Il 18 settembre 1960 si stava tenendo a Gubbio il convegno sui centri storici ideato da Giovanni Astengo. Imperversava un temporale mentre, nella grande sala del Palazzo dei Consoli, Antonio Cederna tuonava contro i vandali nostrani. Un colpo di vento allimprovviso spalancò uno dei grandi finestroni, mancò la luce e balenò un fulmine seguito da enorme fragore. Il volto di Cederna illuminato per un attimo dalla saetta, livido, parve a tutti personificare lira di Giove. Era iniziato così il vittorioso percorso per la salvaguardia dei centri storici. Se questo obiettivo ottenne successo, molte altre insidie in agguato nel corso degli anni furono via via affrontate, a dir vero con minor margine di successo. Le insidie della rendita, dellassenza di politiche che ponessero in relazione il patrimonio antico con i processi di sviluppo e trasformazione, dello snaturamento di rapporti sociali allinterno dei centri storici, del mancato controllo dei processi socioeconomici che caratterizzavano le diverse situazioni territoriali. Se questi temi furono al centro del dibattito promosso dallAssociazione nazionale centri storico-artistici, non vi è dubbio che trovarono riscontro nella società e nelle istituzioni, in particolare nelluniversità. Il momento forse più alto dellelaborazione tematica dellAncsa fu il convegno tenuto a Bergamo nel 1971, quando si provò a declinare il patrimonio sub specie non solo di «bene culturale» ma di «bene economico», aprendo così la strada a una comprensione certamente più produttiva dei fenomeni che attraversavano la realtà dei centri storici. Il passaggio «centro storico-città esistente-territorio storico» costituì il coerente sviluppo delle tesi Ancsa, in ordine alle quali il progetto ha assunto il ruolo di sintesi interpretativa e propositiva dei problemi emergenti. Il convegno che si tiene a Bergamo negli stessi giorni del 1960 (dal 17 al 19 settembre) non intende celebrare i 50 anni dellAncsa, ma richiamare il senso di unazione che deve oggi registrare una preoccupante crisi dei temi e dei valori praticati in mezzo secolo di attività. Occorre dunque interrogarsi su perché e come si sia giunti a tale situazione, nonché sulle nostre stesse responsabilità. È soprattutto necessario chiedersi quali sono e dove le potenzialità per superare lattuale stato, appellandosi alle giovani generazioni. Ciò che è certo, ricordando il tutto in prospettiva, è che la lezione derivata dallelaborazione cinquantennale dellAncsa ha ben scarso valore se viene disgiunta da quella componente etica che ne è stata la guida fin dalla sua fondazione, e che deve essere richiamata per progettare il futuro.
www. ancsa. org
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