L’Hôtel-Dieu di Lione, così si trasforma un ospedale storico

by • 31 maggio 2017 • Mosaico, Patrimonio1499

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Nell’ambito del progetto Hospitalia presentiamo una grande iniziativa privata di riuso di un sito classificato “monumento storico” ad opera dagli architetti Albert Constantin e Didier Repellin

 

LIONE (FRANCIA). È a partire dal bel libro, edito dalle edizioni Libel nel 2016 – subito esaurito e ora in ristampa – scritto a quattro mani da Frédérique Malotaux e Ombline D’Aboville, illustrato dalle fotografie di Ferrante Ferrari e da un apparato iconografico d’archivio ricco e accattivante, che vogliamo fare un punto sull’approccio d’Oltralpe al tema del riuso del patrimonio ospedaliero. Intanto il volume è frutto degli approfonditi studi che sono serviti per preparare il progetto di riuso ed è nato, come ci racconta l’architetto Didier Repellin nella prefazione, a seguito dell’attaccamento e della curiosità verso questo antico ospedale che, da subito, i lionesi hanno manifestato durante le visite guidate al sito che, organizzate senza la minima pubblicità per raccontare il complesso dal punto di vista storico e illustrarne il progetto di trasformazione, hanno raggiunto in breve gli oltre 150 iscritti a incontro. La decisione di realizzare, dunque, una sorta di carnet de visite che ritracciasse la storia del complesso, dalle origini alla chiusura, nel 2010, è parsa un modo per restituire, durante il cantiere e nei momenti, anche controversi, di passaggio da ciò che gli edifici erano a ciò che saranno, un bene della comunità ai cittadini e a tutti gli interessati.

Bisogna sottolineare, infatti, che l’operazione di trasformazione dell’immenso complesso lionese, 50.000 mq di superficie calpestabile, 700 metri lineari di gallerie, 10 corti interne, nel pieno centro della città, sulle rive del Rodano e a due passi da Rue de la Republique e Place Bellecour, è stata da subito delicata per le modalità pubblico private di realizzazione e ha visto delle resistenze da parte dell’opinione pubblica. Il progetto di riconversione dell’antico ospedale, infatti, si sta realizzando grazie a Eiffage Immobiliare, con il sostegno della Città di Lione, dopo che nel giugno 2015 il Crédit Agricole Assurances insieme alla Caisse Régionale de Crédit Agricole de Centre-Est ne hanno rilevato la proprietà. Concepito dagli architetti Albert Constantin e Didier Repellin, è la più grande iniziativa privata di riuso di un monumento storico mai realizzata in Francia sino ad oggi.

È interessante ripercorrere, dal punto amministrativo, le tappe fondamentali del processo di trasformazione per comprendere l’approccio alla base di quest’intervento. Nel febbraio 2011 sono gli Hospices Civils de Lyon a siglare un accordo preliminare per l’uso novantennale del sito con Eiffage Immobiliare, individuato come partner per concorso, ed è solo a seguito dei primi studi realizzati che, nel novembre dello stesso anno, il sito viene classificato come “Monumento storico”. Poi, a seguito dell’ottenimento dell’autorizzazione all’intervento sul “Monumento storico”, nel dicembre 2014, l’accordo preliminare viene ratificato definitivamente, per arrivare, nell’aprile 2015, all’inizio lavori. Sono passati quindi cinque anni dal lancio di quest’operazione che, da subito, viene intesa come realizzabile solamente grazie al concorso del pubblico e del privato, sia per le dimensioni del sito, sia per la riflessione sulle destinazioni d’uso che paiono, da principio, non potersi definire solo pubbliche per questioni di sostenibilità economica ma anche di opportunità in rapporto allo sviluppo urbano complessivo, che vede in un sito in posizione centrale di queste dimensioni una reale sfida per il futuro.

È in questo modo che dalla concertazione fra bisogni delle istituzioni e interessi privati si sono definite con chiarezza, sin dall’inizio, le nuove funzioni da introdurre nel Grand Hôtel-Dieu: 17.635 mq di superficie commerciale localizzata ai piani terra verso Rue de la Barre e Rue Bellecordière ma anche verso alcune corti interne – fra cui la Cour du Midi, coperta da una vetrata progettata dall’atelier d’architettura AIA, e la Cour du Cloitre, unico giardino di tutta la Presqu’île -; un hotel 5 stelle da 143 camere per 13.237 mq; la “Città internazionale della gastronomia” per un totale di 3.823 mq di cui 2.100 mq dedicati al Museo dell’alimentazione; uffici per 13.422 mq; un centro congressi da 2.740 mq; 11 appartamenti per 837 mq complessivi. Su questo totale soltanto 6.240 mq, relativi agli uffici, sono nuove costruzioni mentre tutto il resto deriva dal recupero degli antichi edifici.

Il patrimonio ospedaliero italiano è ricco di siti di ampie dimensioni, con edifici di pregio, in posizioni centralissime rispetto alle città che li hanno voluti e mantenuti nei secoli. Molti sono già stati chiusi nella seconda metà del Novecento, mentre altri sono di prossima dismissione, aggiungendo al patrimonio più antico anche le realizzazioni novecentesche. Non tutti possono, per ragioni economiche, di sostenibilità e di opportunità, essere riusati con funzioni pubbliche come è stato fatto, per esempio, per la Ca’ Granda di Milano divenuta sede universitaria. Possiamo essere contrari alla privatizzazione di questi siti, adducendo valide ragioni e riconoscendo loro un’origine comunitaria che va salvaguardata, quello che non possiamo fare, però, è abdicare alla responsabilità di pensare per questi luoghi un nuovo destino che deve forzatamente seguire la dismissione della funzione ospedaliera. Responsabilità che non nasce solo dopo il momento della chiusura, bensì contemporaneamente ai progetti per i nuovi poli sanitari.

 

Per saperne di più sul progetto Hospitalia


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