Aulenti e Porcinai, i miei omaggi!

by • 15 giugno 2016 • Mosaico, Reviews1114

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A Torino e dintorni due retrospettive dedicate a Gae Aulenti e a Pietro Porcinai con più d’un’analogia

 

TORINO. Siete di passaggio in città e avete a disposizione mezza giornata? Volete vedere qualche mostra e siete più inclini alla nostalgia che non alle novità? Non avete troppa testa per concentrarvi? Allora, l’accoppiata di retrospettive su Gae Aulenti (1927-2012) alla Pinacoteca Agnelli del Lingotto e Pietro Porcinai (1910-1986) al Castello di Miradolo fa al caso vostro. Tra loro, le rassegne presentano più d’un’analogia: monografiche; di facile (o elementare) lettura; poco (o punto) critiche; encomiastiche; atematiche (o quasi); allestite d’ordinanza; curate (più o meno direttamente) in famiglia; dedicate a figure di spicco del mondo cultural-progettuale, non solo italiano, che hanno lavorato per committenze d’elite.

 

Omaggio a Gae Aulenti

Introdotte da una dedicata a «I luoghi di Gae» (galleria di foto biografiche come se piovesse, incentrate sulla sua casa studio milanese progettata nel 1974, ora sede dell’archivio), cinque piccole sale tra loro concatenate richiamano ciascuna un aspetto del lavoro di Aulenti: architettura, teatro, musei, allestimenti, design & showroom. Per l’architettura: 7 opere scelte a caso, illustrate attraverso 4 foto e 1-2 disegni (entrambi non indimenticabili); al centro, 10 modelli (alcuni assai interessanti), illuminati da due lampade «Pipistrello». Nelle altre sale, ancora sparuti disegni e foto, qualche omaggio d’artista (Alighiero Boetti). Alla voce Design, varie lampade accese («Pipistrello», «Ruspa», Rimorchiatore», «King Sun») e la poltrona a dondolo «Sgarsul» per Poltronova (1962). Scarne didascalie indicano nome e anno del progetto; nessun pannello esplicativo, nessuna ipotesi di lettura, nessun regesto. In una saletta scorrono 3 video: spezzoni di un’avvincente intervista ad Aulenti; sul suo allestimento scenografico dell’opera Viaggio a Reims (per la regia di Luca Ronconi e la direzione musicale di Claudio Abbado); sul 60° genetliaco di Vittorio Gregotti (video amatoriale, girato in qualche casa di villeggiatura marittima, della serie amarcord, al limite dell’irritante). La curatrice, Nina Artioli, tributa con grande onestà fin dal titolo l’omaggio a Gae, di cui è nipote, senza avanzar pretese intellettuali o storiografiche. Benissimo, iniziativa lodevole. Adesso però dedichiamo alla Gae una grande mostra con l’approfondimento – e il distacco – critico che merita.

 

 

Pietro Porcinai. Giardino e paesaggio

Una rassegna su un protagonista dell’arte dei giardini e del paesaggio non può trovare miglior cornice: al digradare della collina pinerolese, un parco di 6 ettari, cintato da muri e fitte cortine d’alberi, con arbusti e fiori, per 70 varietà botaniche, risalente a fine XVIII secolo e riconfigurato nel successivo. Al centro una radura erbosa e, su un margine, il castello riplasmato in forme neogotiche nel 1866. Dopo lungo abbandono, dal 2007 alcuni privati avviano il recupero di edifici e verde, affidando la gestione alla Fondazione Cosso che anima un ricco programma d’iniziative culturali, compresa la cura di questa mostra nel trentennale della scomparsa di Porcinai. Introdotta da un rigoroso video sulla sua figura (di Gabriella Carapelli e Luigi Latini, realizzato nel 2010 per il centenario della nascita) che da solo vale la visita, la rassegna si snoda nelle sale illustrandone, a schema fisso, 18 lavori in giro per l’Italia. Pannelli a schede di testo chiare e puntuali; una selezione di belle foto di Dario Fusaro; la Sesta Sinfonia in Fa maggiore di Beethoven come sottofondo; a concludere, una testimonianza di Paolo Pejrone, progettista di giardini della società bene. Assenti i disegni se non, qua e là, a spezzare la sequenza omogenea invero un po’ monotona di opere, grandi schizzi prospettici retroilluminati a mo’ di quadro di commento (però, non sempre così relazionabile all’intervento in questione). Peccato che, per l’appunto, i pochi momenti di approfondimento tematico siano esclusivamente affidati ai testi di appositi pannelli e non anche all’iconografia. Banalmente, si viene via capendone qualcosa di più; e un po’ riconciliati con se stessi e col mondo (quantomeno, quello circoscritto degli hortus conclusus).

 

 

Per_approfondire

«Omaggio a Gae Aulenti»

a cura di Nina Artioli – Archivio Gae Aulenti

Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino

Fino al 28 agosto

 

«Pietro Porcinai. Giardino e paesaggio» 

a cura di Fondazione Cosso, con la collaborazione di Paola Porcinai

Castello di Miradolo, San Secondo di Pinerolo (Torino)

Fino al 30 ottobre

 

Vedi anche: «Pietro Porcinai a Trivero. Giardini e paesaggio tra pubblico e privato», a cura di Maria Luisa Frisa e Luigi Latini, Casa Zegna (Fondazione Zegna), Trivero (Biella), fino al 10 luglio 


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