Roma. Una bomba. Venerdì 13 aprile il cda del Maxxi apprende dalle agenzie di stampa che il Mibac ha avviato le procedure per il commissariamento della Fondazione, decisione resa necessaria, si legge nel comunicato, «anche» dal forte disavanzo di bilancio 2011 e dalla mancata approvazione di quello preventivo del 2012.
Il museo convoca una conferenza stampa per la mattina seguente e lo sconcerto è davvero grande, perché a due anni dallinaugurazione di strada ne è stata fatta tanta e i riscontri internazionali certo non mancano. Per vedere se il museo è economicamente sano o meno ci sono i dati, e poi basta frequentarlo. Il 14 aprile, quando i giornalisti sono chiamati a raccolta, non si trova quasi uno spazio libero per ospitarli, ovunque bambini, ragazzi, studenti e visitatori.
Il presidente Pio Baldi usa toni pacati ma lamarezza è tanta. Alcune testate parlano già di «Maxxi buco» ma non è vero, «si è confuso il deficit con il fabbisogno futuro». Il bilancio 2010 si è chiuso con un attivo di 2,38 milioni, quello 2011 con un passivo di 700.000 a causa dei tagli lineari in corso dopera, ripianato dai soldi messi da parte lanno precedente. Il contributo statale è calato dai 7 milioni del 2010 ai 4 del 2011, ai 2 previsti per lanno in corso. È inconcepibile sostenere un museo del genere con una tale cifra. Le comparazioni per il 2011 parlano da sole: il Macba di Barcellona, più piccolo del Maxxi, ha un budget annuale di 12 milioni (di cui il 75% pubblici), il Reina Sofia di Madrid 57 milioni (80% pubblici), la Pinakothek der Modern di Monaco 14 milioni (75% pubblici), il Pompidou di Metz 10 milioni (90% pubblici), a fronte del Maxxi con 9,6 milioni di cui il 41% pubblici, i famosi 4 milioni che ora si vogliono ridurre della metà. Altri dati: i quattro musei internazionali citati hanno un autofinanziamento che oscilla tra il 10 e il 25% del budget, il Maxxi ha già raggiunto quota 59% tra biglietteria, sponsor e contributi, servizi aggiuntivi, donazioni private, vendita mostre, ecc. Il vicepresidente ed esponente del cda Roberto Grossi, infuriato, parla di «gesto irresponsabile e gravissimo nel merito e nel metodo» e ricostruisce gli eventi dal punto di vista della Fondazione. Quattro le lettere mandate al Mibac tra il 26 luglio 2011 e il 18 gennaio 2012 per chiedere un incontro a fronte di un taglio di circa il 75% delle risorse pubbliche negli ultimi due esercizi. Finalmente qualcuno risponde. Il ministro Lorenzo Ornaghi chiede ulteriori approfondimenti che vengono eseguiti e consegnati formalmente al Ministero. Ancora silenzio, poi lavvio della procedura di commissariamento. Grossi snocciola altri dati relativi a contributi pubblici (non specificamente statali, ndr) 2011 a musei italiani e stranieri: Palaexpo di Roma 8,7 milioni, Fondazione Torino Musei 10,9 milioni, Louvre 100 milioni (il 50% del budget), Tate Modern 54,7 milioni di sterline, Metropolitan di New York 11,5 milioni di dollari.
Lamarezza è dettata anche dai sacrifici fatti in questi due anni per ridurre al massimo gli esborsi. Solo un dato: per la comunicazione 2011 sono stati spesi 600.000 euro, una cifra ridicola, a fronte dei 450.000 visitatori del museo. Il Maxxi è unistituzione di eccellenza, al 100% statale, costata 150 milioni, ha partnership e sponsorship a tutto campo, collaborazioni con alcuni dei maggiori musei al mondo. «A causa di questa mossa temo seri danni», diceva Baldi preoccupato dei risvolti anche economici di questa vicenda, per quanto continuasse a dichiararsi sereno e speranzoso riguardo al chiarimento con Mibac.
Intanto si moltiplicavano gli appelli. Zaha Hadid, progettista del museo, difende a spada tratta la gestione e parla di «reputazione internazionale che posiziona Roma tra le maggiori città al mondo per larte contemporanea e lItalia tra i leader per creatività e produzione culturale». La Consulta per larte contemporanea e il nuovo consiglio direttivo di Amaci avevano chiesto unaudizione a Mario Monti e ai ministri competenti ricordando che la mancata approvazione del bilancio preventivo 2012 era dovuta allassenza dei previsti contributi statali. I sostenitori privati del museo (oltre 800.000 euro in due anni) con una lettera aperta avevano invitato Ornaghi a «porre fine al più presto a una situazione dincertezza che contrasta visibilmente con la realtà dei fatti» e crea «enormi problemi alla credibilità e allorganizzazione». Italia Nostra ha parlato di «ingiusto e squallido commissariamento».
Mentre una girandola di nomi (Mario Resca, Antonia Pasqua Recchia, Salvatore Nastasi, Davide Rampello, Maria Vittoria Marini Clarelli) nutriva un animato toto commissario, il secco comunicato stampa del 9 maggio sanciva la conclusiva risposta di Baldi al commissariamento: la consegna delle sue dimissioni, vista linterruzione del rapporto di fiducia tra socio fondatore promotore e Fondazione. Unico suo commento è stato un augurio indirizzato al Maxxi, a chi lo avrebbe guidato e, soprattutto, «a tutti i dirigenti e collaboratori che in questi anni hanno lavorato con passione e spirito di sacrificio per realizzare e fare esistere questa bella avventura italiana proiettata verso il futuro». A ruota, sono seguite le dimissioni dei consiglieri di amministrazione Roberto Grossi e Stefano Zecchi, nonché la nomina, da parte di Ornaghi, del nuovo commissario straordinario della Fondazione: larchitetto Recchia, segretario generale del Mibac.
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