Ritratti di città. Bogotá, storia di una capitale della modernità

by • 31 ottobre 2016 • Città e Territorio, Mosaico2314

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Prima parte del viaggio nella capitale colombiana, una delle principali mete turistiche e per affari dell’America Latina, che sta investendo in cultura e innovazione, proseguendo un processo di rinnovamento dalle radici lontane

 

Bogotá, capitale della Colombia a circa 2700 metri sulla Cordigliera Orientale delle Ande, nell’ultimo ventennio ha investito molto sul tema della cultura e dell’innovazione. Nonostante la sua reputazione all’estero sia stata per lungo tempo differente, la storia odierna dimostra come il rinnovamento, che trova le proprie radici nel XIX secolo, abbia prodotto importanti risultati: oggi Bogotá è una delle principali mete per affari e turismo in America Latina.

Sin dalla seconda metà del XIX secolo giunsero in Colombia molti professionisti europei tra cui anche italiani come il geografo e cartografo Agostino Codazzi il cui nome oggi è legato all’Istituto Geografico Nazionale Agustín Codazzi; o come l’architetto fiorentino Pietro Giovanni Cantini, giunto nel 1879 favorendo lo sviluppo della cultura neoclassica. Di quest’ultimo si conservano diverse realizzazioni tra cui il completamento del Capitolio Nazionale in piazza Bolivar, ossia la sede del parlamento colombiano, e il Teatro Cristobal Colón, inaugurato nel 1892 in occasione del 400° anniversario della conquista del nuovo continente da parte degli europei.

Intanto il fervore economico, che aveva interessato particolarmente paesi come Argentina, Cile e Brasile già da fine Ottocento, aveva contribuito a una nuova fase di sviluppo urbano che in Colombia trovava importanti riscontri in progetti urbanistici proposti da architetti europei giunti nel paese nella prima metà del XX secolo e che si concretizzeranno nel Plan Bogotá Futuro (1923-1925): il documento conteneva proposte di riorganizzazione funzionale della capitale nonché di abbellimento e di valorizzazione della monumentalità.

Tra i principali «registi» di tale modernizzazione annotiamo i nomi del paesaggista francese Jean Claude Nicolas Forestier, che operò soprattutto a Buenos Aires, dell’architetto urbanista tedesco Werner Hegemann, di Le Corbusier con il Plano Piloto per Bogotá e per altre città latinoamericane, il tedesco Leopold Siegfried Rother Cuhn, autore anche del Plano Maestro per la città universitaria dell’Universidad Nacional de Colombia; e ancora l’urbanista austriaco Karl Heinrich Brunner, molto attivo tra Colombia e Cile. Ovviamente questa situazione di forti scambi culturali fu favorita anche dall’apertura dell’Aeroporto Internazionale El Dorado nel 1959, su progetto dello studio Cuéllar, Serrano e Gómez.

Analizzando la struttura urbana di Bogotá, al principio del XX secolo era già possibile rintracciare le basi a fondamento della città moderna che ha conosciuto un forte sviluppo dopo il 1948, dando così avvio ad un processo che non si è mai arrestato, incentivando gli investimenti stranieri. Sin dal principio, tale rinnovamento fu promosso dalla rivista “PROA”, fondata nel 1946 dall’architetto Carlos Martinéz Jiménez, nonché riesaminato sia nei progetti dell’ingegnere italiano Angiolo Mazzoni (presente a Bogotà dal 1948 al 1963), sia in particolare nel Piano di zonizzazione della capitale colombiana, redatto dal Centro interamericano de vivienda nel 1952  (sotto, © Archivio del Centro Interamericano de Vivienda).

 

Pertanto, da fine anni cinquanta prendono avvio importanti lavori di ammodernamento e di valorizzazione urbana con progetti finalizzati soprattutto alla cultura e alla formazione. Nel 1968 su progetto dell’architetto Germán Semper Gnecco viene inaugurato il Museo del Oro del Banco de la República, mentre nel 1958 lo stesso architetto aveva progettato la grande Biblioteca Luis Ángel Arango del Banco de la República. Quest’ultima è stata il motore per l’avvio di un più ambizioso restauro urbano che ha interessato un’ampia parte della città storica e che ha visto la realizzazione, in più tempi, della Manzana de la Cultura, ossia del centro culturale della capitale con il Museo di Ferdinando Botero, il Banco de la Moneda, il Museo de Arte su progetto dell’architetto Enrique Triana Uribe (2004) e ancora il Centro Cultural Gabriel García Marquez (2008) su progetto dell’architetto Rogelio Salmona. Nella stessa area sorgono oggi molte sedi accademiche e universitarie.

 

Fuori dal perimetro del centro storico, sempre al principio degli anni cinquanta, ha avuto inizio un altro grande programma politico finalizzato alla modernizzazione dell’immagine urbana. Infatti, con l’apertura dei traffici internazionali, fortemente intensificati dal 1959 con il nuovo aeroporto El Dorado, proprio laddove sorgevano la grande Scuola militare e un importante complesso conventuale francescano denominato San Diego, di cui oggi si conserva solo la chiesa, fu realizzato il Centro Internacional de Bogotá. Il primo fu l’Hotel Tequendama, cui seguirono altri importanti edifici sempre destinati ad alberghi, uffici e residenze, come il complesso residenziale denominato Residencias del Parque, meglio noto come Torres del Parque (1965-1970) dell’architetto Rogelio Salmona, autore anche dalla grande Biblioteca Virgilio Barco Vargas nel parco metropolitano Simón Bolívar, aperta al pubblico nel 2001.

Alle biblioteche hanno fatto seguito le strutture culturali, la cui tematica aveva già preso avvio nella metà degli anni cinquanta grazie all’interesse del Banco de la República, mentre più di recente molti architetti si sono confrontati sul restauro dei teatri nonché nella realizzazione di nuovi auditori destinati alla musica, con interventi che hanno consentito anche la riqualificazione di aree urbane particolarmente degradate. Ai progetti hanno partecipato attivamente anche molte università che hanno contribuito soprattutto a restaurare teatri esistenti o a realizzarne di nuovi: come nel caso dell’Auditorium Fabio Lozano nel quartiere de Las Nieves su progetto dell’architetto Daniel Bermúdez Samper, sede anche della Biblioteca centrale e del Rettorato dell’Universidad de Bogotá Jorge Tadeo Lozano (progetto premiato nel 2004 alla XIX Biennale dell’Architettura Colombiana). Dello stesso architetto è anche il Centro Cultural e la Biblioteca Pubblica Julio Mario Santo Domingo nel parco San José de Bavaria a nord della capitale.

 

 

Il tema degli spazi culturali è quanto di più sentito nella capitale colombiana, dove non solo si realizzano biblioteche, musei e teatri ma si restaurano e recuperano anche preesistenti spazi destinati alla cultura così come lo Espacio Odeón, da pochi anni riaperto al pubblico, nel cuore della città, antico teatro oggi destinato a galleria d’arte per esposizioni temporanee e perfomance teatrali. Lo stesso accade anche nelle zone più periferiche della città. Principalmente, nei piccoli aggregati urbani di tipo rurale, dove sono state restaurate diverse costruzioni coloniali dando vita a spazi d’interazione sociale denominati “casas de la cultura”, in cui si svolgono attività di formazione, ricreative ed esposizioni temporanee di arte e architettura.

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Immagine di copertina: Bogotá osservata da Los Cerros (© Olimpia Niglio)

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