Caltanissetta. Dopo sei anni di lavori curati dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Caltanissetta e un finanziamento di 5,75 milioni (fondi del Por Sicilia 2000-2006), è stato completato il Museo delle solfare di Trabia Tallarita. Lintervento riguarda il recupero dellex centrale elettrica Palladio (1909), per ospitarvi uno spazio didattico-multimediale dedicato alla storia delle miniere di zolfo: dalle strutture edili a quelle industriali, alle condizioni lavorative. Nei locali annessi alla centrale, il nuovo polo museale ospita anche una sezione fotografica dedicata allevoluzione della storia mineraria, una sala conferenze, una sala didattica e uno spazio per mostre temporanee dove il racconto sintreccia a istallazioni di arte contemporanea.
Gli ultimi due secoli della storia sociale ed economica della Sicilia centro-meridionale sono stati segnati dallattività estrattiva dello zolfo. Un settore che raggiunse lapice tra il xix e il xx secolo, quando nelle miniere erano occupate quasi 40.000 persone e si estraeva circa il 90% della produzione mondiale. Poi seguì una crisi irreversibile, la fine di ogni attività lavorativa e labbandono di tutti gli impianti minerari. La storia mineraria siciliana trova nel complesso di Trabia Tallarita, inserito nella conca tra i comuni di Sommatino e Riesi, al centro dellaltopiano gessoso solfifero che tagliava le province di Enna, Caltanissetta e Agrigento, uno straordinario esempio di archeologia industriale.
Il riutilizzo delle aree minerarie dismesse è stato oggetto di dibattiti e proposte da più parti, e con la Legge regionale n. 17/1991 si è costituito il Museo regionale di Caltanissetta, con sedi nelle miniere di Grasta, Gessolungo e Trabia Tallarita. Questultima, nota anche come «Solfara grande», è una delle più antiche e importanti dellisola ed è stata acquisita dalla Regione tra il 2000 e il 2003.
Lestrazione dello zolfo fu possibile grazie a un lavoro disumano di uomini e ragazzi (i cosiddetti «carusi») che lavoravano in miniera restandovi per intere settimane, anche alla profondità di 130 m, nella cosiddetta sezione Solfarella; un mondo descritto da autori come Pirandello, Verga, Rosso di San Secondo, Sciascia, Consolo.
Il Museo delle solfare interessa un terreno di 6.000 mq: un primo stralcio propedeutico allavvio di un distretto minerario regionale, al fine di valorizzare e mettere in rete il patrimonio del sottosuolo attraverso un circuito turistico e culturale. Lambizioso progetto, redatto in fase preliminare, mira al recupero dei manufatti destinati alla produzione (i calcheroni, i forni Gill, la cosiddetta «nave», le officine del versante di Trabia) e delle numerose costruzioni del villaggio, sparse nel bacino minerario (gli edifici delle Poste, gli uffici, la chiesetta di Santa Barbara, le abitazioni). Lintervento potrebbe anche rappresentare loccasione per istituire un centro di ricerca con un laboratorio dedicato al recupero delle tante strutture in calcestruzzo armato oggi dismesse, anche come testimonianza di un paesaggio sfruttato per forza lavoro e ricchezze. Attuato il recupero delle strutture, la vera sfida sarà proprio linserimento paesaggistico. Per questo è auspicabile un articolato sistema di percorsi tematici allaperto capace di legare questa straordinaria testimonianza con il magnifico paesaggio dellentroterra siciliano.
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