Mestre. Quattro anni fa, in occasione della 12° Biennale dArchitettura, con lo slogan A new museum for a new city, Fondazione di Venezia presentava il progetto del futuro Museo del 900 (M9), che entro il 2014 sarebbe dovuto sorgere a Mestre, in pieno centro cittadino, riqualificando il tessuto di unarea da tempo degradata.
In quella stessa area, in una torrida serata di fine agosto 2010, la Fondazione scelse di allestire la mostra dei progetti del concorso a inviti a cui vennero chiamati a partecipare Massimo Carmassi, David Chipperfield, Pierre Louis Faloci Mansilla & Tunòn, Eduardo Souto de Moura e il duo Sauerbruch e Hutton, proclamato vincitore.
A seguito di una gara europea a procedura aperta, l’aggiudicazione dell’appalto per un importo di 30 milioni di euro (linvestimento complessivo da parte dellistituzione veneziana ne prevede 100) è andata all’impresa vicentina Maltauro e ora, l11 giugno i lavori dovrebbero finalmente partire.
In merito alla tempesta che ha recentemente investito lamministratore delegato di Maltauro Spa (attualmente in carcere con l’accusa di corruzione negli appalti per le architetture di servizio di Expo 2015) Plinio Danieli, presidente della società strumentale Polymnia, specifica che le recenti vicende giudiziarie non avranno alcuna ripercussione sul futuro del cantiere.
Così con M9 transforming the city, levento collaterale allestito sino al 28 settembre prossimo nella sede della Fondazione veneziana, listituzione celebra in un certo senso lavvio dei lavori, presentando al pubblico non solo lesecutivo ma lintero concept da cui il progetto è scaturito.
Iersera è stato lo stesso duo anglo-tedesco a inaugurare le due sale espositive in cui trovano spazio anche alcuni esempi di lavori eseguiti dallo studio negli anni duemila. Tra questi, il Ministero per lo sviluppo Urbano e l’Ambiente di Amburgo (2013), l’Immanuel Kirche di Colonia (2012-2013), Jessop West – Università di Scheffield (2007-2008), il Saint Georges Center a Ginevra (2010-2012).
A Mestre lintervento prevede nel complesso il recupero dellex Convento delle Grazie con copertura del chiostro, e la trasformazione degli spazi in un city district in grado di accogliere una pluralità di funzioni anche commerciali. La nuova struttura museale prevede spazi per esposizioni permanenti al primo e al secondo piano per narrare i processi di modernizzazione in Italia negli ultimi due secoli, un auditorium da duecento posti, una mediateca, laboratori didattici e uno spazio per esposizioni temporanee. In prossimità delledificio principale verrà ad affiancarsi un altro corpo funzionale alla struttura museale, ed entrambi saranno caratterizzati da un rivestimento policromo in ceramica e realizzati secondo la certificazione LEED.























