Visit Sponsor

Scritto da: IN/ARCHitettura

Meno burocrazia, più legalità, più architettura

Se, di fronte a qualsiasi emergenza, si deve ricorrere a leggi speciali, vuol dire che il sistema non funziona. Sia, questa, l’occasione per lavorare a una vera semplificazione e razionalizzazione delle norme e a una condizione di omogeneità territoriale

Meno burocrazia, più legalità, più architettura

Meno burocrazia, più legalità, più architettura

 

Se, di fronte a qualsiasi emergenza, si deve ricorrere a leggi speciali, vuol dire che il sistema non funziona. Sia, questa, l’occasione per lavorare a una vera semplificazione e razionalizzazione delle norme e a una condizione di omogeneità territoriale

 

Si moltiplicano gli interventi e i commenti autorevoli, ma tenuti forse troppo in secondo piano, che mettono in relazione la situazione d’incertezza e crisi economica generata dall’emergenza sanitaria con un’espansione di disegni criminosi e mafiosi.

Alcuni giorni fa è intervenuto Giuseppe Pignatone; ora, dalle pagine di “Repubblica” in un’intervista, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Rhao dice: «Le mafie nascono come agenzie di servizi. Proliferano laddove lo Stato non c’è, arriva in ritardo, manca o fa comunque fatica a fare il proprio mestiere: attaccano disagio sociale e difficoltà economiche per costruire il consenso… Questo, dunque, è il tempo ideale per i mafiosi… i mafiosi sono per definizione veloci, non hanno burocrazia, hanno grandissima liquidità. E sanno che questo è il momento giusto per investire». E anche Pignatone diceva dalle pagine de “La Stampa” alcuni giorni or sono: «Non si tratta di rinunziare agli investimenti pubblici. Anzi, è necessario semplificare adempimenti e procedure per superare la paralisi burocratico-amministrativa che ingessa il Paese, spalancando così le porte alla corruzione e all’illegalità». Dunque, un’interpretazione univoca, da parte di profondi conoscitori della materia, che fa riflettere con un’attenzione nuova e differente in merito al problema da sempre discusso ma mai affrontato concretamente della semplificazione normativa.

Tutti i settori sono colpiti dalla ragnatela degli adempimenti spesso ripetuti e contraddittori fra loro, che quasi sempre fanno sì che sia maggiore lo sforzo da assegnare al lavoro necessario alle procedure rispetto agli obiettivi dei progetti. C’è di più: il sistema è così viscoso che blocca le finalità stesse, quasi sempre sacrosante, delle leggi. Dunque perdono tutti, ma qualcuno invece vince, come segnalano Cafiero e Pignatone. Il settore delle costruzioni è particolarmente colpito da questo sistema intricato di norme e regolamenti che si modificano poi di Regione in Regione, e spesso hanno interpretazioni differenti da Comune a Comune. È un settore più colpito perché non si tratta di processi industrializzati per i quali, una volta completato, il percorso autorizzativo non si ripete: per il settore edilizio, ogni nuovo progetto da realizzare è un prototipo e, dunque, si riparte sempre da zero.

Osserviamo la cosa da un’altra ottica. Ci lagniamo a tutti i livelli del processo di delocalizzazione verso l’estero e verso i paradisi fiscali (che noi comuni mortali scopriamo essere anche interni alla Comunità europea) delle attività e delle produzioni, ma intanto nulla riusciamo a fare realmente per rendere più “facile” la nostra vita e sbloccare la situazione. Non intendo affermare che occorra una deregulation totale ed una situazione di lassez faire, ma un impegno totale per una vera semplificazione e razionalizzazione delle norme e una condizione di omogeneità territoriale nel nostro Paese, è assolutamente necessaria e non più rinviabile.

La politica deve assumere questo compito ma tutti si devono impegnare, ogni rappresentanza imprenditoriale, professionale o sociale, non ultimi i cittadini “semplici” vessati anch’essi da un profluvio di norme spesso incomprensibili e anacronistiche. È facile in tal senso constatare che, ogni qualvolta si presenti un’emergenza, si chiami terremoto, alluvione, frane, Ponte Morandi oppure Covid-19, si deve ricorrere a leggi speciali che eliminino le “strozzature” che rallentano se non bloccano gli interventi. Se bisogna agire così sempre, significa semplicemente che il sistema non funziona e va cambiato.

In una situazione più “rispettosa” della certezza del diritto, forse si libererebbero tempo e risorse per offrire spazio a temi che a noi architetti stanno a cuore, ma che sono al centro dell’interesse collettivo: la qualità dell’architettura, dell’ambiente costruito, la qualità dello spazio urbano privato e pubblico. Il Covid-19 dunque ci offre altri elementi per ragionare, questa volta estesi a tutto il territorio nazionale; ma ciò che inquieta sono gli interventi degli esperti che citavo all’inizio. In questo tempo di emergenza sanitaria sembra essere tornato, almeno questo per fortuna, il tempo delle competenze e del credito alle persone esperte delle materie che studiano: tutti in questi giorni pendiamo dalle loro labbra. Ecco, anche Pignatone e Cafiero lo sono e, dunque, è bene dare peso alle loro parole e agire.

 

Immagine di copertina: Photo by Manolo Chrétien on Unsplash

Autore

(Visited 6 times, 1 visits today)
Share
Tag: , Last modified: 17 Giugno 2026