La buona architettura è la linfa vitale che alimenta lorganismo urbano, ma perché possa generare anche buona qualità territoriale deve farsi sistema, deve combinarsi con linsieme dei fattori che agiscono nella trasformazione dello spazio in luoghi vivibili. Come afferma il poeta Adonis, la città è condivisione di valori collettivi «impalpabili ma imprescindibili», non puòLa buona architettura è la linfa vitale che alimenta lorganismo urbano, ma perché possa generare anche buona qualità territoriale deve farsi sistema, deve combinarsi con linsieme dei fattori che agiscono nella trasformazione dello spazio in luoghi vivibili. Come afferma il poeta Adonis, la città è condivisione di valori collettivi «impalpabili ma imprescindibili», non può essere proprietà individuale, appendice del patrimonio personale, deve ricreare un equilibrio fra sociale e individuale. Replicare modelli predefiniti, invece che progettare secondo una strategia civile, svuota di senso la forma architettonica e distrugge lo spazio fisico. In questo modo «qualunque dissipazione del territorio deve essere considerata come una menomazione delluomo». Ciò che appare oggi maggiormente assente, nel nostro paese, è proprio un dibattito sul progetto urbano, lapplicazione didee e tecniche adeguate ad affrontare la complessità del sistema territoriale che si è venuto a creare dopo decenni di appropriazione individuale. Non mancano singoli episodi virtuosi, ma prevalgono strategie sincopate, spesso in occasione di eventi epocali come Olimpiadi, Expo, celebrazioni varie, i cui effetti, nel medio periodo, risultano quasi sempre deludenti. Del territorio sembrano occuparsi tutti fuorché gli architetti. Se nè appropriata la politica con il successo di partiti derubricati in «sindacati del territorio». Sociologi, antropologi ed economisti ne esaminano gli aspetti benefici per il nostro sviluppo, ribadendo che nella crisi ci ha salvato proprio «laggancio al territorio» con la patrimonializzazione familiare e con leconomia reale. I giuristi (alcuni urbanisti simprovvisano tali) si cimentano nel ricercare forme di regolazione, compensazione, negoziazione, determinando nei fatti i meccanismi effettivi delledificazione. Persino nelle nostre università, la pianificazione risulta marginale o inattuale. La stessa interpretazione corrente della struttura urbana sembra obsoleta, legata comè a una visione prevalentemente gerarchica delle grandi, medie e piccole città. Invece, la maggior parte degli italiani (il 61% dei residenti) vive oggi in mega contenitori territoriali il cui collante sono gli spostamenti quotidiani. Un processo di contestuale accentramento delle funzioni produttive e di diffusione di quelle abitative rende lorganismo urbano come un mosaico scomposto di luoghi molto diversi. Le 15 mega cities italiane comprendono nei loro confini città di tutte le dimensioni, polarità logistiche, centri produttivi e commerciali. Un processo molto simile hanno seguito gli oltre cento distretti deccellenza: piccole enclave, dove si manifesta egualmente una logica di condensazione, per cui anche piccoli centri finiscono per coalizzarsi raggiungendo una scala dimensionale superiore (attorno ai centomila abitanti). Qui, alleccellenza produttiva (nella manifattura globalizzata, nel terziario o nel turismo) corrisponde unelevata qualità insediativa, buona coesione sociale e spirito comunitario. Con quale cultura affrontiamo queste diversità, e soprattutto queste novità? In Europa si torna a esprimere un pensiero progettuale per affrontare giganteschi cambiamenti avvenuti nel vivere cittadino (fra gli altri, il dibattito sulla «Grande Parigi» o il programma Lse Cities). Si tentano soluzioni sperimentali, si esercita nella progettazione territoriale la stessa creatività utilizzata per disegnare gli edifici. Cè da augurarsi che gli eventi recenti non producano ulteriori impatti negativi sul fare architettura, ma costituiscano stimolo per ripensare le città come sistema. Il crac della finanza globale, il suo susseguente contrattacco contro la stabilità monetaria, costringe gli Stati a ridurre le spese, prime fra tutte quelle per infrastrutture e opere pubbliche. In Italia, lintervento urbano è condizionato dallo squilibrio dinteressi fra un altissimo valore dellinvestimento privato diffuso e le poche risorse per reti e servizi collettivi: il fatturato annuo per lacquisto di abitazioni vale circa cento miliardi di euro, mentre per attrezzare il territorio realizziamo opere in complesso fra i sei e gli otto miliardi annui. Certo, quello dellurban planner non è ancora un mestiere da superstar, ma la salutare ventata di austerità e il crescente impegno verso la sostenibilità energetica e ambientale potrà utilmente richiamare la nostra perduta attenzione a occuparci, di più e meglio, dellavvenire delle città.
(Visited 66 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Fiori e metabolismi: l’architettura portoghese in tre mostre 31 Dicembre 2025
- Emilio Ambasz, prosa che si fa poesia, verde 29 Dicembre 2025
- Allestimenti e dintorni: racconti sul saper fare 29 Dicembre 2025
- Memorie della Milano delle fabbriche 28 Dicembre 2025
- Ignazio Gardella, la lezione alessandrina 23 Dicembre 2025
- Rigenerare Le Ciminiere: architettura, comunità e futuro culturale di Catania 23 Dicembre 2025
- I territori che vogliamo: tra geografia e beni comuni 23 Dicembre 2025
- Arte e architettura: risonanze e controcampi 22 Dicembre 2025
- Giorgio Ciucci e Kenneth Frampton, dialogo a distanza 22 Dicembre 2025
- Milano sotto l’albero: sguardi ibridi in mostra 21 Dicembre 2025
- Vienna rinnova lo storico mercato: spazio pubblico tra retorica e turismo 20 Dicembre 2025
- Numeri, immaginari: dove (e come) sta Roma nel mondo 17 Dicembre 2025
- Teatri di guerra, attualissime realtà 16 Dicembre 2025
- L’estetica e i trend: un equilibrio difficile tra minimalismo e vita domestica 16 Dicembre 2025
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
L’archivio storico
CLICCA QUI ed effettua l’accesso per sfogliare tutti i nostri vecchi numeri in PDF.
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2025 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata






















