Ritratti di città. La Bogotá del futuro punta sempre sulla cultura

by • 7 Novembre 2016 • Città e Territorio, Mosaico2418

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Seconda parte del viaggio nella capitale della Colombia che, prendendo avvio dalla politica di rinnovamento dopo il 1948, sta sviluppando numerosi progetti incentrati su cultura e formazione nel centro storico, ai suoi margini e lungo le nuove direttrici di espansione

 

Nel 1923 il Piano Bogotá Futuro disegnava proposte per abbellire e ammodernare la capitale colombiana rivolgendo particolare attenzione alle zone di espansione oltre il centro storico. A partire dagli anni sessanta del XX secolo l’apertura del Centro Internacional e l’espansione della città verso nord lungo la Carrera 7a, parallela alla linea montuosa de Los Cerros (nell’immagine in basso, © Olimpia Niglio), aveva fortemente caratterizzato l’immagine di Bogotá proiettata ad acquisire un ruolo nel contesto internazionale. È stato proprio questo l’inizio di uno sviluppo urbano lungo un asse orizzontale ma fortemente caratterizzato dalla verticalità degli edifici la cui impronta razionalista aveva trovato importanti riferimenti in Nord America ed Estremo Oriente.

 

A distanza di quasi mezzo secolo, oggi Bogotà è una delle principali capitali dell’area Ibero Americana insieme a Città del Messico, San Paolo e Rio de Janeiro. Quel forte impulso innovatore, che ha trovato radici proprio a partire da metà Novecento, oggi si manifesta con un programma di progetti di rinnovamento urbano che si stanno concentrando nel centro storico, ai suoi margini e lungo nuove direttrici di espansione urbana e che ha visto anche l’ampliamento e ammodernamento dell’aeroporto internazionale El Dorado nel 2012.

Prendendo avvio dalla politica di rinnovamento attuata dopo il 1948, tema centrale di questi progetti sono ancora una volta la cultura e la formazione.

In questo ambito di valorizzazione culturale, nel centro storico s’inserisce il progetto (in corso di realizzazione) per la riqualificazione dell’area adiacente il Teatro Colón, nella Manzana de la Cultura, su progetto degli architetti Diego López Chalarca e Nathalie Montoya Arango, con il fine di restaurare parte delle preesistenze coloniali ma allo stesso tempo di edificare strutture di servizio al teatro nonché una grande Plaza de las Artes quale punto di raccordo con i principali musei e centri culturali della Candelaria.

Questo intervento, così come l’ampliamento della sede municipale di Palazzo Liévano in piazza Simón Bolívar, su progetto di Manuel Antonio Guerrero e Suely Vargas Nóbrega, attuano un programma di valorizzazione urbana, iniziato a fine anni novanta e finalizzato prima di tutto a restaurare architetture di rilevante valore storico nonché a continuare quel processo di ammodernamento dei quartieri più degradati della Candelaria con inserimento di costruzioni contemporanee in stretto dialogo con la preesistenza.

 

Lungo i margini del centro storico, verso il quartiere de Las Nieves, noto per i teatri e le sale cinematografiche, si sono sviluppate le sedi delle principali università della capitale: in particolare la Universidad de Los Andes e la Universidad de Bogotá Jorge Tadeo Lozano. Entrambe queste istituzioni, sin da metà anni cinquanta, sono state promotrici d’importanti progetti di rinnovamento del tessuto edilizio e urbano dell’area est della capitale dove attualmente sono in corso significativi progetti per strutture accademiche nonché per destinazioni residenziali a servizio dell’utenza universitaria e cittadina. Si annota la nuova sede della Facultad de Artes y Diseño dell’Universidad de Bogotá Jorge Tadeo Lozano inaugurata il 26 ottobre scorso su progetto dell’architetto Ricardo La Rotta, vincitore di un concorso bandito nel 2008. L’intervento tende a rafforzare il valore urbano dell’Università, con collegamenti diretti alla vicina Biblioteca Nacional, al Museo di Arte Moderna nonché al nuovo Parco del Bicentenario su progetto dell’architetto italo-colombiano Giancarlo Mazzanti.

Poco distante dalla Facultad de Artes è in corso il cantiere del nuovo centro civico universitario dell’Universidad de Los Andes, su progetto dell’architetto colombiano Konrad Brunner e del cileno Cristián Undurraga: una soluzione architettonica finalizzata a valorizzare il ruolo paesaggistico dell’architettura coloniale esistente nel quartiere circostante il grande campus. Quest’ultimo prospetta sul complesso della CityU promosso dall’Universidad de Los Andes, anch’esso in fase di completamento: tre alte torri colorate, con annessi servizi, destinate ad accogliere il primo campus per studenti e professori che giungono a Bogotà da tutto il paese ma anche dall’estero.

Ancora in ambito accademico, va annotato il nuovo edificio Jorge Hoyos Vásquez, S.J destinato alle attività amministrative della Pontificia Universidad Javeriana di Bogotá, inaugurato il 5 luglio 2016. L’edificio, progettato dall’architetto Felipe Uribe, è composto da circa 11.000 mq su 10 livelli e caratterizza il fronte del campus universitario lungo la Carrera 7a, collocandosi accanto all’edificio Emilio Arango, S.J e al laboratorio Leopoldo Rother di architettura e disegno.

 

Ma ciò che in questi mesi è sotto gli occhi di tutti è la realizzazione della Torre Bacatá (nell’immagine sotto, archivio Olimpia Niglio). Se fino al principio del XXI secolo la Torre Colpatria, edificata negli anni settanta del secolo scorso, ha rappresentato il simbolo della modernità di Bogotá, non c’è dubbio che oggi questa lascia il posto alla Torre lungo la Calle 19, caratterizzata da due volumi rispettivamente di 240 m (torre sud) e 216 m (torre nord). Le due torri, progettate da un team di professionisti spagnoli e colombiani, sono destinate ad accogliere un grande albergo, appartamenti privati, uffici, spazi commerciali e parcheggi pubblici e privati. Inoltre, la Torre Bacatá s’inserisce nel contesto urbano proprio del quartiere de Las Nieves, al margine del centro storico e nel cuore di quella parte di città destinata alla cultura e alla formazione.

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Immagine di copertina:  Torre Colpatria e Centro Internacional (© Olimpia Niglio)

 

 

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Parte 1Ritratti di città. Bogotà, storia di una capitale della modernitàdi Olimpia Niglio

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One Response to Ritratti di città. La Bogotá del futuro punta sempre sulla cultura

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