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Patrizia MelloScritto da: Forum Reviews

Natura e clima: 800 anni di lezione francescana

Natura e clima: 800 anni di lezione francescana
In occasione dell’anniversario della morte di San Francesco, rilettura critica del pensiero del patrono d’Italia. Incursioni nella cultura e nella storia del progetto, con (sorprendentemente attuali) messaggi per il mondo contemporaneo

 

Il 2026 sarà ricordato come l’anno più caldo della storia climatica globale, ma anche come quello delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, autentico ambientalista ante litteram, che vedeva nel mondo naturale un interlocutore quotidiano da riconoscere e lodare.

Una sensibilità che, a ben guardare, trova oggi eco nelle riflessioni di Stefano Mancuso, la cui indagine sull’intelligenza delle piante mette in discussione l’antropocentrismo e propone il vivente come rete relazionale complessa, ben oltre la logica della risorsa.

A Francesco non sfuggiva nulla del mondo naturale. Nel celebre affresco di Giotto nella Basilica di Assisi lo vediamo parlare agli uccelli con naturalezza, come in un gesto quotidiano. Da questa immagine di comunione con il vivente emerge un insegnamento che oggi appare più attuale che mai: il mondo naturale non è un contorno, ma una presenza viva.

Che cosa, invece, sfugge a noi? Immersi nelle nevrosi della crescita e dello sfruttamento delle risorse, chiusi nel teatro urbano di una prosperità costruita in fretta e piena di aporie, abbiamo smarrito la capacità di percepire un orizzonte e di riconoscere la natura come risorsa e controparte dialogica. Ci accontentiamo di una sperimentazione da vetrina, di scenografie che ampliano il numero dei teatranti mascherandoli di buone intenzioni. Li chiamiamo “bosco”, li chiamiamo “giungla”, ma gli attori veri – Sole, Luna, Fuoco, Acqua, Vento, Madre Terra – sono altri.

 

Il Cantico delle Creature come chiave del presente

Nel Cantico delle Creature, scritto intorno al 1224, questi attori ritrovano la loro voce. Il Cantico non è soltanto un testo devozionale: è una cosmologia poetica, una visione del mondo nella quale ogni elemento naturale viene riconosciuto come soggetto, dotato di dignità e di una funzione terapeutica. Francesco non descrive la natura: la interpella. La chiama “fratello” e “sorella”, inaugurando una forma di fraternità cosmica che rovescia il paradigma antropocentrico e anticipa, con sorprendente lucidità, le attuali filosofie della decrescita necessaria e urgente.

In questo orizzonte, il Sole porta il giorno, l’Acqua è utile e umile, il Fuoco è forte e giocondo, il Vento porta con sé la vita dell’aria. Ogni elemento svolge una funzione benefica, non come semplice “servizio ecosistemico”, ma come parte di una comunità di viventi. La lode francescana diventa così una forma di responsabilità: riconoscere il valore significa prendersene cura. Alla luce di tale prospettiva, il Cantico diventa una vera chiave di volta del presente e ci invita a rimettere al centro la reciprocità tra esseri umani e mondo naturale e a riconoscere che la cura del vivente nasce, prima di tutto, da uno sguardo capace di vedere.

 

I 9999: radicalità ecologica e nuove sperimentazioni

Oggi possiamo certamente fare tesoro della visione cosmica francescana. La sua è una filosofia netta, che non ammette compromessi. La stessa tensione, con un salto temporale, la ritroviamo nelle teorie radicali del gruppo di architetti 9999 – Giorgio Birelli, Carlo Caldini, Fabrizio Fiumi e Paolo Galli – sviluppate nei primi anni Settanta proprio a partire dal Cantico delle Creature.

All’epoca i 9999 denunciano un progresso mistificante, incapace di riconoscere i valori fondamentali verso i quali dovremmo tendere: “Il mito del progresso è una bandiera che tutte le sovrastrutture politiche innalzano verso la cruda distruzione della natura e delle delicate e preziosissime sfumature degli eco-ambienti”. La loro è una vera e propria anticipazione di una devastazione ambientale imminente e, invece di costruire nuove architetture, programmano eventi ecologici per sensibilizzare sulla necessità di ritrovare un rapporto con la natura: dai cibi coltivati con amore alle tecnologie non invasive, capaci di amplificare gli effetti benefici degli elementi naturali.

In occasione dell’S-Space Mondial Festival (Firenze, novembre 1971), organizzato all’interno della discoteca Space Electronic – progettata nel 1969 dal gruppo come luogo di sperimentazione didattica oltre che musicale – i 9999 realizzano una serie di fotomontaggi del Cantico delle Creature. Ogni passo viene interpretato e accompagnato dall’inserimento di un monitor. I 9999, infatti, utilizzano il Cantico per rafforzare la propria filosofia di pensiero e immaginano di amplificarne il messaggio grazie alle nuove tecnologie. La lezione di Francesco è troppo importante e nasce l’urgenza di diffonderla universalmente come monito in una società che rischia – già all’epoca – di smarrire questioni ambientali di primaria importanza.

Non solo. In quell’occasione i 9999 allestiscono un vero orto e un lago all’interno della discoteca. Il pubblico può interagire con queste installazioni e l’orto diventa un soggiorno nel quale sdraiarsi accanto a cavoli e zucchine. Poco dopo, alla storica mostra “Italy: The New Domestic Landscape” del MoMA di New York, nel 1972, vincono la sezione dedicata ai giovani designer con la “Camera da letto per una Garden House”, un dispositivo di sopravvivenza ecologica da produrre su scala globale: il letto è d’aria, mentre intorno si trovano l’acqua e le verdure necessarie al sostentamento. Tutto ciò che serve, dunque, per essere felici e ritrovare un rapporto ravvicinato con la Madre Terra e i suoi frutti: “Il nostro progetto vuole offrire una soluzione basata su un nuovo rapporto tra uomo, natura e tecnologia. Vogliamo proporre di tornare a elementi da tempo perduti e ormai dimenticati: cose antiche e primordiali come il cibo e l’acqua, accanto alle invenzioni tecnologiche”.

Sempre nel 1971, in occasione del concorso per la nuova Università di Firenze, la svolta assume una veste ancora più radicale. I 9999 presentano “Il Bosco”, una università-bosco nella quale l’arrivo di nuove tecnologie intelligenti rende superflua la necessità stessa di architetture “massive, ingombranti e ostruttive”. I processi di apprendimento avvengono fra gli alberi: “La curiosità, la sete del sapere, si sprigiona e porta l’uomo nei boschi computerizzati della quarta generazione”. Da tanta radicalità di pensiero emerge una lezione ancora oggi significativa: il rispetto per l’ambiente nella sua totalità e l’invito a sperimentare forme alternative di vita, abbandonando ogni genere di speculazione costruita che comprometta ulteriormente il pianeta.

Progetti e sperimentazioni

Sono numerosi, oggi, i tentativi di richiamare l’attenzione sulle emergenze planetarie attraverso installazioni artistiche e progetti sperimentali che suggeriscono un necessario cambio di rotta, riportando spesso in primo piano – in forme nuove – la lezione francescana. Tra le opere che riflettono sull’azione degli elementi naturali, è inevitabile pensare al Blur Building (Swiss Expo, 2002) di Diller+Scofidio, una struttura di pura nebulizzazione atmosferica, e, ancor prima, alle architetture d’aria (1959) di Yves Klein. La sua “Casa che respira”, concepita come esperienza sensoriale e immateriale dell’abitare, fu riproposta da Pierre Restany e Francesco Schianchi alla XVIII Triennale di Milano, “La vita tra cose e natura: il progetto e la sfida ambientale” (1992), una delle edizioni più ecologiche e lungimiranti della storia della Triennale.

Più recentemente, sulla scia dei 9999 e dei loro allestimenti estremi all’interno dello Space Electronic, gli artisti Superflex hanno allagato il cortile di Palazzo Strozzi con l’installazione “There Are Other Fish In The Sea”, un progetto di architettura interspecie che inscena un futuro in cui le specie marine diventeranno i nuovi abitanti delle architetture urbane, ripensando i termini della convivenza tra gli ambienti costruiti e i sistemi naturali.

Mentre l’immagine di San Francesco che predica agli uccelli sembra prendere letteralmente vita nel progetto Biosfera (Svezia, 2022) di BIG: un’architettura intesa come infrastruttura ecologica, che si domanda: “E se gli habitat umani potessero invece creare habitat?”. Ne nasce un’architettura come habitat condiviso: un albergo per umani che è anche un mega-nido per la fauna locale. Sulla scia della “Camera da letto per una Garden House” il risultato è un habitat in cui la natura è integrata, la cui espressione primaria sono gli habitat stessi e non lo spazio umano.

Fino al singolare editoriale di Ma Yansong, pubblicato su Domus lo scorso febbraio, dove il tema è esplicito: “L’architettura non è architettura: è sentire la natura”: “L’architettura del futuro deve dare più peso a ricostruire un legame emotivo tra umani e mondo, in modo che il vivere, e lo stesso abitare, si riempiano di significati poetici. Anche in termini strettamente tecnici, la tecnologia è in ultima analisi responsabile del sentimento umano. In quelli che sembrano progressi puramente funzionali della robotica e dell’IA, la percezione e l’emozione restano centrali”.

Tra gli esempi più significativi viene citato il Grand Ring, noto anche come Roof: la mega struttura ad anello progettata da Sou Fujimoto sull’isola di Yumeshima, nella baia di Osaka, per Expo 2025. Il Grand Ring è enorme, ma allo stesso tempo avvolge il visitatore e crea un senso del luogo. Non è natura pura, ma natura mediata dall’architettura. Rappresenta una sorta di reinterpretazione della foresta. L’architettura diventa una piattaforma, una struttura di base per mettere in relazione diretta persone e natura.

Sempre restando in tema, Fujimoto radicalizza il suo pensiero con il progetto “Forest of Future, Forest of Primordial – Resonant City 2025”, la proposta per una città futuristica, ideata insieme allo scienziato dei dati Miyata Hiroaki. Come una foresta, la città non possiede un centro assoluto: le sfere si aprono in molteplici direzioni per connettersi tra loro in tre dimensioni, creando un nuovo paradigma comunitario nel quale le persone sono interconnesse su più livelli.

 

La Biennale e la riscoperta di ciò che passa inosservato

Ma è l’attuale Biennale d’Arte – “In Minor Keys” – a ricondurci, con particolare lungimiranza, alla lezione francescana. Lo fa con garbo e con un pizzico di mistero, lasciato emergere puntualmente tra antiche tradizioni e miti propiziatori, quella preziosa dimensione minoritaria, lontana dal fragore chiassoso della vita contemporanea.

Distratti come siamo dalla vertigine del quotidiano, è proprio in ciò che passa inosservato che si trova la chiave per collegarci nuovamente all’ambiente circostante, con chi è diverso da noi, con la ricchezza di un mondo che basterebbe soltanto osservare con maggiore attenzione per comprenderne l’immenso valore, da preservare e tramandare alle future generazioni.

L’eco di San Francesco è onnipresente e ci ricorda che ogni relazione nasce dallo sguardo. Prima ancora di costruire nuove forme di legame con il mondo, dobbiamo tornare a guardarlo davvero. E imparare, ancora una volta, a riconoscere gli attori veri. Ciò che chiamiamo natura non è un fondale, ma un insieme di forme viventi con cui condividiamo il destino del pianeta.

Immagine di copertina: Assisi, Basilica di San Francesco, 2026

Eventi e iniziative

Segnaliamo alcune tra le iniziative dedicate alla celebrazione degli 800 anni dalla morte di San Francesco:

  • recente è la presentazione – da parte del Ministero del Turismo – di una serie di itinerari sotto l’etichetta “Il Cammino di Francesco – Il Cammino di luce”. Si tratta di un progetto che rappresenta la sintesi unitaria dei numerosi itinerari ispirati al passaggio di San Francesco e che ripercorrono la storia dell’Ordine Francescano. L’iniziativa nasce tra i grandi progetti del Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco con l’obiettivo di valorizzare e mettere in rete un patrimonio diffuso di percorsi, offrendo una visione organica e condivisa dell’eredità francescana. Ha un’estensione totale di oltre 1.500 km e attraversa Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria. I percorsi e le varie tratte, interamente percorribili a piedi, sono stati individuati sulla base di una validazione storico-critica e hanno tutti come meta finale Assisi;
  • ancora pochi giorni (fino al 20 settembre 2026) per visitare agli spazi dell’Extra Maxxi di Roma la mostra “Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea”, a cura di Beatrice Buscaroli. Promossa e prodotta dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dalla Fondazione Maxxi – nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato nazionale – l’esposizione va oltre l’immagine iconografica di San Francesco per raccontarne il modo di guardare il mondo e il valore etico del suo pensiero. La sua visione, espressa nel Cantico delle Creature, diventa un punto di partenza per rileggere l’arte italiana dal secondo dopoguerra a oggi, con opere di numerosi artisti. San Francesco non è soltanto soggetto di rappresentazione, ma presenza capace di orientare lo sguardo e suggerire nuove possibilità di relazione tra uomo, natura e sacro. Informazioni;
  • infine – con titolo simile – il ciclo di incontri dell’Università Iulm di Milano, “Creature, creatori e creativi. IULM per gli 800 anni di San Francesco”. Curato da don Marco Cianci (responsabile pastorale Universitaria diocesana) ha intrecciato storia, spiritualità, arti e comunicazione, offrendo uno sguardo contemporaneo su San Francesco, attraverso talk, incontri e film.

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Tag: , , , , Last modified: 8 Settembre 2026