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Davide FragassoWritten by: Mosaico Professione e Formazione Progetti

Under One Roof by Kuma, uno chalet giapponese in Svizzera

Nel campus dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (puzzle di mondanità architettonica dal retrogusto di marketing) è la volta del padiglione della cultura e delle scienze firmato da Kengo Kuma

 

LOSANNA. Dopo i già iconici Rolex Learning Center di Sanaa, i nuovi dipartimenti di Dominique Perrault e il mastodontico Swisstech Convention Center, s’inaugura il 3 novembre (con una lectio magistralis del progettista) il nuovo padiglione della cultura e delle scienze firmato Kengo Kuma.

Il progetto s’inscrive nella politica di sviluppo dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL) attraverso il piano denominato Campus 2020. Una superficie di circa 3.360 mq divisa in tre blocchi sviluppati in lunghezza in un edificio che, come suggerisce lo stesso nome, racchiude sotto un unico tetto i 1.400 mq del Montreux Jazz Lab @ EPFL, enorme archivio e spazio di ritrovo per l’ascolto e la diffusione della musica grazie a sofisticatissimi dispositivi audio in grado di riprodurre il suono ad altissima qualità senza interferenze con le postazioni vicine. Il blocco centrale accoglierà un laboratorio sperimentale Art&Science (1.100 mq) promosso dalla Fondation Gandur per le ricerche e l’innovazione degli allestimenti espositivi: un prototipo di museo del futuro. Infine il terzo corpo costituirà una vera e propria vetrina espositiva dei progetti di ricerca dell’EPFL.

Lo stesso Kuma racconta il concept alla base del progetto rifacendosi alla tradizione del tori, tipico portico giapponese che precede l’ingresso dei santuari. In questo caso la grande copertura si fa portatrice del valore simbolico e funzionale di tenere insieme le diverse funzioni del programma e favorire l’accoglienza e l’interazione rispetto alla piazza. Il progetto è caratterizzato da un lungo corpo, con un tetto a due falde che segue senza soluzione di continuità l’andamento costante dell’edificio per poi modellarsi più plasticamente ai due estremi.

Lo sviluppo longilineo dell’edificio e la predominanza di superfici trasparenti sulla piazza determina, insieme all’utilizzo prevalente del legno, una certa capacità mimetica e d’integrazione dei volumi, caratteristica di molte realizzazioni dell’architetto nipponico.

 

Il progetto è l’esito di un concorso indetto nel 2012 per la sistemazione della Piazza Cosandey, a ridosso di un altro importante edificio divenuto simbolo del campus svizzero, il Rolex Learning Center. Il concorso, vinto da Kuma insieme allo studio Holzer Kobler Architekturen di Zurigo, è frutto di un partenariato pubblico-privato dal costo di circa 39 milioni di franchi svizzeri (pari a circa 35,8 milioni di euro). Di questi, 18 milioni provengono dalla Confederazione, dalla quale l’EPFL dipende, mentre circa 5 provengono dalla Fondation Gandur per l’arte. Altro contributo arriva dall’istituzione del Montreux Jazz principalmente attraverso Logitech, ma anche Audemars Piguet e la Fondation Ernst Göner. Infine, una cospicua parte dei finanziamenti è stata sostenuta proprio da Rolex.

 

 

La posa della prima pietra, avvenuta simbolicamente a febbraio 2015, segna l’inizio di un cantiere che ha saputo rispettare il cronoprogramma.

 

Un’altra firma dello star system arricchisce, quindi, gli spazi di un campus che colleziona oggetti di grande valore simbolico, dall’indubbia capacità attrattiva per quanto piuttosto incoerenti tra loro, in un puzzle di mondanità architettonica che lascia un retrogusto di marketing. Alcune di queste opere non hanno avuto la ricaduta attesa in termini di utilizzo e vengono, infatti, messe a disposizione di attori terzi, in cambio di un ritorno se non altro economico. Resta inoltre aperta la questione circa il lascito didattico trasmesso agli studenti. Impossibile non muovere qualche critica senza apparire quantomeno in preda all’invidia, ma è possibile comunque affermare che l’architettura non si costruisce sempre attraverso gesti autorali, e non è forse così pedagogico fare credere il contrario. Agli studenti, e ai posteri, l’ardua sentenza.

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Last modified: 24 Ottobre 2016