Attraverso l’obbiettivo: il paesaggio e il vivere urbano secondo Luca Panaro

by • 14 aprile 2017 • Inchieste, Interviste1257

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Seconda puntata del viaggio attraverso la nuova generazione di fotografi italiani che sfidano la temporalità e la realtà in un racconto di relazioni. La parola a Luca Panaro, critico d’arte, curatore e docente

Leggi la prima puntata

In Italia, la fotografia di architettura e quella di paesaggio, la capacità di interpretare il vivere in città e le contraddizioni del nostro territorio, hanno avuto in passato grandi interpreti, che ancora influenzano ampiamente la percezione culturale attorno a queste tematiche. Mi piacerebbe provare, invece, per un attimo, a cambiare registro e a far finta che questa pesante eredità non esista, anche perché sono convinta che l’idea stessa di paesaggio sia da ripensare alla luce del vivere contemporaneo.

Ho sempre sostenuto la necessità di un cambiamento rispetto alla particolare attenzione della fotografia italiana per il paesaggio. È stato un capitolo importante della nostra storia più recente che ha regalato soddisfazioni soprattutto negli ultimi due decenni del Novecento. Oggi il mondo è cambiato e la fotografia di pari passo ha mutato completamente la sua funzione. In pochi però se ne sono accorti. In Italia si occupano insistentemente di fotografia gli architetti e gli archivisti: i primi se ne interessano come strumento di lettura del territorio, gli archivisti leggono la fotografia con taglio storico come testimonianza di quello che non è più. Ma è l’artista a trovarsi nella condizione di mettere in discussione le categorie del passato per originarne di nuove. Solo l’artista può ripensare l’idea di paesaggio in fotografia.

Vorrei, dunque, riflettere sul momento presente che, soprattutto per quello che riguarda il vivere urbano e il paesaggio, vede affermarsi sempre più la co-costruzione di spazi, reti, relazioni da parte di comunità, non necessariamente ancorate a luoghi fisici quanto piuttosto connesse da affinità d’interesse.

Sì, infatti, questo può essere considerato un nuovo paesaggio, non più geografico e territoriale, bensì tenuto insieme da relazioni. L’arte è prima di tutto uno strumento di relazione, per questo dico che l’osservatorio degli artisti è quello più adatto all’analisi del contemporaneo. Dal punto di vista iconografico l’immagine può ancora riferirsi al paesaggio nel senso di registrazione del contesto urbano a campo largo, il cambiamento è da ricercarsi nei contenuti. L’attenzione dei giovani autori è sempre meno rivolta alla documentazione, è sollecitata da motivazioni esterne al soggetto urbano o naturalistico fotografato. Il paesaggio diventa spesso una scusa per compiere una riflessione più ampia che estende il suo raggio d’azione all’uomo che vive quell’ambiente, non tanto al luogo in sé. Il paesaggio è concepito come una sorta di palcoscenico sul quale l’artista e l’uomo in genere mette in scena il proprio spettacolo, fatto di micro azioni performative, piccoli accadimenti e interferenze che rendono tanto incongrua quanto interessante quella veduta.

 

Pensa che la fotografia possa essere ancora strumento di lettura e interpretazione della città e del paesaggio? Ci sono degli autori in Italia che stanno indagando questo fenomeno? Con quali mezzi?

Ci sono autori che utilizzano la fotografia proprio per godere del particolare sistema percettivo che la macchina offre rispetto alle possibilità in dotazione all’uomo. La tecnologia che supporta l’immagine si è talmente evoluta dal Duemila a oggi da offrire ai giovani autori enormi possibilità di lettura del nostro mondo. Penso solamente alla visione zenitale alla quale siamo stati educati dai satelliti e che da alcuni anni anche con i droni possiamo governare facilmente, osservando questo nostro paesaggio in modo completamente diverso. L’uomo contemporaneo guarda sempre meno con i propri occhi e sempre più con quelli della macchina, questo non può che generare un grande cambiamento. C’è chi guarda le città dall’alto sorvolandole con l’elicottero come Olivo Barbieri. C’è chi le “scansiona” a pochi centimetri da terra facendo una sorta di carotaggio fotografico come Francesco Nonino. C’è chi sfida la temporalità tipica della fotografia come Paola Di Bello fondendo in una sola immagine ore e luci differenti della giornata. C’è invece chi la città la ricostruisce in studio per governarla meglio e arricchirla di storie e ambientazioni ai limiti del reale come Paolo Ventura.

Da architetto sono interessata all’oggetto “libro fotografico”, ai suoi aspetti progettuali. Pensa che il libro fotografico come forma di espressione e comunicazione, in particolare in campo architettonico e d’indagine sulla città e il territorio, abbia un futuro?

La fotografia si manifesta su carta alle pareti di un museo così come su internet in relazione agli altri media. Il nostro tempo si caratterizza per questa libertà di utilizzo che è una risorsa, una novità. Quello che sta accadendo negli ultimi anni è molto interessante, più di quanto probabilmente siamo in grado di cogliere. Da una parte la fotografia sta mutando grazie ai nuovi modi di vedere offerti dalla tecnologia. Dall’altra queste nuove immagini hanno ancora bisogno di essere contenute e articolate nella forma di libro. Media “vecchi” e “nuovi” dialogano tra loro in scioltezza, senza più apocalittiche chiusure verso gli uni o eccessivi slanci verso gli altri. In questo clima di normalizzazione e convivenza dei media crescono nuovi progetti anche sulla città, ma su un concetto di territorio meno geografico e più personale.

Immagine di copertina: Olivo Barbieri, site-specific Shanghai, 2004

Chi è Luca Panaro

Classe 1975, critico d’arte e curatore, insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Tra i suoi libri: L’occultamento dell’autore (2007), Tre strade per la fotografia (2011), Conversazioni sull’immagine (2013), Casualità e controllo (2014 – trad. inglese 2016), Visite brevi (2015), Photo Ad Hoc (2016). Ha pubblicato su Enciclopedia Treccani XXI Secolo (2010), co-curato l’opera in più volumi Generazione critica (2014-2017) e Effimera (2016-2017), oltre a una serie di cataloghi e monografie su artisti contemporanei. www.lucapanaro.net


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