Pescara. Linaugurazione dei nuovi laboratori della facoltà di Architettura segna il secondo tassello del più vasto e ambizioso progetto di ampliamento dellateneo pescarese, che va verso la realizzazione di un «campus urbano». LUniversità Gabriele DAnnunzio ha infatti stanziato circa 40 milioni spalmati su 10 anni in un programma di trasformazione diviso in due fasi indipendenti. La prima (nata con il precedente rettorato) è relativa alle nuove segreterie e ai laboratori di Architettura (oggi conclusa). La seconda, successiva e autonoma, riguarda il «Nuovo campus Pindaro» firmato dallo studio romano Abdr: 16.000 mq per le facoltà economiche e manageriali, i dipartimenti e la nuova biblioteca. Tutti i progetti sono stati realizzati dallufficio tecnico dellateneo con la consulenza architettonica di docenti interni, ma difficoltà economiche hanno implicato non pochi ritardi e rischiano di rimandare ulteriormente il secondo traguardo.
Dopo lapertura, lo scorso anno, delle nuove segreterie (con lavori protrattisi per sei anni a causa di problemi tecnici), il 14 aprile è quindi stata la volta dei laboratori, realizzati con la consulenza architettonica di Ludovico Micara e anchessi non immuni da avversità finanziarie: benché praticamente terminati, hanno subito uno stop forzato di più di un anno e oggi, completati gli spazi interni, attendono ancora la sistemazione degli accessi dal lato sud e dellarea tra il nuovo e il vecchio edificio.
Il progetto sinserisce in un lotto a margine dellarea universitaria, ridisegnando la relazione con lesistente e il rapporto con la futura «strada-parco», di cui intanto si progetta il secondo tratto (cfr. «Il Giornale dellArchitettura», n. 89). La struttura, anche se discreta, instaura nel contesto unarticolata tensione morfologica e materica, disegnando spazi per la didattica e lo studio e colmando lannosa inadeguatezza di strutture più volte oggetto di critiche sulla stampa locale. Costata 5,5 milioni, sviluppa circa 2.000 mq ed è composta da due volumi posti a quote diverse: il corpo «orizzontale» per i nuovi laboratori e il «verticale» con le aule per la didattica tradizionale. Li raccorda una rampa esterna costeggiata da una scenografica pensilina in legno lamellare e vetro che ne ricalca landamento curvilineo generando il foyer. Il volume più basso è attraversato per tutta la sua lunghezza da un ballatoio largo 5 m attrezzato per i lavori di gruppo, che appoggia su setti in calcestruzzo. Gli ambienti prendono luce dalla copertura lignea in cui una volta a botte interseca capriate con pendenza di 60 gradi. Collocate a quota -3,40 m tutte le attività complementari, come la costruzione dei modelli, la camera oscura e alcuni spazi espositivi. Il corpo verticale, pressoché cubico e sviluppato su tre livelli, è chiuso in facciata da una teca trasparente in acciaio e vetro contenente le scale e gli accessi principali che scherma il prospetto fungendo da camera termica per il condizionamento degli ambienti.
Nonostante qualche critica mossa per laccostamento di linguaggi eterogenei e per la varietà di materiali impiegati, il risultato è unarchitettura di qualità che, senza pretese autoreferenziali, risponde al programma funzionale e non si sottrae alla relazione con i progetti futuri, proprio rispetto ai quali assume un ruolo di cerniera tra gli spazi, divenendo chiave di lettura del contesto e presenza identitaria.
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