Sicilia, report sull’abusivismo edilizio

by • 17 gennaio 2018 • Città e Territorio, Mosaico2919

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Un fenomeno sempre in auge, ribadito dai recenti casi di cronaca. E, più in generale, preoccupano il consumo di suolo e il dilagante degrado del patrimonio paesaggistico

 

L’abusivismo edilizio in Sicilia è un’annosa questione che ciclicamente torna alla ribalta e suscita clamore.

 

Regione vs Comuni: tra deresponsabilizzazioni e deroghe…

In estate, le polemiche si erano concentrate sulla norma varata a chiusura del governo Crocetta e pubblicata il 25 agosto: una disposizione che de-responsabilizza le amministrazioni che non eseguono le ordinanze di demolizione e fa, quindi, un regalo sia ai proprietari d’immobili abusivi sia a quell’80% di Comuni inadempienti di cui è costituita l’isola. Nella stessa norma è inoltre presente un articolo molto contestato dagli ambientalisti poiché – previa dichiarazione di pubblica utilità – rende possibile la realizzazione di grandi opere in deroga ai vincoli ambientali e ai piani paesaggistici e permette altresì di derogare al piano paesaggistico per realizzare quelle opere che abbiano ricevuto parere favorevole da parte di un’amministrazione locale.

 

… sfiducie e minacce

Sempre l’estate scorsa, tra le notizie clamorose, la sfiducia al sindaco di Licata Angelo Cambiano, uomo simbolo della lotta all’abusivismo finito sotto scorta a causa delle intimidazioni subite per aver fatto rispettare le ordinanze di demolizione delle case abusive costruite nella fascia di costa entro i 150 metri. Alle sue dimissioni è seguito l’insediamento del commissario Maria Grazia Brandara che, malgrado le minacce ricevute, ha continuato la lotta all’abusivismo facendo attuare, a partire dallo scorso settembre, la demolizione di 49 villette: per lo più seconde case che non sono il frutto di quel così detto “abusivismo di necessità” su cui si è anche infiammato il dibattito della campagna politica per le elezioni regionali dello scorso novembre.

 

Tra percentuali da record (negativi)…

La percentuale d’immobili abusivi nell’isola è altissima. I numeri di Licata rappresentano quindi un record se si considera che tra il 2016 e il 2017 in Sicilia sono stati abbattuti appena 71 immobili abusivi. Tuttavia è il caso di ricordare che in questo comune della Provincia di Agrigento sono censiti ben 17.000 immobili abusivi su una popolazione di 38.000 abitanti e che gli immobili raggiunti da ordinanza di demolizione per via amministrativa sono circa 450, dei quali più di 300 sono già stati acquisiti dal patrimonio immobiliare pubblico.

Il report di Legambiente sulle demolizioni attuate nell’ultimo biennio mostra numeri ancora esigui rispetto alla dimensione del fenomeno. A Palermo e provincia, a fronte della diffusione del fenomeno, si registrano solo 6 edifici abbattuti vicino al Castello di Maredolce – edificio arabo normanno recentemente recuperato il cui parco è stato insignito nel 2015 del premio Carlo Scarpa per il Giardino della Fondazione Benetton; anche a Catania e provincia, dove il fenomeno dell’abusivismo è altrettanto pervasivo, i numeri sono a dir poco irrisori, sono stati infatti demoliti lo scheletro dell’Hotel Aloha Mare, realizzato sulla scogliera di Acireale nel bel mezzo della riserva naturale della Timpa, e otto palazzine, alcune delle quali edificate nella zona B del Parco dell’Etna mentre, per quel che riguarda l’area protetta dell’Oasi del Simeto, sono solo cinque le demolizioni eseguite a fronte degli oltre cento edifici costruiti a poche decine di metri dalla costa deturpando quest’area umida che, essendo sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale, costituisce un nodo significativo della Rete europea Natura 2000.

… e continue sanatorie

Tra i siti alla ribalta della cronaca c’è Palma di Montechiaro, città dell’agrigentino dove gli edifici abusivi da abbattere sono almeno mille, per la maggior parte costruiti in centro città. Qui, nel gennaio 2017, il sindaco ha preferito dimettersi invece di eseguire le ordinanze giudiziarie e, nei mesi successivi, il neo-sindaco, eletto a giugno, è finito subito indagato con le accuse di abuso d’ufficio, falso ideologico e omissioni d’atto d’ufficio per aver firmato, come primo atto, l’ordinanza di sospensione di ogni demolizione e per aver dato, al contempo, mandato all’Ufficio Tecnico di redigere un regolamento sull’utilizzo degli immobili abusivi già acquisiti dal Comune.

Grande attenzione suscita il territorio di Triscina, che Gian Antonio Stella ha definito «lido degli abusi». Qui, il prossimo febbraio è difatti prevista la demolizione di 83 case abusive con un costo di tre milioni di euro. Questo tratto di costa, che comprende anche il Parco archeologico di Selinunte, è un caso emblematico in quanto c’è un intero quartiere di oltre cinquemila case abusive, di cui oltre 1.000 sono insanabili e 300 sono state costruite entro i 150 metri dalla battigia, sebbene dal 1976 esista il vincolo di inedificabilità assoluta; un dettaglio che ha da tempo scatenato polemiche suscitate da chi vorrebbe far passare il principio che possano essere condonate le costruzioni erette prima di quella data.

Dal 1985 a oggi quasi il 60% delle case abusive dell’Isola è in attesa di sanatoria e i numeri del ritardo sono strabilianti. Difatti, considerando solo i nove capoluoghi di provincia e quattro città ad alta densità di abusi edilizi come Gela, Licata, Bagheria e Carini, su 207.000 pratiche presentate con le sanatorie degli anni 1985, 1994 e 2003 sono ben 133.000 le domande ancora inevase. Ciò malgrado, si torna ciclicamente a parlare di nuove sanatorie e a produrre dispositivi che vanno in questa direzione, come ad esempio la Legge Regionale n. 16 del 2016 sul recepimento del Testo unico dell’edilizia. In proposito, nel novembre scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di alcuni articoli del testo regionale, evidenziando che in esso, mascherati da procedure di semplificazione, vi sono degli articoli che aprono la via a una sanatoria introducendo, tra gli altri, sia un meccanismo di silenzio-assenso basato esclusivamente sul decorso del termine di 90 giorni dalla presentazione dell’istanza, sia eliminando il principio, vigente su tutto il territorio nazionale, della condizione di “duplice conformità” – al momento in cui è stato commesso l’abuso e al momento della domanda – come conditio sine qua non per ottenere un condono.

Morosità dei controlli

Nelle ultime settimane l’attenzione sull’abusivismo si è di nuovo destata perché a fine dicembre è scaduto il termine per la comunicazione annuale da parte degli enti locali dei dati sul controllo del territorio e su 390 sono 107 le amministrazioni comunali, incluse quelle di Palermo, Catania e Messina, che non hanno trasmesso i dati alla Regione e rischiano quindi il commissariamento. Parallelamente si attende di conoscere l’esito del fascicolo dedicato all’abusivismo edilizio sulla costa ordinato dal nuovo assessore regionale al Territorio e all’Ambiente: un report che, secondo i comunicati, avrebbe dovuto esser presentato il 7 gennaio e successivamente consegnato alla Magistratura.

 

Non solo abusivismo

L’ultimo rapporto di Legambiente dedicato al consumo della costa siciliana, nell’analizzare i dati dal 1988 al 2013, ha messo in luce che, nonostante l’entrata in vigore della Legge Galasso, in quest’arco temporale è stato consumato oltre il 6% del litorale con interventi che, pur non essendo tutti abusivi, hanno degradato uno straordinario patrimonio paesaggistico e ambientale che caratterizza l’identità siciliana e costituisce una potenzialità unica per la valorizzazione turistica ed economica dell’isola. Il paesaggio costiero siciliano è difatti costellato da innumerevoli insediamenti che mettono a rischio non solo la bellezza e l’identità dei luoghi ma anche un ecosistema reso sempre più fragile dalla diffusa antropizzazione. Le demolizioni, purtroppo, non bastano a risolvere il problema e, al riguardo, il caso della costa di Triscina solleva varie domande su come restituire qualità a luoghi in cui le demolizioni consegneranno comunque una situazione degradata.

Le politiche di controllo e valorizzazione del territorio siciliano dovrebbero sforzarsi di proporre un’ottica più ampia, individuando soluzioni per i molti interventi che, pur essendo legali o resi tali, sono deturpanti alla stessa maniera di quelli abusivi. Solo con una visione che non faccia differenza di classe sociale e di appartenenza a lobby sarà possibile attuare una politica di tutela e valorizzazione del territorio efficace in quanto condivisa dai cittadini. Sino a oggi, infatti, il dibattito sul territorio siciliano è stato condotto trincerandosi dietro il problema dell’abusivismo, mentre non è stata messa in atto nessuna politica volta a individuare e trasformare tutto ciò che degrada il territorio, indipendentemente dalla sua liceità.


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