenza e sull’alta qualità dei servizi pubblici, dalla scuola all’università e alla ricerca, e favorendo lo sviluppo dell’innovazione e della nuova imprenditoria.

Nel 2007 alla Casa della cultura (Kulturhuset) è stato inaugurato uno spazio informativo per favorire il coinvolgimento dei cittadini, nel quale – con il supporto di un grande modello della città e delle sue aree di cintura – vengono illustrate le scelte in atto e prefigurati i progetti di trasformazione e riqualificazione.

Oggi possiamo tracciare un primo bilancio attraverso una ricognizione, in tre puntate, delle trasformazioni in atto nell’ultimo decennio. Partiamo dai quartieri a nord del centro storico, con le nuove sedi della Scuola di Architettura e dell’Accademia reale di musica, oltre a un nuovo complesso residenziale [aree 1-2-3 della mappa a fianco]. In seguito, racconteremo le strategie di recupero di aree dismesse piuttosto centrali, ai margini di Södermalm [4-5-6], per concludere con la riorganizzazione d’infrastrutture strategiche, come il centralissimo Slussen [7]. Seguiremo anche il dibattito sulla “densificazione” della città e sulla comparsa di edifici verticali che rischiano di comprometterne l’identità orizzontale. 

Antonello Alici – curatore

 

Nuova sede della Arkitekturskolan

Il campus della Kungliga Tekniska Högskolan (KTH), la maggiore università tecnica della Svezia in cui dalla prima metà dell’Ottocento si formano ingegneri e architetti, viene realizzato a partire dal 1911 su progetto dell’architetto Erik Lallerstedt (1864-1955): un complesso di edifici in mattoni in stile romantico nazionale disposti lungo un asse leggermente curvo che comprende una gradevole sequenza di cortili e percorsi. Il campus si è arricchito nel corso degli anni di nuovi edifici tra cui, nel 1931, lo “Student Union Building” di Uno Åhrén (1897-1977) e Sven Markelius (1889-1972), ampliato su progetto di Bengt Lindroos (1918-2010) negli anni settanta, fino alla sede della Scuola di Architettura completata nel 2015, che garantisce a Tham & Videgård Arkitekter l’assegnazione del prestigioso Kasper Salin Prize.

Gli architetti Bolle Tham (1970) e Martin Videgård (1968) devono confrontarsi con l’area assegnata, un cortile dalla forma irregolare che obbliga a concentrare in posizione ipogea molti degli ambienti, costruendo un basamento seminterrato che sfrutta lo spazio disponibile fino al limite degli edifici circostanti. Da questo primo livello s’innalzano altri cinque piani compresi in un volume caratterizzato da una forma sinuosa, in stretta contiguità con le facciate austere e spigolose dei complessi storici, ma allo stesso tempo instaurando con questi un felice dialogo. Le grandi superfici vetrate dell’edificio riflettono i vicini prospetti e il rivestimento in acciaio CorTen ha una cromaticità mutevole che ripropone le differenti tonalità dei mattoni utilizzati da Lallerstedt. Il perimetro curvo che caratterizza l’esterno viene riproposto con continuità anche per il disegno dell’interno, che si presenta per gran parte come un unico spazio continuo in cui la luce (naturale o artificiale) recita un ruolo chiave per funzionalità e vivibilità degli ambienti. La fluidità dei movimenti e la possibilità di disporre di spazi flessibili e polifunzionali ben si presta alle differenti attività connaturate in una facoltà di architettura. Aule per le lezioni frontali e per i laboratori, spazi aperti per il confronto e per piccole mostre, oltre agli imprescindibili ambienti di servizio, uffici e locali tecnici ottimizzano l’esiguità dello spazio a disposizione, inserendosi in modo sobrio in un campus a misura d’uomo.

 

Nuova sede della Kungliga Musikhögskolan

L’Accademia reale di musica di Stoccolma è una delle istituzioni musicali più antiche al mondo (1771) e gode di grande prestigio non solo nei paesi scandinavi. Fino al 2017 l’Accademia non ha mai avuto una sede di rappresentanza e non disponeva di una sala concerti pubblica. Questi i presupposti che nel 2003 portano alla costruzione di una sede che potesse garantire la definitiva sistemazione di tutte le esigenze spaziali e funzionali dell’istituto. L’incarico viene affidato a AIX Arkitekter, società di professionisti fondata nel 2001 a seguito della fusione di alcuni piccoli studi di Stoccolma.

La proposta si è incentrata sulla ricerca di un’immagine moderna capace di armonizzarsi con due complessi proto-industriali in mattoni d’inizio Novecento presenti nell’area e inclusi nel progetto. Il tema del confronto tra antico e moderno, su cui AIX Arkitekter ha spesso lavorato in passato, ha guidato l’accurato restauro delle preesistenze e il progetto dei due nuovi edifici, inseriti nel rispetto dell’impianto geometrico delle preesistenze. Il primo volume, segnato sul fronte sud da un portico di ordine gigante, è allungato, monolitico e quasi impenetrabile allo sguardo, disposto come una barriera nei confronti dei rumori del traffico veicolare di Lidingövägen; esso si confronta con il lungo e severo prospetto del prospiciente stadio olimpico. Viceversa, il secondo edificio è una scatola di vetro completamente trasparente, arricchita da misurati brise-soleil di colore giallo oro che è stata oggetto di una profonda ricerca tecnologica, al fine di adeguarla alle esigenze acustiche, illuminotecniche e microclimatiche che pongono questo tipo di architetture. Qui si concentra il cuore dell’Accademia: un grande spazio distributivo che corre sul lato ovest dell’edificio è come una piazza coperta che verso est dà accesso a quattro differenti sale concerti. Queste si differenziano in ragione del focus musicale e delle relative peculiarità acustiche ottenute con scelte inerenti sia il tipo di materiali che di soluzioni compositive. La “Sala da concerto”, la “Sala Nathan Milstein”, la “Sala lilla” e infine la “Sala nera” rappresentano le diverse espressioni di un progetto dotato di una forte identità che di fatto oggi è diventato uno dei nuovi landmark della capitale.

 

Complesso residenziale 79 & Park

Lo studio danese Bjarke Ingels Group (BIG) ha una storia poco più che decennale ma ha già raggiunto importanti traguardi professionali, coinvolgendo oggi circa 500 progettisti di vario background nelle due sedi di Copenaghen e New York. L’interesse prevalente di BIG è quello abitativo e, fin dalle origini con il celebre progetto “The Mountain”, realizzato nel 2008 nella capitale danese e giudicato dal Forum AID Award come miglior edificio realizzato in quell’anno in Scandinavia, i loro lavori si caratterizzano per la ricerca nel campo della sostenibilità ambientale e nel concretizzare coraggiose scelte formali. Queste peculiarità sono riscontrabili anche a Stoccolma nel progetto 79 & Park completato da BIG nel 2018 nel quartiere Gärdet. Questo edificio fortemente iconico è la risposta progettuale a fronte di una molteplicità di sfide poste dalla committenza (massimizzare il numero di appartamenti, assai diversificati per taglio e metratura ma tutti forniti di un affaccio a sud) e di quanto suggerito dal contesto prettamente urbano ma in stretto rapporto con il grande parco Ladugårdsgärdet.

La pianta è segnata dall’accostamento di decine di celle regolari, il cui slittamento lungo due direzioni moltiplica il numero di soluzioni spaziali. Al piano terra si alternano spazi commerciali, locali a servizio dei residenti (sale riunione, palestra, deposito biciclette, ecc.) e una scuola materna, ma si apprezza la reale complessità compositiva solo avvicinandosi al complesso, dove emerge la tridimensionalità della facciata data dalla ripetizione di centinaia di elementi modulari. Il rivestimento delle pareti in assi di legno di cedro (la cui cromaticità varia con le stagioni e il passare del tempo proprio come i tronchi degli alberi) costituisce il legame con il parco e arricchisce i prospetti di temi e dettagli. I quattro fronti estremamente differenziati in altezza passano da 3 piani fuori terra sul fronte sud fino ad un massimo di 10 piani nell’angolo nord-est, delimitando al centro uno scenografico cortile in cui ci si confronta nuovamente con il tema del verde messo a dimora a terra, ma la cui presenza si avverte anche alzando lo sguardo verso le terrazze e i giardini pensili. L’edificio viene dunque a configurarsi come una reale estensione del parco, sia per l’effettiva presenza di questo nel progetto, sia per l’effetto moltiplicativo delle chiome verdi generato dalle pareti vetrate.

(continua)

 

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Last modified: 30 Marzo 2021