L’AQUILA. Sarà che il Natale ha reso tutti più buoni, sarà che la bufera scatenata dai diversi articoli di sdegno pubblicati dalla stampa nazionale e internazionale non è passata inosservata, sta di fatto che LAquila vuole offrire una nuova occasione a Shigeru Ban. Pare, infatti, che larchitetto giapponese avrà la possibilità di progettare un piccolo auditorium accanto al modulo provvisorio realizzato per il conservatorio «A. Casella» nellarea di Colle Sapone (cfr. il numero scorso di questo Giornale). Lopera sarà interamente finanziata dal governo giapponese che, con grande spirito di solidarietà, offre nuovamente alla città i 500.000 euro poco rispettosamente rifiutati in precedenza. Alla ricerca di una continuità con ledificio realizzato, se non in termini linguistici e costruttivi, per lo meno in termini spaziali, Ban propone un oggetto minimale, una sorta di quadrato di circa 25 m di lato, allinterno del quale sinserisce una sala ellittica da 230 posti, con lasse allineato sulla diagonale. Linvolucro esterno è costituito da una struttura in pilastri di cartone precompresso e da chiusure in materiale trasparente sintetico (tipo policarbonato), in sostituzione del più comune tamponamento in vetro: questa scelta contribuisce a proporre un edificio economico e facilmente realizzabile, anche perché i fondi messi a disposizione dal governo nipponico sono a scadenza: entro la primavera.
Sembra, però, che quello di Ban non sarà lunico auditorium di cui si doterà LAquila. Un altro big sta lavorando a un progetto del tutto simile, finanziato dalla Provincia di Trento: si tratta di Renzo Piano. Il maestro Claudio Abbado, dopo il suo concerto nel capoluogo abruzzese, aveva chiesto allarchitetto di progettare un auditorium per la città, affinché potesse tornare a dirigerci della musica nel settembre 2010.
Questa nuova struttura, che conterrà circa 250 posti, dovrebbe sorgere presso il forte spagnolo, in corrispondenza della porta di accesso al nucleo antico della città; si tratta di un cubo, una cassa armonica, interamente in legno del Trentino, con giacitura, rispetto al terreno, dettata dallo spigolo: cioè a 45°.
La domanda sorge spontanea: cera veramente bisogno di costruire ben due sale nella stessa città, entrambe temporanee e per lo più di dimensioni praticamente identiche? Secondo Aldo Benedetti, docente della Facoltà dIngegneria dellAquila, già interpellato a proposito della vicenda Ban, «La situazione è doppia perché manca in città un piano generale per la ricostituzione delle attrezzature e dei servizi, per cui, piuttosto che avere una struttura di uffici, non solo tecnici e comunali, ma anche di gestione della politica urbana, a indirizzare le scelte, si sta andando avanti senza un indirizzo preciso, raccogliendo qualsiasi proposta. La Provincia di Trento ha deciso di regalare attraverso il progetto di Piano un auditorium che è esattamente uguale in dimensioni a quello di Ban; lunica differenza è che mentre il primo sarà vicinissimo al castello, sede storica dellauditorium aquilano, costituendo un buon motore per il riavvio delle attività sociali e culturali nel centro storico, il secondo sarà in una zona di periferia, priva di qualsiasi attrezzatura e servizio, ma potrebbe rappresentare la condizione per riavviare in quelle aree, totalmente a destinazione residenziale, un minimo di servizi».
Seguendo le vicende della ricostruzione aquilana, emerge sempre più spesso la mancanza di una pianificazione complessiva degli interventi. Lo stesso sistema di appalto per singoli oggetti predisposto dalla Protezione Civile sembra fare acqua da tutte le parti: se da un lato ha permesso il coinvolgimento di diverse imprese e una discreta eterogeneità di proposte, dallaltro rischia di far perdere di vista lobiettivo principale delloperazione: rimettere in piedi una città. Sicuramente laccanimento al ripristino dellesistente non è la strada giusta da percorrere (anche per evitare di ripetere errori del passato), ma la costruzione di edifici simbolo firmati da grandi nomi non potrà da sola costituire una garanzia di successo.
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