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Scritto da: Città e Territorio Professione e Formazione Reviews

Canton Ticino: prendersi cura del territorio. Insieme

Canton Ticino: prendersi cura del territorio. Insieme
Sesta edizione della biennale svizzera dedicata alla grande scala, che celebra i 10 anni di vita, dopo la fondazione nel 2016. Tre giorni di eventi (gratuiti) con ospiti internazionali, dal 1 ottobre. Una visione che valorizza senso di responsabilità e coinvolgimento. Il Giornale dell’Architettura sostiene il programma con articoli e approfondimenti

 

LUGANO (Svizzera). Il cuore è a Villa Saroli, edificio liberty di inizio Novecento, nel centro di Lugano, sede dello storico Istituto Internazionale di Architettura. Ma questa è – più che mai – un’edizione diffusa nelle città ticinesi, quella che studiosi e ricercatori chiamano “la città Ticino”: Mendrisio (giovedì 1 ottobre), Bellinzona (venerdì 2), Lugano (sabato 3).

Tre luoghi per tre giorni di apertura (le installazioni di Villa Saroli saranno visitabili fino a fine novembre). Format diversi (i talk, le camminate, i contributi della Call for Action, la sfilata di presentazioni Pecha Kucha) per una biennale che, fin dal titolo, racconta di impegno, coinvolgimento e senso di responsabilità condivisa verso il territorio: “Handle with Care”, “Maneggiare con cura”.

 

Alternative radicali

L’edizione 2026 della biennale è un invito molto attuale a riflettere sull’urgenza di un’architettura responsabile, incentrata sulla cura, che ripara, mantiene e rigenera, attraverso l’ascolto dei luoghi e del preesistente e il coinvolgimento delle comunità.

Un’alternativa complessa alla via più facile del demolire e costruire, canoni di un’architettura di consumo del territorio e delle risorse. La direzione dell’iniziativa è di Ludovica Molo, architetta e direttrice dell’Istituto Internazionale di Architettura.

La biennale, fin dalla prima edizione – spiega Molo che è supportata da un comitato di accompagnamento formato da Heike Biechteler, Marc Frochaux, Cyril Veillon e Ariane Widmerè un luogo di incontro e di scambio, dove valori e conoscenze si intrecciano e si condividono. Dal 2022, con l’introduzione delle call, si trasforma anche in uno spazio di sperimentazione, attraverso cui vogliamo nutrire questo incontro, amplificando le voci di giovani emergenti e accogliendo gruppi che, arrivando da fuori, si lasciano contagiare dalla creatività che questo luogo custodisce, vivendo insieme per alcuni giorni e animando il parco, la villa e il territorio circostante. In modo diretto e intuitivo, questa esperienza è capace di avvicinare la società civile al potere dell’immaginazione”.

 

La centralità della cura

Costruire, demolire, ricostruire… È facile. Ma prendersi cura delle cose, farle durare, mantenerle vive, ripararle: questo è un compito difficile. Bisogna osservare, ascoltare, prestare attenzione. Studiare, comprendere. Riconoscere ciò che esiste, anche se fragile, anche se imperfetto. Occorrono alleati. È un compito per chi conosce per esperienza le conseguenze della distruzione, per chi conosce il prezzo della manutenzione, per chi sa che una cosa bella è una gioia eterna. Se si riesce a farlo, avere cura è potere“.

Il messaggio che la biennale svizzera del territorio porta sul tavolo è legato al ruolo della comunità e dell’esperienza quotidiana. In questo senso le tre giornate ticinesi di inizio ottobre vogliono essere uno straordinario ed emblematico momento di coinvolgimento e di partecipazione intorno ai temi del progetto.

 

 

Il programma

L’Istituto Internazionale di Architettura è un centro di cultura urbana dedito all’esplorazione dei temi legati al territorio e all’ambiente costruito. Luogo di apertura e di confronto, crede nell’architettura come strumento di lettura e comprensione delle grandi trasformazioni della contemporaneità. Favorisce la partecipazione della società civile, degli addetti ai lavori e delle istituzioni alla formulazione di una visione progettuale per il futuro del territorio che viviamo. Coinvolge i cittadini di tutte le fasce di età attraverso linguaggi e formati diversi, con una programmazione che include conferenze, incontri, esposizioni, summer school e laboratori. Nato nel 1983 a Vico Morcote come sede europea di SCI-Arc – Southern California Institute of Architecture di Los Angeles, dal 2015 Istituto Internazionale di Architettura risiede in Villa Saroli, nel centro di Lugano. Informazioni

La biennale svizzera del territorio è un evento di richiamo nazionale e internazionale, fondato nel 2016, che colloca il Ticino all’interno del dibattito contemporaneo sul territorio e sull’ambiente costruito, in dialogo tra discipline diverse e con un pubblico ampio e trasversale. Si rivolge ai numerosi e diversi attori coinvolti nel processo della Baukultur. Attraverso il suo approccio aperto e interdisciplinare, contribuisce al dibattito sulle trasformazioni sociali, economiche e territoriali che caratterizzano la società contemporanea. Informazioni

Il programma dettagliato degli appuntamenti e degli orari di questa edizione si trova al sito web dedicato della 6° biennale svizzera del territorio, curato dall’Istituto Internazionale di Architettura con sede a Lugano. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti.

Gli ospiti coinvolti nei diversi momenti dell’iniziativa sono: Sophie Ambroise, Associazione Metropoli Svizzera, Nina Bassoli, Heike Biechteler, Nzinga Biegueng Mboup, Josep Maria Borrell Bru, Oliver Burch, Mosè Cometta, Cooperativa Radice, Federico de Molfetta, Sophie Delhay, Yuanye Deng, Marc Frochaux, Pascual Gangotena, Catherine Gay Mentzel, Alexander Grass, Giacomo Guidotti, Martin Hubermann, Fan Jiujiang, Chowra Makaremi, Ahmed Mansour, Adrien Meuwly, Nicola Navone, John Palmesino, Thilini Perera, PERIS+TORAL ARQUITECTE, Anna Puijaner, Raimund Rodewald, Sascha Roesler, Rina Rolli, Seminario di Monte Carasso, Maarit Ströbele, Xu Tiantian, Philipp Urech, Cyrill Veillon, Paola Viganò, Martina Voser, Ariane Widmer.

 

Le tre giornate saranno un’occasione per sperimentare come la cura del territorio passi anche attraverso le pratiche dell’incontro, dello scambio e della costruzione di una dimensione collettiva.

Giovedì 1 ottobre 2026, Mendrisio, La cura dell’abitare: la biennale prende avvio all’Accademia di architettura, USI, a Mendrisio, mettendo al centro il tema dell’abitare attraverso uno sguardo corale che interpreta la cura come possibilità di ripensare tipologie, politiche e forme della convivenza, interrogando insieme responsabilità civile e qualità dell’architettura. La tavola rotonda “Spunti per una politica dell’alloggio” affronta la casa come infrastruttura sociale e politica. Josep Maria Borrell Bru, direttore di IMPSOL, porta nel confronto l’esperienza dell’edilizia pubblica e della gestione di lungo periodo; Marta Peris e José Toral, fondatori dello studio PERIS+TORAL ARQUITECTES di Barcellona, riflettono sul rapporto tra cambiamento climatico, condizione sociale dell’abitare e le soglie mutevoli tra sfera pubblica e privata; Sophie Delhay indaga nuove forme dell’abitare insieme capaci di rimettere al centro l’esperienza quotidiana degli abitanti.

Venerdì 2 ottobre 2026, Bellinzona, Il territorio come laboratorio di progetto: la biennale si sposta a Bellinzona e porta il dibattito, in movimento, direttamente nei luoghi della trasformazione urbana, per riflettere sulla vocazione futura di un territorio particolare, ponte fra nord e sud Europa, caratterizzato da dinamiche complesse ed equilibri fragili. La giornata si apre con una passeggiata in 7 tappe, in collaborazione con la Sezione dello sviluppo territoriale del Dipartimento del territorio, la Città di Bellinzona e Federico De Molfetta, architetto paesaggista. Momento di esplorazione collettiva e dibattito situato, il percorso attraversa alcuni dei luoghi più significativi: dalle frange industriali agli spazi pubblici, dalle aree di rinaturazione ai nuovi poli abitativi e scolastici. Ogni tappa è animata dall’intervento di uno o più relatori e relatrici, chiamati a condividere riflessioni, esperienze e visioni. Nel pomeriggio, all’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona, la riflessione prosegue attraverso due tavole rotonde. La cura del territorio riprende un interrogativo già emerso nella precedente edizione della biennale: sulla vocazione di un territorio particolare come il Ticino, territorio lento, di passaggio e ponte fra nord e sud Europa, collocato tra la metropoli lombarda e il resto della Svizzera. Attraverso sguardi di diversa natura, il confronto tra Mosè Cometta, Alexander Grass, Nicola Navone e Paola Viganò, moderati da Ludovica Molo, interroga la storia del Cantone e l’eredità della scuola ticinese, alla ricerca di una specificità e di strumenti concreti per agire oggi nel nostro territorio. Il libro di Grass, Grenzland Tessin, ne restituisce bene la doppia natura: paesaggio di transito e periferia, ma insieme una delle regioni più affascinanti d’Europa, da sempre in bilico tra apertura e chiusura. La cura del paesaggio, sposta invece lo sguardo sulle trasformazioni climatiche e sulla responsabilità nei confronti degli ecosistemi. Le prospettive di Roberto Mossi, Raimund Rodewald, Philipp Urech e Martina Voser, moderati da Ariane Widmer, affrontano la relazione tra sicurezza, biodiversità, tutela e progetto, infrastruttura e paesaggio, mostrando come le situazioni più estreme possano diventare terreno per indagare nuovi strumenti di lettura e nuovi approcci al progetto del territorio — dal principio di cura applicato al territorio, indagato da Rodewald nel suo prossimo libro, fi no agli interventi realizzati a Bondo da Voser, dove la ricostruzione delle opere di protezione dopo la frana del 2017 ha integrato dighe e argini nel paesaggio. La sera si torna a Villa Saroli a Lugano, con il vernissage delle Action selezionate attraverso la call internazionale: installazioni e interventi, anche performativi, trasformano il parco in uno spazio di sperimentazione e restituiscono il tema della cura attraverso linguaggi differenti. La serata si chiude con il DJ set di DJ Costa, in collaborazione con Radio Gwen. Le Action resteranno visitabili fino al 28 novembre 2026.

Sabato 3 ottobre 2026, Lugano, Le pratiche della cura: inclusione, comunità, riuso: la giornata finale, al Consolato Generale d’Italia a Lugano, amplia ulteriormente il significato di care, mettendo in relazione esperienze e contesti geografi ci molto distanti, grazie a relatori e relatrici internazionali impegnati in lectures e dialoghi. Anna Puigjaner, Xu Tiantian e Pascual Gangotena presentano tre differenti modi di intendere l’architettura come cura attraverso pratiche di attivismo e impegno diretto nei contesti più marginali. Dalle ricerche di Puigjaner con focus su inclusione e diversità, il confronto si sposta verso il lavoro di Xu Tiantian nei territori discosti e nelle regioni abbandonate della Cina, tra patrimonio e ricucitura del tessuto territoriale, fino alle esperienze di Gangotena e studio Al Borde in Ecuador, fondate sulla co-costruzione e sul coinvolgimento diretto delle comunità indigene. A seguire, la cura viene osservata alla scala dei grandi sistemi ambientali e territoriali attraverso gli interventi di Sascha Roesler e John Palmesino, che, con la moderazione di Heike Biechteler affrontano rispettivamente il tema dell’architettura metabolista e quello della tecnosfera, per interrogare le questioni climatiche dalla dimensione più minuta a quella planetaria. Un ulteriore passaggio riguarda il riuso e la trasformazione dell’esistente con Catherine Gay Mentzel e Adrien Meuwly a confronto, moderati da Marc Frochaux. Gay Mentzel esplora il restauro come pratica capace di produrre nuovi linguaggi architettonici; Meuwly porta invece una ricerca radicale sul riuso che attraversa scale diverse, dalla città al dettaglio costruttivo, in un continuo dialogo tra invenzione e trasformazione della materia. In questa prospettiva si inseriscono gli interventi di Nziga Mboup e Fan Jiujiang, che ampliano geograficamente il confronto mettendo in relazione pratiche di architettura sostenibile e bioclimatica sviluppate in Africa e in Cina. La giornata si chiude spostando ancora una volta il confine del progetto. Nella conversazione tra Cyrill Veillon e l’antropologa, ricercatrice e regista Chowra Makaremi, la cura riguarda ciò che una società sceglie di ricordare e preservare. Il lavoro di Makaremi, che indaga la rivoluzione iraniana del 1979, offre lo spunto per affrontare il tema della cura degli archivi e delle contro-narrazioni come pratica di resistenza, capace di custodire memoria e identità collettiva di un popolo di fronte alla violenza dello stato. Nel corso della giornata trovano spazio anche le presentazioni selezionate dalla Call for Pecha Kucha, formato dinamico che prevede 20 slide di 20 secondi ciascuna dedicato alle ricerche emergenti che si affiancano quelle più consolidate. Il programma si conclude nel parco di Villa Saroli, dove le Action tornano ad attivarsi attraverso interventi performativi e una passeggiata serale, seguiti da un DJ Set a cura di Spazio Fervida.

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Tag: , , , , , , , , Last modified: 9 Settembre 2026