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Written by: Progetti

Open Project: lo spazio del lavoro odierno è già nel domani

L’approccio al progetto dei luoghi della produzione, dalle commesse reali all’elaborazione di visioni inedite

 

Dalla fabbrica a misura d’uomo…

Ripensare i luoghi di lavoro alla luce della rivoluzione globale che ha sovvertito tutte le consuetudini del vivere. Progettare gli spazi, per realizzare opere in grado di rispondere alle richieste del presente e, allo stesso tempo, intercettare le esigenze in divenire di chi li abita. Questo il cuore della riflessione di Open Project, team multidisciplinare bolognese di 45 professionisti che, dalla sua fondazione nel 1984 a oggi, conta numerosi progetti di rilievo del panorama non solo nazionale, negli ambiti dal residenziale e ricettivo al terziario, commerciale e produttivo, collocandosi al 32° posto per fatturato secondo la classifica delle società di architettura e design stilata dalla società di ricerca Guamari.

L’attività di Open Project riserva particolare attenzione ai workspace, negli uffici e nei comparti produttivi, a partire da un atteggiamento di ascolto e confronto dialettico con la committenza. Una cifra comune ne lega infatti i vari lavori: assumere come riferimento centrale la qualità della vita delle persone impegnate sul posto di lavoro, declinata in termini di possibilità relazionale, di comfort e di appagamento estetico.

 «Non puntiamo solo a stupire», afferma Maurizio Piolanti, attualmente alla guida dello studio insieme a Francesco Conserva, «la nostra sfida è realizzare un concept accattivante, accompagnando la committenza in tutte le fasi dello sviluppo progettuale, guidandola nelle sue scelte, per ottenere un edificio che risponda alle sue esigenze; per farlo utilizziamo un gruppo consolidato di specialisti e portiamo avanti un lavoro costante di ricerca e di applicazione delle tecnologie digitali».

Un lavoro di ricerca che inizia a monte della progettazione in senso stretto, analizzando tanto l’identità dell’azienda quanto le dinamiche interattive fra i suoi dipendenti e i ritmi di lavoro, per restituire un ambiente che oltre a rispondere alle richieste dirette, possa appagare anche bisogni nascosti, prefigurare prospettive di sviluppo e ipotesi di utilizzo futuro degli spazi. «Vogliamo configurare luoghi in cui l’uomo sia al centro del progetto: resilienti, connessi, orientati al wellness psicofisico; progettare oggi, traguardando il prossimo futuro», osserva Francesco Conserva, «significa definire architetture in grado di rispondere alle richieste del presente, vale a dire legate a una domanda e a un uso previsto, ma al contempo capaci, con puntuali metamorfosi, di adattarsi a nuove esigenze. Mutuare dalla capacità degli esseri viventi di reagire alle condizioni esterne rappresenta la vera sfida nella progettazione dei luoghi di domani, che vedrà l’integrazione della connessione virtuale con quella umana, mettendo in relazione anche diverse generazioni».

 

… alla fabbrica del futuro (in città)

Immaginare cose che non esistono ancora, che stravolgono il sistema attuale, è il primo passo per avvicinarsi alle invenzioni che ci attendono. È così che, esulando da un reale dato di committenza, Open Project ha elaborato una visione estremizzata di alcuni concetti che caratterizzano lo scenario produttivo del prossimo futuro. L’idea è legata alla prefigurazione di un duplice scenario possibile: accentrare in un contesto urbano stabilimenti destinati alle zone periferiche, trasformandoli in hub tecnologici e luoghi di aggregazione (con la parallela conversione in spazi verdi delle ex aree produttive); viceversa, mantenere le fabbriche nelle attuali aree, attribuendo loro la funzione di piazza e fulcro di riqualificazione della periferia.

La fabbrica “Outside inside” diventa hub di ricerca e laboratorio manifatturiero in cui la tecnologia è a servizio dell’uomo; non più un luogo alienante, bensì altamente qualificato e qualificante, espressione di un diverso modo di concepire il lavoro. L’edificio produttivo può divenire esso stesso un landmark, un mix tra headquarter, spazio operativo e vetrina del prodotto. Lo spostamento di tali funzioni e la loro integrazione nel tessuto urbano permetterebbero uno sviluppo omogeneo della città come paesaggio policentrico. Al contempo, muterebbe la gestione degli spazi aperti annessi alle aree industrializzate esistenti, che verrebbero sostituite da parchi. La logistica della fabbrica da orizzontale diviene verticale, ovvero aerea, grazie all’utilizzo dei droni. Da qui la progettazione di un modulo, che si dirama nelle tre direzioni cartesiane (x, y, z), in base alle necessità della funzione che lo occupa. L’edificio, dalla composizione modulare, permette di aggiungere e rimuovere moduli in base alle richieste della produzione. Come le vernici e i materiali in grado di assorbire l’inquinamento atmosferico, Open Project immagina che le pareti e i componenti di “Outside inside” possano contribuire al miglioramento delle condizioni di benessere urbano.

*** articolo sponsorizzato

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Last modified: 22 Marzo 2021