Titolare dello studio genovese 5+1AA.Attraverso i concorsi, gli enti pubblici hanno perseguito non solo politiche territoriali ma anche di autopromozione. Sul totale dei concorsi banditi nellultimo decennio, un elevato numero è rimasto sulla carta. Attraverso la Vostra esperienza, quali potrebbero essere gli interventi per rendere effettiva la concatenazione tra bando, assegnazione dellincarico ai vincitori, realizzazione dellopera?
In Italia, nei fatti, il concorso di architettura non esiste. Ovvero non esiste come strumento per trasformare la realtà. Se il progetto si deve realizzare, il metodo ormai usato frequentemente è «lappalto di servizi con lofferta economicamente più vantaggiosa», i cui esiti sono spesso sanciti da ricorsi e/o che vivono con la spada di Damocle di punteggiatura, firme, calcolo fatturati, categorie lavori e certificati di buona esecuzione. Il tutto con quella grande «creatività» che contraddistingue il nostro sistema paese e che si traduce con modalità sempre diverse per ogni bando di gara, ma sempre con un unico scopo: la deresponsabilizzazione della pubblica amministrazione nel processo decisionale, attraverso numeri, percentuali, indici, interpretazioni fantasiose di norme europee.
Uno scandalo grigio e silenzioso.
Se il progetto ha poche probabilità di realizzazione, allora viene usato il concorso didee. Questa è la Fine dellImpero? È il grado zero di decadenza possibile? Sì, dato che tutto questo sistema scandaloso ha come scopo lannullamento degli aspetti qualitativi, della responsabilità del pubblico, delle speranze dei giovani. La pubblica amministrazione ha inesorabilmente delegato il suo ruolo, tramite leggi che hanno spostato il baricentro e lo sviluppo delliter progettuale, nelle mani del privato (appalto integrato), e con la liberalizzazione delle tariffe (dl Bersani) ha dichiarato inevitabilmente la morte dellarchitettura e peggio ancora uno stato di decadenza per lo sviluppo del paese che non potrà non avere dei contraccolpi reali: laffidamento dincarichi con ribassi oltre il 50% (ormai la media) non può e non potrà mai garantire la qualità (in senso non estetico ma costruttivo e dinteresse pubblico) del risultato.
Così si è arrivati a bandi basati su preliminari fatti da un progettista, per gare di affidamento dei definitivi da delegare ad altri e progetti esecutivi spesso da affidare alle imprese
e in tutti questi passaggi tutto può succedere oltre a non comprendere quale progetto sarà realizzato e chi ne sarà il responsabile.
Cosa cambiare? Molto. Che cosa possiamo sperare?
(Visited 95 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- La notte bianca sulla spiaggia felliniana 22 Luglio 2026
- Serpentine 2026, mattoni poco gioiosi 21 Luglio 2026
- Archivi per l’architettura: Filiberto Sbardella 21 Luglio 2026
- Quei concorsi papali che (di)segnano Roma e la sua storia 20 Luglio 2026
- Jette Hopp: architettura spazio di democrazia 20 Luglio 2026
- Concorsi di paesaggio, senza paesaggisti 17 Luglio 2026
- Tavolo salvaspazio allungabile: la soluzione intelligente per ambienti piccoli e multifunzionali 17 Luglio 2026
- Venezia, città a breve termine 15 Luglio 2026
- Ri_visitati. Museo Nivola, traccia delicata in un paesaggio senza tempo 14 Luglio 2026
- Elisa Valero: Sognate, architetti, sognate 14 Luglio 2026
- Ettore Sottsass, l’architetto che fa domande 13 Luglio 2026
- UIA, dove vai? 13 Luglio 2026
- Neuroestetica dell’abitare: come la casa stimola risposte nel nostro cervello 13 Luglio 2026
- Ritratti di città. Aarhus, bella e ci vivrei (a poterselo permettere) 11 Luglio 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
biennale venezia 2018
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
docomomo
fiere
francia
germania
IN/ARCH
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
patrimonio
Pianificazione
premi
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata



















