Una mostra a Bologna (curata da Claudia Manenti per la Fondazione Lercaro) ricostruisce il progetto culturale che tra anni Cinquanta e Sessanta ha ripensato il rapporto tra liturgia, architettura e città. Inaugurazione formale l’11 settembre, si può visitare fino al 4 novembre
BOLOGNA. A Bologna, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la costruzione di nuove chiese diventa un fertile terreno di sperimentazione per ripensare il rapporto tra liturgia, architettura e città.
Motore è l’episcopato di Giacomo Lercaro (1952-1968), che, per rispondere alla necessità di nuovi centri parrocchiali nella periferia cittadina, ha costituito l’Ufficio Nuove Chiese, deputato alla costruzione degli edifici, e il Centro di studio e informazione per l’architettura sacra, che è in pochi anni è diventato un fulcro di relazioni, ricerche e riflessioni su come coniugare l’architettura del Moderno con lo spirito della liturgia.
È questa particolare esperienza che “Dear Architect. Disegni e progetti per le chiese del cardinale Lercaro”, in programma al Museo Lercaro di Bologna dal 26 agosto al 4 novembre, invita a riscoprire. Curata da Claudia Manenti e organizzata dal Centro Studi per l’Architettura Sacra Cardinale Giacomo Lercaro, raccoglie materiali d’archivio, lettere, schizzi, fotografie e progetti per restituire non soltanto la storia di alcune architetture religiose, ma un più ampio progetto culturale, riportando al contempo alla luce una rete internazionale di architetti e un’esperienza ancora capace di interrogare il presente.
Quello di Lercaro fu infatti un modo inedito di affrontare la necessità di nuove chiese. Durante il suo episcopato bolognese, l’espansione urbana rendeva urgente la costruzione di nuovi centri parrocchiali. Ma l’emergenza quantitativa diventa presto l’occasione per una riflessione più ambiziosa: quale forma può assumere la Chiesa nella città moderna? E quale ruolo può avere l’architettura nel favorire una partecipazione più intensa della comunità?
Spazio della comunità
Per affrontare questa sfida Lercaro promuove la nascita di due strutture complementari. L’Ufficio Nuove Chiese segue la realizzazione dei nuovi edifici, mentre il Centro di studio e informazione per l’architettura sacra diventa un luogo di ricerca e confronto sul rapporto tra architettura contemporanea e liturgia.
È da questa doppia dimensione, operativa e culturale, che prende forma quello che può essere definito il laboratorio bolognese. La costruzione di una chiesa non viene più considerata esclusivamente come una questione edilizia: il progetto dello spazio liturgico diventa parte di una ricerca sul modo in cui la comunità può abitare e condividere il proprio spazio.
La stagione è particolarmente significativa perché si colloca nel pieno del rinnovamento che attraversa la Chiesa cattolica e precede il Concilio Vaticano II. A Bologna vengono così sperimentate soluzioni che cercano di avvicinare celebrante e fedeli, favorire la partecipazione e superare una concezione rigidamente gerarchica dello spazio sacro. L’architettura diventa, in questa prospettiva, uno degli strumenti attraverso cui verificare concretamente nuove forme di vita comunitaria.
Non si tratta quindi semplicemente di introdurre il linguaggio del Moderno negli edifici religiosi. La questione è più profonda: comprendere se e come una nuova concezione dello spazio possa accompagnare una trasformazione della liturgia e, contemporaneamente, contribuire a ricostruire legami sociali nella città che cambia.
Un dialogo con i protagonisti del Moderno
La dimensione internazionale di questa ricerca emerge con particolare evidenza nei materiali presentati dalla mostra. Lercaro entra in relazione con architetti che stanno ridefinendo il panorama dell’architettura contemporanea: Alvar Aalto, Marcel Breuer, Le Corbusier e Kenzo Tange, accanto a figure italiane come Giovanni Michelucci e Melchiorre Bega.
Lettere e schizzi permettono di seguire una storia fatta di incontri, richieste, discussioni e proposte progettuali. È una documentazione preziosa perché consente di guardare oltre gli edifici finiti e di entrare nel processo attraverso cui l’architettura religiosa viene discussa e immaginata.
Sedici architetture che raccontano Bologna
Al centro dell’esposizione vi è poi la concreta geografia delle trasformazioni bolognesi. Sono 16 i centri parrocchiali costruiti dall’Ufficio Nuove Chiese, dei quali vengono presentati progetti, fotografie e documenti d’archivio.
Guardare queste architetture nel loro insieme significa anche osservare la Bologna del secondo dopoguerra mentre si espande oltre il tessuto storico. Le nuove chiese accompagnano la formazione dei quartieri periferici e diventano, oltre che luoghi di culto, punti di riferimento per comunità appena costituite.
Per questo la mostra propone una lettura che intreccia storia dell’architettura e storia urbana. I disegni e le fotografie documentano gli edifici, ma raccontano anche la nascita di nuovi pezzi di città e il modo in cui le comunità hanno progressivamente costruito la propria identità intorno a questi luoghi.
Incontri per rileggere l’esperienza lercariana
Il percorso della mostra è accompagnato anche da appuntamenti che approfondiscono altrettante dimensioni dell’esperienza promossa da Lercaro. Il primo, il seminario “A messa figlioli! La pastorale liturgica tra pre e post Concilio Vaticano II”, organizzato il 26 agosto in collaborazione con l’Associazione Professori di Liturgia, ha affrontato il tema della trasformazione della liturgia e del suo rapporto con lo spazio architettonico.
L’11 settembre alle 17, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, è la volta di “Lercaro, Bologna e le chiese di periferia”, dedicato al rapporto tra l’azione del cardinale e la trasformazione urbana della città. L’incontro sarà seguito dall’inaugurazione ufficiale della mostra, alla presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi e di Matteo Lepore, sindaco di Bologna.
Infine, il 16 ottobre dalle ore 10, una giornata di studi approfondisce i rapporti tra Lercaro e gli architetti che hanno animato questa stagione. “Nel desiderio di aprirmi agli uomini migliori. Il cardinale Lercaro e gli architetti” riprende il titolo dalla frase dedicata ad Alvar Aalto e concentra l’attenzione sulla rete internazionale di relazioni che ha sostenuto il laboratorio bolognese.
Sono inoltre previste visite guidate, il 16 settembre e il 9 ottobre alle ore 18. Le iniziative sono aperte al pubblico. Associazioni, scuole e parrocchie possono inoltre concordare visite riservate contattando il Centro Studi per l’Architettura Sacra.
Immagine di copertina: la chiesa del Cuore immacolato di Maria (Giuseppe Vaccaro e Pier Luigi Nervi, 1957)
“Dear Architect. Disegni e progetti per le chiese del cardinale Lercaro”
Museo Lercaro
fino al 4 novembre 2026
Via Riva di Reno 57, Bologna
A cura di Claudia Manenti
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