Il legame tra lEuropa e i suoi territori è rapporto di particolare interesse, espressione perfetta del motto stesso del continente, «United in diversity»: oltre 400 milioni di abitanti tendenzialmente liberi dincontrarsi scambiando beni ed esperienze attraverso i confini di 27 paesi e, nello stesso tempo, infinite peculiarità da preservare e valorizzare. Il libro
curato da Francesca Governa, Umberto Janin Rivolin e Marco Santangelo, La costruzione del territorio europeo. Sviluppo, coesione, governance (Carocci, Roma 2009, pp. 254, euro 26,40), dichiara subito il paradosso che il titolo stesso nasconde: a oggi, lUnione europea non detiene competenze dirette ed esplicite in materia di governo del territorio. È una
considerazione tuttaltro che scontata: da un lato, infatti, sembra difficile poter pensare che levoluzione del processo dintegrazione europea (verso la costituzione di una federazione, o di cosaltro?) possa fare a meno dellelemento «territorio», costitutivo, insieme a «popolo» e «sovranità », dei caratteri fondanti di uno Stato; dallaltro, è davanti agli occhi di tutti il progressivo aumento dinfluenza delle politiche comunitarie egli ultimi ventanni, con una parallela, crescente «territorializzazione»
delle azioni. Iniziative come Urban e Interreg hanno diffuso nei paesi interessati una quota non trascurabile di finanziamenti ma, forse, soprattutto nuove culture di approccio alla soluzione dei problemi e nuove modalità di gestione dei rapporti tra attori. Basandosi su diverse ricerche elaborate allinterno dello European Spatial Planning Observation Network,
il libro riporta per il pubblico italiano lo stato di avanzamento della discussione su questi temi, grazie a dieci saggi di studiosi come Peter Ache, Joaquín Farinós Dasí, Simin Davoudi, Andreas Faludi, David Shaw, Dominic Stead, Bas Waterhout. Considerazioni, fatti e numeri dimostrano come il fenomeno della governance territoriale comunitaria
sia sempre più forte nel ridefinire modi e contenuti nellazione politica: non comprendere le traiettorie di tali dinamiche potrebbe presentare conseguenze rischiose per le possibilità di sviluppo di alcuni paesi europei.
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