Dal 13 maggio il Codice dei beni culturali e del paesaggio è diverso. Tra le modifiche introdotte dal Decreto sviluppo, tutte altrettanto insidiose, una innalza la soglia per poter dichiarare linteresse culturale dei beni immobili di proprietà pubblica da 50 a 70 anni dal completamento della costruzione.
Quel limite è stato presente nella nostra legislazione fin dalla legge Nasi del 1902, la prima dellItalia unita dedicata ai beni culturali. Ritenuto una ragionevole distanza temporale dalla contemporaneità, fu poi adottato in molte altre legislazioni europee ma viene oggi modificato, introducendo una disparità tra beni pubblici e privati la cui ragione sfugge. Almeno ostinandosi a valutarla solo secondo parametri culturali.
Venti anni in più possono sembrare nulla di fronte ai tempi lunghi della storia del patrimonio, ma proprio perché questo non è fisso e immutabile negli elementi che lo compongono né nella nostra percezione, che come tale lo determina, questi ventanni possono cambiare drasticamente il quadro della situazione e non sono per nulla irrilevanti nella storia breve del XX secolo. Quello moderno è un patrimonio fragile, i cui tempi di degrado e obsolescenza sono decisamente più brevi di quelli degli edifici pre-moderni. Le vaste operazioni di conoscenza e catalogazione delle opere del secondo Novecento promosse dallo stesso Mibac (e alle quali con lesperienza di Docomomo abbiamo largamente contribuito) andavano proprio nella direzione di un avvicinamento della soglia di attenzione. Ora sindebolisce di fatto il riconoscimento del valore culturale di tutte le espressioni dellarchitettura e dei paesaggi della modernità. Il messaggio che viene veicolato è quello di una estromissione dalla categoria dei beni culturali e non può essere mitigato dallidea che coinvolga solo i beni di proprietà pubblica, né dallidea, semplicistica e demagogica, che riconosce nel dopoguerra solo i frutti della speculazione edilizia e dellassalto al territorio, senza rendersi conto che questo non è altro che un ulteriore passo in quella direzione. Nellassenza di qualsiasi tutela, modifiche e sostituzioni avventate di dettagli, elementi e materiali porterebbero alla perdita di molte delle più espressive e significative testimonianze dellarchitettura del dopoguerra, uno dei periodi in cui larchitettura italiana ha saputo esprimere riferimenti di livello internazionale. Eppure allarchitettura moderna di qualità potrebbe essere assicurato il riconoscimento di interesse artistico anche secondo la attuale lettera del Codice. Occorre solo rendere chiare e applicabili le relative procedure, ma per farlo bisognerà comprendere a fondo limportanza di conservare le radici della nostra contemporaneità.
(Visited 107 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- In Scozia il giardino più bello: arte e austerità architettonica 29 Maggio 2026
- Come Airbnb ridisegna le città italiane 27 Maggio 2026
- Anne Speicher: ridurre, riutilizzare, collegare 26 Maggio 2026
- Alessandro Panci: qualità, specializzazioni e nuova legge urbanistica 26 Maggio 2026
- Come progettare un angolo di benessere e decompressione negli spazi domestici 26 Maggio 2026
- Marta Vall-llossera: gli architetti guideranno il cambiamento 26 Maggio 2026
- L’utopia burocratizzata del borgo felice. L’eredità spaziale di Carlo Petrini (1949-2026) 25 Maggio 2026
- Ri_visitati. Kong sulla Torre (Branca) 23 Maggio 2026
- Hidden in Plain Sight: The Territories of Meat in the Brescia Lowlands 22 Maggio 2026
- Forme e controforme del cambiamento. A Mantova si mostra il clima 20 Maggio 2026
- Dalla casa al sistema. Nuovi modelli dell’abitare tra rigenerazione e welfare 20 Maggio 2026
- Architettura e politica: prove di dialogo in Senato 20 Maggio 2026
- I colori del Beaubourg, racconto di una battaglia 20 Maggio 2026
- RDE Festival 2026, a Roma il design come pratica collettiva 19 Maggio 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
patrimonio
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















