Ri_visitati. SOS per il museo di Le Corbusier ad Ahmedabad

by • 5 Aprile 2019 • Mosaico, Patrimonio1228

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Visita al Sanskar Kendra, progettato da La Corbusier nello stato indiano del Gujarat; sede del Museo della Città e del Museo della Cometa, necessita di manutenzione e restauro

Il passato

«Il paese è tropicale. Il monsone arriva due mesi all’anno ed è un duo alternato di inondazioni e forti raggi solari». È Le Corbusier che scrive, ed aggiunge: «C’è un sole implacabile, con condizioni variabili da un mese all’altro. Temperatura, umidità e siccità: tutti fattori contraddittori. Non è facile interpretare il ruolo dell’architetto moderno in queste condizioni».

Ad Ahmedabad, nello stato indiano del Gujarat, quattro opere di straordinario valore sono state realizzate negli anni cinquanta da Le Corbusier. Un’occasione per applicare la sua strategia di progetto e sperimentare, grazie al confronto con un clima difficile, un’architettura più naturale, tropicale.

Volume puro sospeso su pilotis, il museo ha un cortile centrale che richiama gli antichi forti della tradizione indù, nel quale uno specchio d’acqua dalla forma organica genera contrasto con la scatola euclidea sospesa e con il ritmo costante delle colonne. Vi si entra dal basso, attraverso la rampa aperta in cemento che conduce alle sale, illuminate dalle finestre a nastro. La luce entra in uno spazio intermedio di servizio, al di sotto della copertura, e si diffonde poi in forma indiretta.

Facciate classiche. Basamento aereo, corpo e cornicione; tripartizione come nell’amato Palladio; finestre alte che evidenziano la copertura a sbalzo, in volo sulla cassa di mattoni rosso scuro, a protezione dalle piogge monsoniche. Alle facciate è appeso un contenitore cavo in calcestruzzo armato per contenere le radici delle piante rampicanti. Grazie a cavi metallici, con il tempo avrebbero generato una seconda pelle naturale, che bloccava i raggi diretti del sole ed impediva il riscaldamento delle pareti e quindi dello spazio interno.

«Tutte le decisioni del progetto sono state prese in base alle temperature eccessive di Amhedabad -scrive il maestro- le visite si faranno soprattutto nel pomeriggio e la sera; si concluderanno sulla terrazza, che offrirà uno stupendo tappeto di fiori composto da più di 45 vasche riempite con acqua. Quest’acqua è protetta dal sole cocente dalla fitta vegetazione; a formare una scacchiera blu, rossa, verde, bianca, gialla. E viene alimentata con uno speciale concime che provoca una crescita accelerata della vegetazione, al di fuori del ritmo naturale: enormi fiori, frutti, pomodori, zucche…». 

Purtroppo niente di tutto questo è stato realizzato.

 

Il presente

Il Sanskar Kendra ospita attualmente due musei. Il Museo della Città che, attraverso oggetti, opere d’arte e documenti, presenta la storia di Ahmedabad dall’XI secolo in poi; e il Museo della cometa, che celebra la lunga tradizione di aquiloni in India.

Il volume sospeso -risultante di un progetto non-finito- è affascinante nel suo isolamento e nella sua purezza, nelle sue proporzioni e nel rapporto con l’incolto giardino. La vegetazione varia e rigogliosa doveva essere protagonista sia nel giardino che nelle facciate. Alcune parti degli elementi sospesi che contenevano la terra oggi versano in pessime condizioni ma si potrebbero facilmente ricostruire per essere riutilizzati.

La copertura che doveva accogliere colori e profumi, oggi è soltanto un grande piano grigio dal quale osservare la città, ma senza alcun elemento architettonico che ne favorisca l’utilizzo.

 

Il futuro

Il museo ha urgente bisogno di manutenzione e restauro. Si attende la riconfigurazione del sistema di illuminazione originale, della pelle vegetale e degli spazi pubblici.

Meriterebbe anche una sapiente organizzazione dei collegamenti pedonali con i vicini luoghi pubblici come il Teatro Tagore, realizzato a fine anni settanta da Balkrishna Doshi, vincitore l’anno passato del premio Prizker, ed antico collaboratore del maestro svizzero.

Nel quinto volume dell’Opera completa, Le Corbusier dedica alla descrizione della terrazza una parte cospicua del testo. Pensava ad una conclusione gioiosa ed aperta del percorso espositivo. Sarebbe un dovere recuperare quest’idea e tradurla in realtà fisica e spaziale.

Lo scorso anno alcune delle opere di Le Corbusier sono state inserite nella lista dei siti patrimonio dell’UNESCO. Purtroppo nessuno degli edifici progettati ad Ahmedabad è stato incluso (e di quelli realizzati a Chandigarh é presente soltanto il Palazzo dell’Assemblea). Le condizioni non buone in cui versa l’opera sono state uno dei deterrenti. Un inteligente restauro che tenga conto dei principi originali ne favorirebbe l’inclusione e recupererebbe alcune straordinarie idee “tropicali” del maestro non presenti in altre sue opere.

* L’articolo è l’esito della ricerca “Concatenación armónica entre arquitectura y naturaleza en zonas intertropicales” condotta da Luca Bullaro presso la Facoltá di Architettura della Universidad Nacional de Colombia, sede Medellín (Gruppo di ricerca: Transepto)

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