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Alessandro Colombo e Paola GarbuglioScritto da: Mosaico Reviews

Isola di luce. Homo Faber illumina Venezia

Isola di luce. Homo Faber illumina Venezia
Arte e creatività a San Giorgio Maggiore: torna il biennale appuntamento con l’eccellenza artigiana. Oltre 700 manufatti esaltati da acqua, superfici specchianti e soluzioni illuminotecniche, sotto il segno di Es Devlin. Curatela dal forte impatto scenografico

 

VENEZIA. Dalla felice collaborazione fra Michelangelo Foundation, istituzione dedicata alla creatività e alla “artigianìa”, e Fondazione Cini, primaria istituzione culturale italiana, nasce anche quest’anno Homo Faber, evento biennale dedicato alla trasformazione creativa dei materiali, giunto alla sua quarta edizione con il titolo “An Island of Light”.

 

Magica esperienza

Innanzitutto un’occasione per entrare negli affascinanti spazi di San Giorgio Maggiore, un’isola di “virtute e canoscenza” immersa nella città dei Dogi a pochi colpi di remo da Piazza San Marco. In secondo luogo, un modo per entrare nelle sfere alte dell’artigianato degli oggetti più ricercati e sofisticati.

Netta la svolta di questa edizione. La paternità della mise en scene, affidata nel 2024 al regista Luca Guadagnino, sale nel 2026 ad una vera e propria curatorialità autoriale che ha trovato in Es Devlin, artista e designer inglese, la sua interprete pregiata.

Sicuramente “un’esperienza magica” che, in questa edizione, parte da quelli che erano i Magazzini della Dogana e che abbiamo ormai imparato a conoscere come Stanze della Fotografia. Attraverso un alto pronao, forse non così necessario,  si accede alla ricostruzione di un laboratorio artigianale i cui tavoli di lavoro sono stati appena abbandonati dagli artigiani, almeno nella finzione, al cui posto ci sediamo per assistere ad un video della curatrice che, partendo dall’immagine di una mano, ci introduce al percorso.

Per fortuna incontriamo subito, almeno nei loro ritratti in bianco e nero, gli oltre 500 artigiani provenienti da più di 70 paesi, grazie ad una galleria fotografica che ci introduce al primo vero e proprio colpo di scena. In un ambiente oscuro una grande libreria cilindrica rotante proietta le siluette degli oggetti in essa contenuti sulle pareti della sala. Il misterioso alfabeto prodotto da luci e ombre giustifica, per lo straniamento e la magia ottenuti, l’uso di un espediente così complesso, in modo molto più convincente della sua versione gigante che abbiamo avuto modo di vedere nel cortile di Brera durante il Salone del Mobile di Milano dell’anno scorso.

 

Colori e scintillìi

Si torna poi alla luce per percorrere un elegante camminamento delineato da una struttura in legno naturale e da una serie di sculture e suoni che ci portano velocemente alla ex piscina Gandini, bellissimo spazio caratterizzato dal preciso reticolo a vista in cemento armato della copertura, spazio perso al nuoto, ma negli anni adibito a suggestive installazioni. E quella che ci attende è forse la più stupefacente delle sorprese che ci riserva questa edizione: dal ritrovato specchio di acqua nera sorge una libreria semicircolare contente grandi vasi che, accompagnata dal suono e dalla luce, emerge come una luna dal mare, sfruttandone il riflesso per completarsi pienamente.

L’effetto è tale che i grandi vasi utilizzati per contenere l’acqua, esposti in due lunghe file ai lati dello specchio luccicante, vanno quasi in secondo piano rispetto all’installazione. Sempre godendo dello splendido parco – costellato di padiglioni dedicati a bar e ristoranti di ottimo livello e teatro di proposte esperienziali dedicate all’arte culinaria – si raggiungono due spazi, uno concepito a doppio spalto, l’altro ad atelier, ove, finalmente, si entra in contatto con le mani degli artigiani che, all’opera, producono oggetti intrecciati, in ceramica, vetro, metallo, tessuto.

Giusto il tempo di una preziosa esposizione ambientata in quella che vuole essere la suggestione di una voliera specchiata, e si arriva alla quieta maestosità del Chiostro di Palladio – il canto gregoriano come colonna sonora – degna cornice per un gigantesco specchio cinetico che, ruotando silenzioso nello spazio segnato da una vasca d’acqua scura, gioca con i raggi del sole come una macchina di archimedea memoria arrivando a tratti a trafiggerti lo sguardo.

Tra chiostri e labirinti

Ma non si può percorrere l’antico convento benedettino senza passare dal Cenacolo palladiano, una volta dominato dalle “Nozze di Cana” del Veronese (ora al Louvre), qui rappresentate dal facsimile di Factum Arte (l’allestimento temporaneo per ora lo cela all’occhio del visitatore). L’occasione è data da oggetti candidi: sculture in carta di bianchi volatili veleggiano sopra la scalinata monumentale mentre preziosi manufatti campeggiano sul grande tavolo luminoso – una riproposizione dell’edizione 2024- che qui dialoga con una linea di luce verticale.

Un’ ultima sala è illuminata dagli sgargianti colori di oggetti in smalto, resina, vetro e plastica che trovano spazio su un doppio spalto ovale in dialogo con un soffitto in specchio e un tappeto ispirato alla teoria dei colori di Goethe ideato dalla curatrice.

Il Chiostro dei cipressi è occasione data agli artigiani/artisti per reinterpretare, col silenzio, il suono di 20 campane. Si transita così infine e quietamente al Labirinto di Borges, il grande spazio verde recuperato al favore del pubblico, dominato da un monumentale arazzo, ideato da Es Devlin e realizzato dalla tessitura Bonotto, che rappresenta la flora e la fauna in via d’estinzione delle nostre città e che meriterebbe un punto di vista dedicato per apprezzarne appieno la grandiosità. A corollario, il ricco programma dell’evento comprende molti momenti di workshop con gli artigiani, alcuni a pagamento, che permettono al pubblico un contatto diretto con i maestri e anche di mettersi alla prova con le proprie mani.

 

Autorialità e libertà

“An Island of Light” nella cornice unica di San Giorgio Maggiore, porta luce soprattutto sulla curatrice che coglie l’occasione per raccontare il lavoro delle mani dell’uomo (scandito in 15 tappe) utilizzando la sua visione, i suoi modi espressivi, le sue macchine sceniche, per ottenere lo stupore del colpo di teatro.

Il valore della creazione dei maestri artigiani rimane al centro, ma in qualche modo deriva dall’impostazione curatoriale. Forse il messaggio più attuale che si può cogliere è l’osservazione di Alberto Cavalli, direttore esecutivo della Michelangelo Foundation, “valorizzare i mestieri d’arte, il talento umano e la creatività significa difendere la nostra libertà”, affermazione diretta al mondo dell’Intelligenza artificiale che aleggia sull’isola come un convitato di pietra.

Per chi avesse ancora forza e tempo Homo Faber non finisce qui, ma prosegue in città. Casa Sanlorenzo, proprio accanto alla Basilica della Salute, propone le mostre “Ca’ Riflesso” di Artemest, dedicata ai maestri artigiani italiani, e “Fiat Lux di De Mains De Maîtres Luxembourg, con artisti dell’artigianato d’autore del Granducato.

Per tutto il mese di settembre sarà inoltre possibile visitare 130 realtà artigiane in città, dettagliate nella Homo Faber Guide. Ne scegliamo due come parte per il tutto. Alla Giudecca Fortuny, nei suoi affascinanti spazi, introduce la sua prima collezione di carte da parati, che riprendono i motivi dei famosi tessuti, realizzata in collaborazione con San Patrignano Casa D’Arte.

Alle Zattere lo Studio – Nadja Romain con Galleria Rossana Orlandi presenta “Dallo Sguardo al Segno”, la prima mostra personale a Venezia di Armand Louis, artista e designer svizzero e co-fondatore di Atelier Oï, che lavora sul vetro con una interessante installazione sonora in collaborazione con Studio Pase.

Immagine di copertina: A Full Moon Rising (©Sophia Bennett, courtesy Michelangelo Foundation)

“Homo Faber 2026: An Island of Light”

Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship (in partnership con Fondazione Giorgio Cini e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte)
1 settembre – 30 settembre 2026
Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Direzione artistica: Es Devlin | General Contractor: Marsilio Arte srl | Progetto esecutivo e coordinamento: apml architects Pedron/La Tegola | Landscape Design: Christiana Ruspa, Giardino Segreto | Lighting Design: Massimiliano Baldieri, Eleonora Grigoletto
Informazioni

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Tag: , , , , , , , Last modified: 1 Settembre 2026