Il 14 maggio si è svolta, presso il Teatro Comunale di Treviso, la cerimonia di consegna del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2011, assegnato a Taneka Beri, un villaggio dellAfrica occidentale subsahariana a circa 500 km a nord del Golfo di Guinea, nella regione del massiccio dellAtakora, attuale Repubblica del Benin. Il toponimo oscilla tra lo storico Seseirhà, «le case sovrapposte», e il più recente Taneka Beri, «grande taneka», in riferimento agli abitanti, Taneka, «quelli delle pietre», detti anche Tangba, «grandi guerrieri». Il villaggio è stato fondato nel XVIII secolo da una comunità multietnica e plurilinguistica che, minacciata dai razziatori di schiavi provenienti da sud, si rifugiò in un sito elevato rispetto al territorio circostante (circa 600 m slm), lungo circa 800 m, da nord a sud, e largo 200, che domina a est la vallata ed è racchiuso a ovest dalle pendici dei monti.
Larea è composta da quattro entità insediative (perhó) autonome al punto da disporre di una propria autorità politica (sawa) e di propri sapienti-ierofanti-specialisti rituali, preposti ai luoghi del sacro (costituiti da altari, sepolture, spazi di danza rituale, pietre votive diversamente accatastate e i monumentali alberi sacri, in genere baobab), che determinano larticolazione del villaggio stesso. Larchitettura residenziale è costituita di un centinaio di unità abitative composte da una serie (da 8 a 12 e più, secondo le necessità) di piccole capanne, per lo più a pianta circolare, dal diametro oscillante da due a tre metri, in mattoni cotti al sole e tetto conico in legno rivestito di paglia, con ununica apertura fungente da ingresso, adibite a stanze da letto per i componenti della famiglia allargata che vi abita, (distribuiti secondo precisi criteri gerarchici), ma anche a granai, camere mortuarie ecc. Queste capanne sono disposte intorno e allinterno di un cortile multifunzionale in cui la famiglia interagisce e riceve. Il villaggio è abitato stabilmente da 300 persone circa, ma ben di più, oltre 9.000, sono coloro che, trasferiti a valle o altrove per dedicarsi allagricoltura o ad altre attività, vi «appartengono», ritornandovi (e riprendendo possesso delle tante unità abitative allapparenza abbandonate) in tutte le occasioni importanti e le cerimonie collettive, spinti da un senso di identità con la propria terra e la propria memoria che il tempo ha solidificato.
Una comunità, quella dei Taneka, che lantropologo italiano Marco Aime studia da quindici anni, e alla quale ha introdotto un gruppo internazionale di studiosi del paesaggio che, primi tra gli occidentali, ha avuto lopportunità di riflettere, con lassistenza dei locali, su questi luoghi, così diversi dai vincitori delle precedenti ventuno edizioni del Premio, come illustra il dossier distribuito in occasione della cerimonia.
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