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Scritto da: Mosaico Reviews

Arca, teatro, barca: la parata galleggiante sul lago di Mantova

Arca, teatro, barca: la parata galleggiante sul lago di Mantova
La grande festa di Mantovarchitettura, un sabato sera al tramonto: l’arca-teatro in legno, autocostruita, salpa da Porto Catena e, accompagnata, si muove verso Palazzo Ducale. Un dialogo con la città raccontato da una studentessa del Campus del Politecnico

 

MANTOVA. Nel ricco programma di mostre di Mantovarchitettura, uno degli eventi più attesi è – ormai una tradizione – la parata architettonica. Prevista per venerdì 13 giugno, l’evento è stato spostato di 24 ore per motivi di sicurezza connessi ad un incendio in un’area industriale non lontana. Ma nulla ha fermato l’entusiasmo e la passione di chi ha costruito, con le sue mani, un elemento architettonico evocativo e affascinante, varandolo per un viaggio verso Palazzo Ducale, alle luci del tramonto. Giulia Cocozzello, studente del Polo di Mantova del Politecnico di Milano, ci racconta l’esperienza, grazie alle foto scattate da Abel Getachew Assefa.

 

In occasione dell’edizione dedicata al tema Architettura e cambiamento climatico, studentesse, studenti e docenti del Polo di Mantova del Politecnico di Milano hanno realizzato, attraverso un workshop, l’arca-teatro: un padiglione galleggiante pensato per guidare una manifestazione aperta e partecipata.

Il suo viaggio sul Lago Inferiore ha riunito architettura, musica e vita collettiva, reinterpretando in forma contemporanea la tradizione mantovana delle feste sull’acqua. “Per noi studenti è stata una soddisfazione immensa vedere prendere forma un progetto pensato, sviluppato e realizzato con le nostre mani. Questa esperienza ci ha fatto comprendere quanto l’architettura possa andare oltre la semplice definizione di uno spazio fisico, diventando uno strumento per creare connessioni, rafforzare il senso di comunità e dare vita a un’identità condivisa”, racconta Giorgia Ferretti, tutor del workshop Living Lab e studentessa del corso di Laurea magistrale in Architectural Design and History presso il Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano.

Una bellissima tradizione

Da studentessa che partecipa alla parata architettonica fin dalla sua prima edizione, nel 2024, ho potuto osservare come questo appuntamento sia diventato molto più di un semplice evento conclusivo: una consuetudine che scandisce la vita del Polo e coinvolge giovani provenienti da città, percorsi formativi e paesi diversi.

Ogni anno ha affrontato un argomento specifico, traducendolo in installazioni temporanee capaci di attraversare Mantova e confrontarsi con i suoi luoghi. La prima parata, dedicata al tema L’arte del fare, aveva come protagonista un osservatore silenzioso, una microarchitettura itinerante realizzata all’interno del Polo di Mantova. Partita dall’università, la struttura aveva accompagnato studenti e partecipanti fino a piazza Sordello, percorrendo il centro storico e misurandosi con alcuni degli edifici più significativi della città. Il suo movimento trasformava la passeggiata in un’opportunità per osservare Mantova da un punto di vista diverso e mettere in relazione un piccolo intervento contemporaneo con il patrimonio esistente.

Nel 2025, il tema Architettura e conflitto era stato interpretato attraverso una serie di dispositivi ispirati alle macchine belliche medievali, trasformati e riletti in chiave liberatoria. Realizzate nell’ex chiesa di San Cristoforo, le strutture avevano percorso la Via del Principe, guidando infine il corteo verso gli spazi dell’università. Anche in quel caso, l’itinerario urbano non costituiva soltanto uno spostamento, ma diventava parte integrante dell’opera e del suo significato.

L’edizione 2026, dedicata al cambiamento climatico, ha introdotto una configurazione inedita e una diversa modalità di attraversamento del contesto urbano. L’arca-teatro richiama simbolicamente la consapevolezza che disponiamo di un unico pianeta e che le conseguenze delle trasformazioni climatiche coinvolgono tutti, senza distinzioni.

La sua presenza sull’acqua rende immediato il messaggio di una responsabilità comune: siamo, idealmente, tutti sulla stessa barca. L’opera propone inoltre una riflessione sulla permanenza dei valori fondamentali dell’architettura in un’epoca segnata da profonde trasformazioni ambientali. Riparo e palcoscenico allo stesso tempo, l’arca-teatro riunisce due funzioni complementari: proteggere e accogliere, ma anche mostrare, comunicare e favorire la partecipazione. Il padiglione diventa così una metafora dell’architettura come luogo di relazione e responsabilità condivisa.

 

L’arca-teatro e il dialogo con la città

Uno degli aspetti più rilevanti dell’iniziativa è il confronto con Mantova. Quest’anno l’arca-teatro è stata costruita a Porto Catena, luogo profondamente legato alla storia urbana, per poi navigare sulle acque del lago e raggiungere l’area antistante Palazzo Ducale.

Il tragitto ha trasformato l’opera in un organismo mobile, in grado di connettere paesaggio, patrimonio storico e vita contemporanea. Il continuo rispecchiamento tra l’arca, la città e il paesaggio lacustre ha riportato l’attenzione sul legame originario tra Mantova e le sue acque. Una relazione che attraversa il mito di fondazione della città, la storia della sua architettura e il modo in cui il territorio potrebbe affrontare le trasformazioni future. Da questo punto di vista, il lago non ha costituito un semplice sfondo scenografico, ma una parte essenziale del progetto e del suo significato.

Osservare l’arca-teatro muoversi sull’acqua ha restituito un’immagine inedita di luoghi spesso percepiti come immutabili. Per noi studenti è stata una lezione concreta sul ruolo della progettazione come strumento di interpretazione e trasformazione dello spazio: anche un intervento di scala contenuta può modificare la percezione di un ambiente, attivare relazioni e invitare a leggere la città da prospettive inconsuete.

Dietro le quinte della costruzione

Dietro il carattere festoso dell’evento si cela un intenso lavoro di progettazione e realizzazione, che ha impegnato studenti, tutor, tecnici e docenti per diverse settimane. L’arca-teatro, protagonista dell’appuntamento del 2026, è l’esito del workshop Living Lab, curato da Elisa Boeri, Luca Cardani e Carlo Peraboni. Il percorso ha preso avvio con un concorso di idee, attraverso il quale gli studenti sono stati coinvolti nella definizione degli elementi simbolici e figurativi dell’opera. Nei primi giorni di giugno si è quindi passati alla fase esecutiva, durante la quale il contributo di falegnami e professionisti è stato fondamentale per affiancare i partecipanti nelle lavorazioni più complesse.

Il padiglione presenta una struttura in legno lamellare, rivestita con pannelli multistrato di pioppo e collocata su una piattaforma galleggiante sostenuta da pontoni. La scelta del legno ha permesso di coniugare leggerezza, resistenza e facilità di assemblaggio, rendendo possibile la costruzione di un manufatto capace di muoversi sull’acqua. Le attività si sono svolte inizialmente nella falegnameria Mori Legnami a Porto Mantovano, dove gli studenti, suddivisi in gruppi, hanno predisposto le diverse parti della struttura. Ogni pannello è stato registrato all’interno di un abaco, numerato e lavorato in modo da garantirne il corretto montaggio: un procedimento indispensabile per un manufatto composto da centinaia di componenti.

Conclusa la prefabbricazione, i vari elementi sono stati trasportati a Porto Catena, sede scelta per il cantiere e il varo. Qui l’arca-teatro ha gradualmente assunto la propria configurazione definitiva: dapprima è stata montata l’ossatura portante, successivamente sono stati collocati i pannelli e, infine, le gradonate e il pavimento. Parallelamente, le squadre coordinate dai tutor si sono occupate dei pinnacoli e degli apparati grafici dell’allestimento finale. La moltiplicazione dei pinnacoli e delle aperture sulla copertura rende omaggio all’architettura intesa come opera condivisa e alla costruzione come rito corale. Il cantiere si è trasformato così in un ambiente di apprendimento comune, nel quale l’idea progettuale è passata dal disegno alla sua concretizzazione.

L’esperienza ha consentito agli studenti di confrontarsi con un momento del processo spesso distante dalla quotidianità accademica. Assistere alla nascita di un’opera attraverso l’impegno comune ha dimostrato come la qualità di un progetto non dipenda esclusivamente dall’intuizione iniziale, ma anche dalla capacità di tradurla in realtà.

 

All Together Now: un’esperienza collettiva

Per chi oggi studia architettura, gran parte del percorso formativo si sviluppa tra schermi, modelli virtuali e rappresentazioni sempre più sofisticate. Si tratta di strumenti indispensabili, che tuttavia possono talvolta allontanare dalla dimensione concreta e materiale del fare progettuale. Iniziative come la parata assumono, per questa ragione, un valore particolare. La realizzazione dell’arca-teatro ha riportato al centro il contatto con la materia, il confronto con gli imprevisti del cantiere e la necessità di cooperare per raggiungere un obiettivo comune.

Anche l’organizzazione degli spazi traduce questa dimensione comunitaria. L’interno, raccolto e conformato come una capanna, accoglie i gesti fondamentali dell’abitare collettivo: riunirsi, riconoscersi e ritrovarsi. All’esterno, la tribuna si apre invece alla vita pubblica e alla sua rappresentazione, trasformando il padiglione in un dispositivo di incontro e partecipazione. La dimensione protettiva dell’interno e quella corale dell’esterno diventano così due modi complementari di intendere l’architettura.

Il motto All Together Now, scelto per quest’anno, sintetizza lo spirito dell’iniziativa. Da un lato richiama la responsabilità condivisa di fronte alle sfide contemporanee, evocando l’idea di un cammino comune che richiede partecipazione e collaborazione; dall’altro ribadisce che l’architettura è, prima di tutto, il risultato di un impegno corale. Un processo fondato sull’incontro tra persone, competenze e comunità differenti, capace di generare non soltanto spazi, ma anche legami.

Questo articolo è redatto e pubblicato nell’ambito di una collaborazione tra ilgiornaledellarchitettura.com e il Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano il cui obiettivo è lo sviluppo e la sperimentazione di forme di comunicazione nel campo dell’architettura e del progetto da parte di docenti, studentesse, studenti, neo-laureate/laureati e giovani ricercatrici e ricercatori.

Immagine di copertina: uno scatto della Parata di Mantovarchitettura 2026. Questa foto come tutte, quelle del servizio fotografico che accompagna questo articolo, è scattata da Abel Getachew Assefa, ricercatore presso l’UNESCO Research Lab e Teaching Assistant presso il Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano

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Tag: , , , , , , , , Last modified: 15 Giugno 2026