VENEZIA. La (s)vendita del patrimonio immobiliare della scuola di Venezia sembra essere lenta ma inesorabile. «Può un ateneo che dovrebbe insegnare letica nella gestione del territorio permettersi di compiere un gesto tanto scellerato?», chiedono a viva voce gli studenti puntando i riflettori sulla vendita di Palazzo Ca Tron (sede della facoltà di Pianificazione del territorio), prevista dal Senato accademico del 15 ottobre, bloccata dal Consiglio di amministrazione ma poi solo rinviata al prossimo senato di novembre. Da diversi mesi la mobilitazione degli studenti, soprattutto per iniziativa di quelli di Pianificazione, ha cercato di coinvolgere anche la cittadinanza sullalienazione degli immobili pubblici a favore di progetti di tutela, in unottica più allargata di salvaguardia della città. La tensione rimane alta anche allinterno delle diverse componenti dellateneo che sollevano dubbi sullaccordo, stipulato a giugno ma ancora in esame, che sancirebbe lingresso di Iuav nella Fondazione Univeneto (coordinamento tra le Università di Padova e Verona e le veneziane Ca Foscari e Iuav, Unindustria e Regione ed eventuali camere di commercio e fondazioni bancarie), in vista della prossima assemblea di ateneo. Gli studenti veneziani, infatti, contestano la partecipazione dellUniversità alla costituzione della Fondazione, che appare come unanticipazione di ciò che il ddl Gelmini prevede: sottoscrivere, con rassegnata inerzia, lavviamento di un processo di privatizzazione.
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