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Quando si progettava il welfare: Pesaro ricorda Carlo Aymonino

Quando si progettava il welfare: Pesaro ricorda Carlo Aymonino
Nel centenario della nascita, una mostra (curata da Manuel Orazi e allestita da STARTT) viene dedicata ad un’esperienza pionieristica dell’urbanistica italiana. Occasione di riflessione sul rapporto tra disegno urbano e politica, nella storia e nell’attualità

 

PESARO. Carlo Aymonino nasce a Roma il 18 luglio 1926. Tra le (poche) iniziative promosse in occasione del centenario della sua nascita, la mostra “L’architettura del welfare a Pesaro. Il piano intercomunale e il Gruppo Architettura di Carlo Aymonino” – curata da Manuel Orazi presso la Chiesa del Suffragio della Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive – offre l’occasione di tornare su una delle esperienze, forse meno celebrate ma tra le più significative, della sua attività progettuale e teorica.

 

Rilettura critica di un’epoca

Visitabile fino al 1 novembre, la mostra ricostruisce attraverso pubblicazioni, disegni, fotografie, plastici, video e numerosi documenti d’archivio – in parte inediti, provenienti dall’Archivio Edilizia Privata del Comune di Pesaro, dall’Assessorato ai Lavori Pubblici e dall’Archivio Progetti IUAV di Venezia – una stagione in cui progetto urbano, architettura e politiche pubbliche riuscirono a convergere in una visione complessiva della pianificazione urbana.

Il titolo individua con precisione il focus presentato: non soltanto l’architettura di Aymonino, ma piuttosto la sperimentazione del progetto, urbano quanto architettonico, inteso come dispositivo del welfare urbano.

Fu a Pesaro, infatti, che, tra il 1969 e la metà degli anni Ottanta, prese forma una delle maggiori sperimentazioni del dibattito italiano sui “problemi della nuova dimensione”. Un’esperienza che, nonostante una limitata attenzione storiografica, consente oggi di rileggere il ruolo dell’iniziativa pubblica attraverso il rapporto tra pianificazione territoriale, servizi, infrastrutture e case.

La metà degli anni Sessanta coincise infatti con una fase del dibattito politico italiano in cui si cercò di riformulare le ipotesi alla base dello sviluppo urbano, definendo nuovi strumenti e obiettivi per riprogrammare la città. Tra queste, la concezione della “città-territorio” a cui anche Aymonino contribuì attraverso la ricerca teorica e progettuale, dall’esperimento didattico sul Centro Direzionale di Centocelle a Roma (1964) al suo libro “Origini e sviluppo della città moderna” (Marsilio, 1971).

Attraverso la progettualità di Aymonino, Pesaro rappresenta, in questo senso, un vero laboratorio di sperimentazione amministrativa, progettuale e teorica, di portata internazionale.

 

Ecco qua un altro pezzo di città

In quegli anni, la città di Pesaro fu investita dalla crescita dei settori meccanico e del mobile, tanto da richiedere una pianificazione adeguata e strumenti idonei alle caratteristiche territoriali, produttive e demografiche che stava assumendo. Fu incaricato Aymonino, che coordinò il Gruppo Architettura proveniente dallo IUAV – che riuniva, tra gli altri, Gianni Fabbri, Gianugo Polesello, Luciano Semerani, Raffaele Panella, Costantino Dardi – per lavorare all’ipotesi di un piano intercomunale.

Il Piano intercomunale di Pesaro, adottato nel 1969, fu il primo approvato in Italia e, attuato congiuntamente al Piano particolareggiato del centro storico, rappresenta un passaggio pionieristico nell’urbanistica nazionale. La contemporaneità dei due strumenti consentì di affrontare in modo unitario il centro e la periferia, il patrimonio storico e le nuove espansioni, i servizi e l’abitazione.
È qui che l’esperienza di Pesaro assume un significato che va oltre la storia locale.

Lontano dallo zoning modernista, il piano anticipò la stagione dei progetti urbani che caratterizzò il decennio successivo, attraverso la sperimentazione normativa e tipologica legata ai programmi di edilizia pubblica. I “pezzi di città” progettati a Pesaro dal Gruppo Architettura non furono concepiti come oggetti isolati, ma scuole, case, spazi pubblici e attrezzature divennero elementi attraverso cui l’architettura risultò in grado di programmare il territorio sovracomunale, sul piano urbano e architettonico.

Come ha osservato Filippo De Pieri nel catalogo della mostra “Carlo Aymonino. Fedeltà al tradimento” (Electa, 2021) – curata sempre da Orazi alla Triennale di Milano – Pesaro costituisce inoltre uno snodo importante nella vicenda professionale di Aymonino, collocandosi tra il suo rettorato allo IUAV (1974-1979) e l’assessorato per il centro storico del Comune di Roma (1980-1985). Su un livello diverso, il suo contributo non può essere separato dalla particolare stagione amministrativa che lo rese possibile, segnata dalla giunta di Marcello Stefanini e dalla crescita del PCI in città e nella provincia pesarese.

Il progetto urbano di Pesaro è dunque inseparabile da una cultura politica che si sviluppò sulla scia delle giunte rosse in tutta Italia, in cui la pianificazione della città fu posta al centro delle agende comunali. La mostra mira a restituire questa complessità, concentrandosi sui principali interventi realizzati. L’allestimento, progettato dallo studio STARTT, si apre con un modello urbano in terracotta. È organizzato attorno a uno spazio centrale delimitato da grandi tessuti, sui quali sono stampati i noti disegni del Campus di Pesaro, con la scritta “Ecco qua un altro pezzo di città”. Lateralmente, supporti espositivi orizzontali presentano schizzi, disegni, plastici, fotografie, libri e altra documentazione.

 

Progetti per scuole e case, infrastrutture urbane

Tra i progetti presentati, l’intervento di edilizia pubblica in via Mazza – oggi oggetto di una riqualificazione nell’ambito del Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare, anch’essa a cura di STARTT – la cosiddetta “casa-parcheggio”, realizzata tra il 1978 e il 1982 con Francesco Doglioni e Maria Luisa Tugnoli.

L’edificio occupa il vuoto lasciato dai bombardamenti nell’area adiacente a Palazzo Scattolari. Il piano dei garage, i corpi scala emergenti “a ciminiera”, e il ritmo dei sottili pilastri testimoniano una forte sperimentazione architettonica e tipologica. L’edilizia pubblica non è qui soltanto una risposta quantitativa al fabbisogno abitativo, ma si configura come un intervento definito in stretta relazione con il contesto urbano.

Ancora più evidente è questa ambizione nel Campus scolastico, progettato con Cesare Montanari e Tugnoli tra il 1970 e il 1984. Le tre scuole superiori sono organizzate in un complesso unitario, concepito come una vera attrezzatura per la città e collegato alla rete viaria provinciale. La scuola viene così sottratta alla condizione di edificio specializzato e diventa un’infrastruttura urbana, mettendo in relazione la tipologia, lo spazio pubblico e il territorio. Una ricerca che presenta significative consonanze con le contemporanee esperienze di Giancarlo De Carlo a Urbino.

A completare il sistema è il Centro direzionale Benelli, progettato con Fausto Battimelli. Campus, via Mazza e Centro Benelli furono ampiamente pubblicati anche all’estero, proprio per la loro capacità di tradurre la ricerca tipologica nella dimensione urbana. Rivederli oggi significa riaprire una questione che sembrava appartenere a una stagione conclusa: la possibilità di progettare la città attraverso la combinazione di piano, architettura e investimento pubblico.

È forse questo il principale merito della mostra. Più che celebrare Aymonino, l’esposizione invita a interrogarsi sulle condizioni che resero possibile quell’esperienza. Pesaro mostra come, in una fase di forte trasformazione economica e demografica, una città potesse dotarsi di alloggi, scuole, servizi e spazi pubblici attraverso una strategia capace di coniugare strumenti urbanistici e progetti architettonici, all’interno di un sistema di governo di iniziativa pubblica.

Oggi, al contrario, come sembra indicare anche il neo-approvato Piano Casa 2026, si favoriscono processi di finanziarizzazione piuttosto che il welfare pubblico, consolidando una concezione del patrimonio urbano orientata alla sola valorizzazione economica più che alla sua funzione sociale. In questo senso, riscoprire il caso di Pesaro significa non soltanto interrogarsi sugli strumenti con cui trasformiamo la città, ma anche sull’idea di società che intendiamo costruire attraverso il progetto urbano e di architettura.

Immagine di copertina: allestimento mostra “L’architettura del welfare a Pesaro. Il piano intercomunale e il Gruppo Architettura di Carlo Aymonino”, Pesaro, 2026 (courtesy STARTT)

 

“L’architettura del welfare a Pesaro. Il piano intercomunale e il Gruppo Architettura di Carlo Aymonino”

Comune di Pesaro e Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive
19 luglio – 1 novembre 2026
Chiesa del Suffragio, Pesaro
A cura di Manuel Orazi, allestimento: STARTT
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Tag: , , , , , , , , , , Last modified: 7 Settembre 2026