È passata solo una settimana dalla presentazione pubblica del Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, ma se ne parla già in tutta Italia. Bologna mette nero su bianco 36 articoli e crea un precedente esplosivo, perché risolve un dilemma alla base della partecipazione, il seguente: scendo a far due passi e vedo una panchina vandalizzata, cosa faccio? Se lo dico a un paio di miei vicini di casa, facciamo una colletta per comperare un barattolo di vernice e un pennello, ci mettiamo al lavoro: siamo dei fuori legge! La panchina è un bene comune e nessun cittadino può trattarlo come se fosse proprio. Che diritto ho io con i miei vicini di casa di scegliere una vernice di un colore piuttosto che di un altro? Certo, labbiamo dipinta per fare una buona azione. Ma non importa. Le regole sono regole (e magari quel verde bile al resto del quartiere non piace).
Ma anche i regolamenti sono regolamenti: larticolo 2 di questo regolamento bolognese – tanto semplice quanto rivoluzionario – parla di patto di collaborazione: il Comune e i cittadini attivi si stringono la mano e si mettono daccordo sugli interventi di cura o rigenerazione dei beni comuni urbani. Rifate le panchine dei giardinetti sotto casa? Sì, e pensavamo a un verde bile. No, fatele piuttosto verde bandiera come le panchine di tutta Bologna. Ok, grazie per non averci arrestati come pericolosi fuori legge. Grazie a voi, avevamo giusto finito i soldi del bilancio comunale alla voce manutenzioni ordinarie panchine. Prego, più solo una cosa
il Regolamento parla di collaborazione tra noi e voi: come collaborate?
Perché questa è la novità. Città e cittadini attivi insieme sulla co-mobile (col-laborazione, co-progettazione, co-gestione, co-ordinamento, con-divisione) a quattro marce. Prima: la cura occasionale. Seconda: la cura costante. Terza: la gestione condivisa. Quarta: la rigenerazione. Così le definisce il Regolamento. Destinazione: spazi pubblici, dove per spazi pubblici sintendono aree verdi, piazze, strade, marciapiedi e altri spazi pubblici o aperti al pubblico, di proprietà pubblica o assoggettati ad uso pubblico. I principi generali aprono a una ventata di aria nordeuropea introducendo concetti inaspettati come la fiducia reciproca e linformalità: lamministrazione assicura flessibilità e semplicità nella relazione (affermazioni seguite dagli ovvi purché).
Siamo partiti dallesempio della panchina e abbiamo subito citato il capitolo degli spazi pubblici, ma il testo parla anche di patrimonio immobiliare del Comune, in particolare di edifici in stato di parziale o totale disuso o deperimento e di beni confiscati alla criminalità organizzata. Questo è uno di quei passaggi in cui gli amministratori e i cittadini attivi non bolognesi penseranno che lì sì e altrove no, perché lì sì che da anni si lavora in quel senso, come quando si fa riferimento allo screening periodico e digitalizzato degli edifici in stato di parziale o totale disuso e delle proposte di cura e rigenerazione avanzate dai cittadini.
Chi pensa che più che di un regolamento si tratti di un manifesto politico si sbaglia. La portata politica è fuor di dubbio. Ed è innegabile che alcuni passaggi lasciano ampio margine alla discrezionalità: ad esempio quando si parla di migliorare fruibilità e qualità dei beni comuni urbani è chiaro che ci si avventura in categorie molto meno note e dibattute di quelle tradizionalmente care alla cultura urbanistica nostrana, come uso e quantità. Però Bologna sembra volerle introdurle davvero, alcune regole, a concretizzare questa visione nuova. Quando si tratta il punto della gestione condivisa di edifici, ad esempio, ci si mette in gioco sia a livello di tempi (ponendo un tetto di nove anni salvo particolare sforzo finanziario per opere di recupero edilizio) che di oneri (scontandoli ai cittadini attivi).
Ben due articoli sono destinati al tema della formazione, nellordine: dei cittadini, dei dipendenti comunali, delle scuole. Lo studente universitario può addirittura guadagnarsi crediti formativi attivandosi in città.
Tallone dAchille del Regolamento? Economico: non convincono i capitoli sul rimborso dei costi sostenuti, sullautofinanziamento, le agevolazioni. Il Comune dispensa spazi e visibilità, ma i cittadini attivi, anche a Bologna, restano ancora troppo soli nel far fruttare le risorse urbane per contrastare la crisi.
Insomma: evviva questo Regolamento, che finalmente dice a tutti gli amministratori locali italiani come far tesoro delle energie dal basso. A voler alzare ancor più lasticella, visto che gli amministratori pubblici emiliani in tema di partecipazione son sempre i primi della classe, vien da chieder loro di passare alla prossima sfida: se in questo regolamento Città e cittadini vengono messi alla pari, alla prossima la Città cerchi regole per continuare a farsi aiutare, ma aiutandoli ancor più.
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