Roma. Cerano tutti alla conferenza stampa del 23 giugno al Colosseo per il via ai restauri, sul palco a parlare o nelle prime file. Unico assente Gianni Letta, per quanto molto ringraziato (da Roberto Cecchi e da Diego Della Valle). Nulla di nuovo da dire ai giornalisti di tutto il mondo, a parte che liter burocratico è completo, il contratto registrato, si parte a fine luglio con le gare, che vuol dire apertura dei cantieri verso fine settembre. Insomma ci siamo.
Resta sostanzialmente immutato il Piano degli interventi elaborato dal commissario Cecchi insieme alla Soprintendenza archeologica di Roma. I primi a partire sono le nuove cancellate, il restauro dei prospetti, la costruzione del centro servizi. A chiusura dei fornici del primo ordine (in tutto 84 cancellate da realizzare) si riprenderà la tipologia già sperimentata nelle arcate dello sperone Stern: pannelli fissi o apribili a doppia anta in ferro forgiato (1,735 milioni). Per i prospetti le modalità dintervento si rifaranno alla sperimentazione di fine anni novanta a lato dello sperone Valadier. La tecnica messa a punto dallIstituto centrale del restauro utilizza semplice acqua nebulizzata a pressione, quindi senza solventi chimici, per rimuovere depositi di polvere, croste nere, ecc. senza danneggiare il travertino. Oltre alla pulitura ci sarà la riadesione delle scaglie, la stuccatura, il trattamento dei metalli.
I lavori saranno suddivisi in aree di cantiere non contemporanee: cinque sul prospetto settentrionale (5,165 milioni) e quattro sul meridionale (1,936 milioni), ognuna comprensiva di dieci arcate per tutta laltezza del monumento che in alcuni punti sfiora i 50 m. In tutto si parla di oltre 21.000 mq di superfici. Il centro servizi sarà costruito ex novo nella parte sud del piazzale, in una zona sterrata a suo tempo per la linea B della metropolitana. Sarà un edificio autonomo che avrà forma circolare, 30 m di diametro e una superficie di 1.600 mq (con un costo di costruzione stimato in 2.500 euro/mq). Gli altri progetti (ambulacri, sotterranei, impiantistica) sono in via di perfezionamento tramite cantieri campione già in corso.
Una volta spesi i 25 milioni di Tods a fine restauro, gli spazi visitabili saranno ampliati del 25%. I problemi del Colosseo e dellarcheologia in generale tuttavia restano tutti. «Abbiamo cinque milioni di visitatori lanno», dice Cecchi, «con punte di 25.000 al giorno, non ne vogliamo di più», a fonte di 34 custodi. Il ministro Galan, come fosse dellopposizione, snocciola i terribili dati, finanziari e non, su cui il Mibac vive, il decremento in dieci anni dei fondi del bilancio dello Stato dallo 0,37% allancora più misero 0,23 attuale (0,11% del Pil), il calo numerico e linvecchiamento del personale delle Soprintendenze (55 anni letà media). Della Valle ricorda che «ci abbiamo messo 24 ore per dire di sì, ma a condizione di farlo da soli, per evitare che qualcuno avesse idee diverse, cercasse di sfruttare il monumento». Ma perché accettare? Il gruppo Tods, spiega, è noto in tutto il mondo per il made in Italy e che cosa cè di più emblematico del Colosseo? «Il paese campa di questo». Ciò che si augura è leffetto traino sui colleghi imprenditori, per Pompei, Venezia, Firenze. Sibillino, lascia intendere che qualcosa di sostanzioso già bolle in pentola. «Le aziende come le nostre hanno il dovere di occuparsi del territorio, specie in un momento di crisi e senza chiedere nulla in cambio. Cè bisogno di un forte senso di orgoglio, di appartenenza che faccia da traino allimmagine e quindi alla economia del nostro paese».
A ottobre partirà anche lorganizzazione no profit «Amici del Colosseo» che potrà promuovere per 15 anni in esclusiva il restauro. «Per operazioni sociali», precisa Della Valle, «per scuole, anziani, diversamente abili». E il ministro: «Della Valle ci fa un affare? Ci facciamo un affare noi, lItalia, il mondo!».
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